TRIORA. ALLA SCOPERTA DELLA MISTERIOSA CHIESA DI SAN BERNARDINO CON IL DOTT. ALESSANDRO GIACOBBE/I DETTAGLI

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Il Dott. Alessandro Giacobbe Professore all’Accademia delle Belle Arti di Sanremo e profondo conoscitore dei luoghi ci accompagna sull’Alta Via dei Monti Liguri.

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Triora. Il Dott. Alessandro Giacobbe Professore all’Accademia delle Belle Arti di Sanremo e profondo conoscitore dei luoghi ci accompagna sull’Alta Via dei Monti Liguri per visitare un autentico scrigno del nostro immenso patrimonio artistico: la Chiesa di San Bernardino di Triora.

L’edificio fu eretto agli inizi del 1400 in posizione strategica, lungo la via dei pellegrini che dall’Italia raggiungevano la Provenza ed Avignone. Fu dedicato alla figura di San Bernardino, che proprio in quel periodo predicava lungo le strade dell’Italia e della Liguria, per pacificare una popolazione inquieta e molto bellicosa. Bernardino da Siena apparteneva all’Ordine dei Francescani e le sue predicazioni furono così importanti per lo spirito di conciliazione e di rinnovamento della vita religiosa dei comuni appena sorti, che il Papa Niccolò V lo proclamò Santo nel 1450. La Chiesa presenta, al suo interno, pregevoli affreschi quattrocenteschi di scuola toscana, che raffigurano eretici, demoni e figure umane irreali e smaterializzate.  

“San Bernardino – spiega il dottor Giacobbe – nei primi anni del 400 ha predicato anche a Triora che all’epoca era un centro di notevole importanza dell’entroterra ligure e caposaldo delle Repubblica di Genova. San Bernardino lascia un segno talmente importante nella popolazione del posto, che decise di dedicargli un edificio sacro. La Chiesa si trova fuori dal centro abitato, ma lungo una via importantissima, che è quella dei pellegrini che dal mare volevano raggiungere i paesi montanti all’interno della Francia e della Pianura Padana. Il Portico, posto all’esterno dell’edificio religioso, aveva quindi una funzione di punto di sosta e di riparo per i viandanti. All’interno si trova un sistema altamente complesso di dipinti murali. Le scene cicliche molto forti e di grandi dimensioni, hanno come sfondo il tema del giudizio universale e sono in pratica un ammaestramento per la popolazione. L’intenzione era quella di colpire l’immaginario collettivo con visioni e ammonimenti molto crudi.

Teniamo conto che l’inizio del ‘400 è stato un periodo storico particolarmente turbolento. Era in corso lo Scisma d’Occidente, con Papi avignonesi e romani, mentre le comunità locali si trovavano divise in fazioni che generavano feroci guerre per il proprio predominio. San Bernardino da Siena, nel solco della tradizione francescana era intenzionato ad attenuare queste tensioni cercando di collocare tutti sullo stesso piano. Da qui la spiegazione delle suggestive raffigurazioni dei confratelli con le cappe, tutti uguali e non riconoscibili.

Rappresentano delle figure atone, in un viaggio eterno, dissolte dal corpo e non hanno più alcun contatto con il mondo terreno. Se poi consideriamo la circostanza che questi dipinti erano osservabili dai nostri antenati solamente a lume di candela l’effetto ottico e di avvertimento era sicuramente molto incisivo. I recenti restauri hanno diligentemente conservato questi preziosi dipinti, ma, proprio per la loro particolare natura e ambientazione i visitatori di oggi potrebbero trarne un interesse ancora maggiore se queste preziosità fossero meglio conosciute unitamente alle altre numerose meraviglie che l’entroterra ligure ci offre e che a volte disconosciamo”. Foto di Christian Flammia.

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