IMPERIA. LA 36ENNE RACHELE SONNINO ALLA TRANSATLANTIC WAY RACE IRLANDESE, LA GARA DI BICI “ESTREMA”:”MI SONO DOVUTA RITIRARE PERCHÈ…”/IL RACCONTO

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Una gara di bici “estrema”. Parliamo della Transatlantic Way Race, una competizione ciclistica di 2.500 km che attraversa tutta l`Irlanda da Dublino a Cork, da percorrere in totale autonomia.

La 36enne Rachele Sonnino, che da oltre 8 anni vive e lavora a Imperia come fisioterapista, con un passato nello Sci nazionale, ha partecipato alla gara tra l’8 e il 13 giugno, affrontando prove durissime. A metà della corsa, dopo 1.200 km percorsi, Rachele si è dovuta fermare per problemi di salute, ma torna a casa con una grande esperienza in più.

PERCHÈ HAI DECISO DI PARTECIPARE ALLA TRANSATLANTIC WAY RACE?

“Sono stata nello Sci nazionale per tanti anni. Ho smesso perché sono stata operata alle ginocchia. Mi ero data quindi alla corsa, ma anche questo mi ha dato molti problemi, sono stata rioperata alle ginocchia e mi hanno ricostruito il crociato. Adesso mi sono buttata sul ciclismo. Vivo a Imperia da 8 anni e faccio la fisioterapista. Amo questa città”. 

CHE TIPO DI GARA È?

“La Transatlantic Way Race è una gara di “ultra cycling” di 2.500 km, che attraversa tutta l`Irlanda, passando per posti meravigliosi. Si parte in gruppo, ma si svolge in completa autonomia, non si può stare in coppia ad esempio”.

È QUASI UNA LOTTA DI RESISTENZA?

“Sì, non c’è nulla di organizzato, è un’avventura. Chi dorme meno, prima arriva. Mangi il cibo che trovi, e dormi dove riesci. C’è chi dorme in ostelli che trova lungo la strada, chi si porta il sacco a pelo e dorme dove capita, e chi quasi non dorme!”.

QUAL È STATA LA COSA PIÙ DIFFICILE?

“È stata la prima volta in cui ho partecipato a una gara così estrema. I primi giorni non mi sono fermata mai, ed ero senza cibo e senza acqua. La prima notte non ho dormito perché faceva troppo freddo e non riuscivo a dormire, così sono ripartita. C’erano dei tratti in cui ero in mezzo al nulla e non potevo mangiare o chiedere informazioni. In certe zone non prendeva il cellulare, quindi l’unico legame con altri era il tracker gps che mi seguiva per tutta la gara. Anche il tempo non ha aiutato, tra vento e freddo.

È una gara molto difficile. L’anno scorso su 40 sono arrivati in 18, quest’anno su 100 sono arrivati in 40″.

PERCHÈ HAI DOVUTO INTERROMPERE LA GARA?

Dopo 4 giorni e 1.200 km, ero a metà della corsa, ma a causa dei ritmi sballati e della irregolarità nel mangiare, sono stata colpita da una forte dissenteria che mi ha destabilizzato. Ho provato ad andare avanti anche il giorno dopo, ma dopo Imodium e tentativi di riposarmi, ho rinunciato. Sono tornata indietro all’ultimo ostello, perché andando avanti non ci sarebbe stato nulla per 40 km, e mi sono ritirata. Ho chiamato il numero dell’organizzatore e mi ha detto che sarei dovuta arrivare fino a Cork. Così ho preso 3 autobus e poi un altro fino a Dublino”.

PENSI DI FARE ALTRE ESPERIENZE DI QUESTO TIPO?

“Adesso devo ancora riprendermi, sono stordita dalla stanchezza e mi manca la sensibilità alle dita delle mani e dei piedi. In ogni caso, è stata un’esperienza talmente unica e spettacolare che sono pronta a rifarla presto, magari in un luogo con il clima più favorevole, sebbene i paesaggi dell’Irlanda siano meravigliosi”.  

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