DA IMPERIA A MIAMI. A SOLI 27 ANNI DAVIDE MELA È JUNIOR PROJECT MANAGER PER UN’AZIENDA LEADER NELLE COSTRUZIONI:”SPERO SIA L’INIZIO DI UN SOGNO”/LA STORIA

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A soli 27 anni è Junior Project Manager per una grande azienda di costruzioni in Florida, a Miami. Parliamo di Davide Mela, un giovane imperiese che, dopo aver studiato nella sua città natale e a Milano, ha continuato la sua formazione negli Stati Uniti, dove ora lavora ed è felicemente sposato.

Una storia ricca di successi e soddisfazioni, grazie a impegno, intraprendenza e voglia di imparare, che può essere di stimolo ai ragazzi che si affacciano ora al mondo del lavoro.

COSA SIGNIFICA ESSERE “JUNIOR PROJECT MANAGER” PER CHI NON È DEL MESTIERE?

Essere Junior Project Manager significa supportare il Senior Project Manager con la gestione del progetto. I miei compiti sono coordinare il nostro team in cantiere, controllare lo stato di avanzamento del progetto ed il programma dei lavori. Fa parte del mio ruolo anche coordinare i nostri fornitori, accertandomi che ci forniscano i vari materiali secondo il nostro programma. Inoltre, aiutare il Senior Project Manager a tracciare il bilancio del progetto, curare la relazione tra la nostra azienda ed i clienti. L’azienda per cui lavoro è la Permasteelisa North America, la quale fa parte di Permasteelisa Group, il cui quartier generale è in Italia a Vittorio Veneto, ed è il leader mondiale nella progettazione, gestione del progetto, produzione e installazione di involucri architettonici degli edifici e di sistemi per gli interni, con sedi in più di 30 nazioni del mondo”.

PER ARRIVARE A RICOPRIRE QUESTO RUOLO È STATA ESSENZIALE LA TUA CURIOSITÀ. RACCONTACI.

“Sì, in effetti il mio ruolo ufficiale è ingegnere strutturista, ma da un po’ più di un anno sto lavorando in cantiere come Junior project manager per uno dei nostri progetti a Miami, il “Miami Surf Club”. Un anno e mezzo fa circa, stavo lavorando in cantiere come Project Engineer, quando il Senior Project Manager, vedendomi sempre incuriosito dai suoi compiti, mi chiese se avessi voglia di una nuova sfida, aiutarlo con la gestione del progetto. Tale compito mi ha sempre interessato molto, sono quindi stato entusiasta di accettare la sua proposta”.

QUAL È IL PROGETTO PIÙ IMPEGNATIVO CHE HAI AFFRONTATO?

“Il progetto più impegnativo è per me anche quello più soddisfacente, ossia proprio il Miami Surf Club. Questo progetto è stato estremamente complicato, sia dal punto di vista ingegneristico che gestionale. A causa degli uragani la progettazione delle facciate vetrate a Miami è estremamente impegnativa. Tutte le nostre unità sono state progettate custom/ad hoc per soddisfare le richieste dell’architetto e del nostro cliente”.

LA DIFFERENZA TRA LAVORARE IN AMERICA E LAVORARE IN ITALIA?

“Premettendo che, essendomi trasferito a Miami subito dopo la laurea, la mia esperienza lavorativa in Italia è praticamente nulla, posso individuare delle differenze comparando il mio percorso con quello degli amici rimasti in Italia. Innanzitutto, in America se si ha un buon curriculum accademico, il salario da nuovo assunto senza esperienza lavorativa è molto competitivo e mi ha permesso di essere ben presto economicamente indipendente. Sin dal primo mese sono stato in grado di pagare l’affitto, la macchina nuova e tutte le svariate spese che ogni giovane deve sostenere all’inizio della sua carriera. In secondo luogo, se fai del tuo meglio qui vieni premiato. Le promozioni non sono un lontano miraggio come in Italia. Personalmente odio sentirmi “bloccato”. Spesso dai racconti dei miei coetanei rimasti emerge la sensazione di non poter aspirare a qualcosa in più che il semplice “tirare avanti a campare”. D’altro canto, in America il contratto a tempo indeterminato non esiste: se non lavori con impegno il rischio di essere licenziato è più elevato. Inoltre, i giorni di vacanza sono molti meno. Il primo anno ne avevo 12 (giorni per malattia inclusi). Se hai la febbre vai a lavorare a meno che non vuoi perdere giorni di vacanza. Ora ne ho 22, ma è una rarità negli Stati Uniti”.

