IMPERIA PERDE UN PEZZO DI STORIA. DOPO 60 ANNI CHIUDE IL CALZOLAIO CARMELO A CASTELVECCHIO:”NEGLI ANNI 80 LOTTAVO PER SALVARE I RAGAZZI DALLA STRADA”/LA STORIA

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Dopo 60 anni di attività, chiude a Castelvecchio, all’angolo tra via Garessio e via Giusti, il negozio del calzolaio Carmine Cetrulo, conosciuto da tutti come Carmelo.

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Imperia perde un altro pezzo di storia. Dopo 57 anni di attività, chiude a Castelvecchio, all’angolo tra via Garessio e via Giusti, il negozio del calzolaio Carmine Cetrulo, conosciuto da tutti come Carmelo. Oltre per il suo lavoro, Carmelo, è noto in tutto il quartiere per essere stato il punto di riferimento di intere generazioni, specialmente durante gli anni 80, quando la droga rovinava la vita di moltissimi giovani.

Ora Carmelo ha 75 anni e per diversi motivi ha deciso di abbassare le serrande del suo negozio, con grande amarezza, ma porterà sempre nel cuore i ricordi che ha collezionato negli anni partecipando in prima persona alla vita del quartiere.

Con le lacrime agli occhi, Carmelo mostra le foto dei ragazzi che faceva giocare a calcio, appese in tutto il negozio, e racconta la sua storia: “Ho aperto l’attività nel 1960, inoltre nei tre anni precedenti feci un periodo di apprendistato a Quaglietta, piccolo paesino campano, presso Onofrio Avena, quindi sono passati ben 60 anni da quando ho iniziato questo mestiere. Ho visto cambiare la città, il quartiere, le persone. Adesso è arrivato il momento di chiudere. Un po’ per l’età, un po’ per le tasse sempre più alte e un po’ per il lavoro che è sempre menoI miei figli fanno altri mestieri e non continueranno l’attività. La manifattura infatti è molto più cara di ciò che offre il grande commercio e non possiamo fare concorrenza. 

A questo posto sono particolarmente legato – continua – perchè è stato sempre un punto di riferimento per tutti i ragazzi del quartiere e delle case popolari. Negli anni 80 la droga era diffusa e per provare a salvarli cercavo di farli divertire con lo sport. Insieme a Attilio Schivo e ad altre persone della parrocchia della Sacra Famiglia, organizzavamo attività per i giovani, tutti dell’età dei miei figli, come partite di calcio e bocce, tornei e feste. Li portavo nel mio negozio, e spesso venivano a mangiare a casa nostra. Sono sposato con mia moglie dal 68 e abbiamo visto crescere insieme questi giovani. Una volta avevamo organizzato addirittura una festa rionale che è durata 5 giorni, non la scorderò mai.

Il 31 marzo chiudo questo negozio – conclude – sebbene non sia facile per me, ma continuerò a seguire la vita di questo quartiere, dato che vivo qui a due passi. Recentemente si sente tanto parlare dei migranti, ma a me non danno fastidio. Per questo non firmerò la petizione per spostare il centro di accoglienza”.

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