FALLIMENTO IMPERIA CALCIO. A PROCESSO MONTALI E PAPARELLA. IN AULA LA RICOSTRUZIONE DEL CRACK:”LA GESTIONE DELLA SQUADRA…”/L’UDIENZA

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Si è aperto questa mattina in tribunale a Imperia il processo che vede imputati Gianfranco Montali e Bruno Paparella per il fallimento dell’US Imperia Calcio 1923, nel 2009. Davanti al collegio presieduto dal giudice Donatella Aschero, sono sfilati due testimoni chiave dell’accusa, il commercialista Giuseppe Musso, curatore fallimentare dell’Us Imperia Calcio, e Gino Marzola, Maresciallo della Guardia di Finanza che condusse le verifiche contabili sulla società.

GIUSEPPE MUSSO

“Bruno Paparella a mio modo di vedere è la classica persona che si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ha gestito l’Imperia sino al fallimento, io l’ho definito un prestanome, una testa di legno. Quando è stato nominato amministratore unico, l’Imperia non esisteva già più. Gianfranco Montali? Era l’amministratore di fatto della società, anche se era solo socio e non ha mai ricoperto ruolo interni all’Imperia. Era certamente più in grado lui che il figlio Alessandro, amministratore unico per diversi anni, di fornire spiegazioni dettagliate sulla società.

Le cause del fallimento? Impossibile ricostruire una situazione veritiera. Sino al 2006 la contabilità della società esiste, anche se presentata molto in ritardo. C’erano già grandi perdite, in quanto la gestione della squadra di calcio comportava costi insostenibili sia per la società che per gli sponsor che per l’intera città. Dal 2006 in poi, non ho più ricevuto bilanci. E’ stato molto difficile ricostruire i movimenti finanziari dell’Imperia. A conti fatti, al momento del fallimento figurava un passivo di 150 mila euro per quel che concerne i creditori normali e 1 milione e 600 mila euro di passivo con Equitalia.

La contabilità presentata dalla società era inattendibile, il quadro patrimoniale scollato. Ci fu poi un episodio particolare su cui mi sono soffermato a lungo. L’acquisto da parte di Alessandro Montali di un immobile sito a Porto Maurizio, poi rivenduto all’Imperia Calcio per 85 mila euro. Subito dopo l’atto notarile di acquisto, l’immobile venne rivalutato 120 mila euro e successivamente rivenduto per una cifra pari a 175 mila euro. Probabilmente un’operazione per coprire le perdite del bilancio”.

GINO MARZOLA

“Mi occupai della verifica dei conti dell’Imperia Calcio dal gennaio all’agosto del 2007. Riscontrammo svariate irregolarità.  Per i periodi di imposta dal 2003 al 2004, la società non presentò alcuna dichiarazione dei redditi, risultando dunque come evasore totale. Per quanto concerne gli anni dal 2005 al 2007, riscontrammo gravi irregolarità, movimentazioni non registrate sui libri contabili, la mancata indicazione delle modalità di pagamento e riscossione sullo stato patrimoniale, pagamenti che non trovavano spiegazione in alcuna operazione commerciale.

A esclusione del contributo del Comune di Imperia, gli incassi ogni anno erano superiori, e di molto, alle fatture. Nel 2007 trovammo tutte le scritture contabili in bianco. I bilanci non vennero mai depositati in Camera di Commercio sino al 2005, mentre nel 2006 non vennero neanche approntati. 

Riscontrammo il superamento dei limiti di evasione per quanto concerne Iva e imposte dirette. Sentimmo inoltre molti giocatori per fare chiarezza sui pagamenti in nero degli stipendi. Furono parecchi quelli che raccontarono di aver ricevuto i soldi in nero direttamente da Gianfranco Montali”.