E INVECE L’ESPERIENZA ACCADEMICA NEGLI STATI UNITI COM’È STATA?

“L’esperienza accademica mi e’ piaciuta tantissimo.  Il campus dell’Università di Miami è pazzesco, tutto è esattamente come nei film. In generale, lo spirito è più rilassato. Il periodo di stress più elevato è naturalmente durante gli esami, ma avere amache connesse a bellissime palme davanti alla biblioteca sulle quali fare un pisolino aiuta molto. I corsi sono più pratici, molto più vicini al mondo del lavoro e ti fanno da fare un sacco di compiti a casa come da noi alle superiori. Devo dire, però, che la preparazione teorica dell’università italiana mi ha aiutato tantissimo, ne vado molto fiero. Lo sport qui è estremamente importante. Gli atleti hanno borse di studio e le università fanno a gara per avere i più bravi nelle loro squadre. Certe volte penso che se avessi fatto l’università qui avrei potuto continuare a giocare a pallanuoto. Bisogna dire, però, che negli Stati Uniti le tasse accademiche sono carissime. Per fortuna ci sono molte borse di studio, ma bisogna meritarsele. Ultima cosa, non per importanza, proprio all’università ho conosciuto la mia attuale moglie, Vanessa, di Miami”.

COME HAI TROVATO LAVORO? È STATO DIFFICILE?

“Trovare lavoro a Miami è estremamente facile per un cittadino americano. Il mercato del lavoro è molto dinamico ed offre numerosissime opportunità a confronto con il mercato del lavoro italiano. Purtroppo se non si è in possesso del passaporto americano il gioco diventa molto più difficile. I visti di lavoro non sono facili da ottenere e devono essere sponsorizzati dal proprio datore di lavoro. Per questo, aver studiato negli Stati Uniti è estremamente utile. Personalmente sono stato molto fortunato ed ho trovato esattamente quello che cercavo. All’inizio è stata dura ottenere il visto, la mia famiglia e Vanessa mi hanno aiutato tantissimo in questo. Toccando ferro, per ora, non ho avuto grosse delusioni, come ho già detto mi considero estremamente fortunato. Spero che se e quando fallirò, sarò in grado di imparare dalla mia caduta senza deprimermi in modo tale da non ripeterla. In questo senso il mio passato da sportivo ad Imperia mi aiuta molto”.

COSA TI MANCA DI IMPERIA?

“Mi mancano la mia famiglia e i miei amici di sempre. Mi manca vivere sul mare e allo stesso tempo essere in grado di andare a sciare in poco più di un’ora. Mi mancano la neve e le montagne. Mi mancano le stagioni. Mi manca il nostro cibo, anche se la pizza è più buona a Miami che ad Imperia, perchè ci sono molte pizzerie napoletane autentiche. Mi mancano le nostre regioni e loro differenti tradizioni, la nostra cultura. Mi manca quasi tutto dell’Italia, più vedo il mondo e più mi rendo conto che è il paese più bello. Purtroppo però non credo sia un paese a misura dei giovani ed i loro sogni e questo mi rende estremamente triste. Miami è enorme, estremamente internazionale, ci sono persone da tutte le parti del mondo. C’è sempre qualcosa da fare, un nuovo ristorante da provare, un concerto, un festival, una partita di basket, baseball, football americano. Non ci si può annoiare. La natura è meravigliosa. Il clima è pazzo, fa caldo tutto l’anno, le stagioni non esistono e la giacca non serve mai.A Miami si va al mare tutto l’anno, le spiagge sono infinite. Imperia è molto più tranquilla, sicuramente un po’ più “noiosa”, ma mi manca moltissimo. Qui per andare a sciare bisogna prendere un aereo. Mi mancano le colline e i panorami liguri. In ogni caso consiglierei a tutti di fare un’esperienza all’estero per allargare i propri orizzonti”.

A COSA ASPIRI NELLA VITA?

“Mi piace pensare che ciò che faccio ora sia l’inizio del sognoLa mia aspirazione è costruire una bella famiglia come mi hanno insegnato i miei genitori e miei nonni, essere un buon marito ed un grande papà un giorno, se Dio vorrà. Dal punto di vista lavorativo non voglio pormi limiti, mi piacerebbe continuare a lavorare nel campo delle costruzioni ed avere posizioni di responsabilità in progetti sempre più entusiasmanti, a Miami, negli Stati Uniti e nel mondo (adesso sto davvero sognando!)“.