DA IMPERIA A INGEGNERE BIOMEDICO IN GIRO PER IL MONDO. PAOLO MOTOSSO:”DOPO GERMANIA, FRANCIA E POLONIA MI ASPETTA LA CINA. NON È STATA UNA FUGA DALL’ITALIA, MA…”/LA STORIA

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È ingegnere biomedico, in 10 mesi ha vissuto in 3 diversi stati europei e tra poco partirà alla volta della Cina

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È ingegnere biomedico, in 10 mesi ha vissuto in 3 diversi stati europei e tra poco partirà alla volta della Cina. Protagonista della storia è il 31enne imperiese Paolo Motosso, che ha fatto della sua vita un viaggio alla ricerca di obiettivi sempre più grandi.

Paolo, dopo essersi laureato a Genova e aver preparato la tesi a Parigi, ha lavorato alcuni anni in Italia. In seguito, però, nonostante si trovasse bene nell’azienda in cui lavorava, ha sentito la necessità di lanciarsi in nuove avventure e ha deciso di cominciare una nuova avventura.

DOPO ANNI DI LAVORO IN ITALIA HAI SCELTO DI CAMBIARE, PERCHÈ?

“Lavoravo in un’azienda a Cairo Montenotte da alcuni anni e mi trovavo molto bene. È una piccola azienda che produce sofware in ambito medicale nella diagnostica per immagini, dove lavoravo nell’ambito del Quality Management, in cui lavoro tuttora anche nella nuova azienda. Ho imparato molto e, nonostante la realtà piccola, il contesto è dinamico, stimolante. Per me non è stata una classica “fuga” dall’Italia, avevo solo bisogno di qualcosa di nuovo. Mi sono detto: “Ora o mai più”. 

DI COSA TI OCCUPI ADESSO?

Lavoro per un’azienda farmaceutica sempre nell’ambito del Quality Management, un settore vasto il cui obiettivo è quello di migliorare e mantenere l’efficacia e l’efficienza del sistema di qualità aziendale in generale, sia dei processi aziendali sia dei prodotti stessi, che devono rispettare requisiti molto stringenti. L’obiettivo è far sì che tutto funzioni il meglio possibile”. 

CHE COS’È IL “GLOBAL PROGRAM”?

A partire da settembre scorso sono stato inserito nel “global program”, ossia un programma composto da diverse fasi e rotazioni, per cui devo spendere alcuni mesi in diverse unità di questa azienda che si trovano in tutto il mondo. Ho iniziato dalla Germania, a Francoforte, dove c’è la casa madre dell’azienda, poi mi sono spostato nelle production unit della Francia, tra Lione e Grenoble, e della Polonia, a Breslavia, dove mi trovo ora. Da settembre inizierà la mia avventura in Cina”.

IN MENO DI UN ANNO HAI GIRATO 3 DIVERSI STATI. È STATO DIFFICILE AMBIENTARSI? E QUALI DIFFERENZE HAI NOTATO?

È la parte più difficile, ma anche quella più stimolante. Per ora non è stato particolarmente complicato, perché ho girato solo paesi europei che, sebbene le molte differenze rispetto all’Italia, sono in linea con la nostra mentalità. La sfida vera inizierà con la Cina. Nonostante questo, comunque, le difficoltà ci sono, perché 4 o 6 mesi sono pochi per riuscire a inserirsi bene in un contesto. Inoltre, la lingua è un ostacolo importante. In Francia, infatti, è stato molto semplice adattarmi perché parlo bene il francese, mentre in Germania e in Polonia non è stato così facile. In Germania, però, il contesto era molto internazionale, quindi tutti parlavano inglese senza problemi. Poi ci sono anche diversità culturali e di abitudini che inizialmente ti “spiazzano”. Per esempio, in Francia quando si arriva al mattino in ufficio c’era la particolare abitudine di salutare tutti i colleghi uno per uno, gli uomini stringendo la mano e le donne con un bacio sulla guancia. Quindi ogni mattina dovevi considerare di “perdere” anche un quarto d’ora per i saluti, una cosa molto particolare e che aiuta a socializzare!”

COSA TI ASPETTI DALLA CINA?

Sicuramente un’esperienza unica, la più interessante e stimolante. Sarò in una città di 8 milioni di abitanti, dove una piccolissima percentuale è composta da stranieri. Solo tramite gli scambi email, per ora, ho notato diverse differenze. Per esempio ho capito che i cinesi non dicono mai di “no” apertamente. Piuttosto non rispondono più alle email o sviano il discorso, ma non ti dicono “no”. Sono sicuro che una volta là, dovrò affrontare moltissime sfide curiose legate alla differente cultura”.

QUAL È IL TUO OBIETTIVO LAVORATIVO? 

Crescere nell’ambito biomedicale in cui lavoro ora, migliorando e crescendo sempre nel campo delle posizioni gestionali. Mi piacerebbe continuare a lavorare in un contesto internazionale che mi stimoli e che mi dia possibilità di crescere e interagire con diverse culture”. 

DOPO TUTTI I TUOI VIAGGI PENSI CHE FARAI RITORNO A IMPERIA O IN ITALIA IN GENERALE?

“Tutto può succedere, ma adesso su due piedi nel medio termine non c’è nelle mie intenzioni tornare in Italia, poi bisogna contare che la vita cambia e potrebbero variare anche le mie esigenze professionali o personali. Per quanto riguarda Imperia, sebbene io sia molto legato alla mia città, non vedo un futuro legato alla mia professione, quindi le possibilità di tornare a viverci sono molto basse”.

UN MESSAGGIO PER CHI HA INTENZIONE DI ANDARE ALL’ESTERO?

Ho notato molte persone che sono all’estero hanno la tendenza di sputare nel piatto dove hanno mangiato, dicendo che se non sei all’estero non sei nessuno. Non sono assolutamente non d’accordo. Secondo la mia opinione, un’esperienza all’estero, anche breve, fa bene a tutti, può aiutare a far capire a te stesso cosa vuoi veramente. Poi, però, qualsiasi scelta uno prenda, restare, tornare in Italia, viaggiare, va bene tutto se è fatta liberamente pensando a ciò che è meglio per sé”.

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