SAN BARTOLOMEO AL MARE. SITO ARCHEOLOGICO “MANSIO ROMANA”, L’ANNUNCIO DEL SINDACO URSO:”NUOVI SCAVI E UN PERCORSO MUSEALE PER…”/LE IMMAGINI

Golfo Dianese Home

Alla scoperta del sito archeologico pluristratificato del Santuario della Rovere (Mansio Romana forse da identificare con la località antica di “Lucus Bormani”) a San Bartolomeo al Mare.

sitarc

Alla scoperta del sito archeologico pluristratificato del Santuario della Rovere (Mansio Romana forse da identificare con la località antica di “Lucus Bormani”) a San Bartolomeo al Mare. I lavori di indagine sono realizzati in collaborazione tra Comune di San Bartolomeo al Mare, Università di Genova, Associazione Etruria Nova Onlus e Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia e Savona.

Il referente per l’Università è la Prof. Silvia Pallecchi, titolare della cattedra di Metodologie della ricerca archeologica, mentre per la Soprintendenza è il Dott. Luigi Gambaro, funzionario archeologo responsabile della tutela per la provincia di Imperia. Presente anche il sindaco di San Bartolomeo al Mare Valerio Urso.

In occasione dei “Giovedì dell’archeologo” sono state ricreate alcune ambientazioni d’epoca romana, per far meglio immergere i partecipanti nella realtà di allora e rendere ulteriormente interessante la visita.

La volontà è quella di proseguire le indagini avanzando una richiesta verso il Ministero dei Beni Culturali, affinché si apra una campagna di scavo vero e proprio, riprendendo il lavoro effettuato negli anni 70.

Le attività di ricerca condotte sul sito della mansioLucusfiormani a partire dal 2016 hanno permesso di evidenziare una continuità di frequentazione dcl luogo fin da periodi precedenti quello romano, sigillati sotto depositi di origine alluvionale caratteristici di quest’area che hanno contribuito a conservare tracce chiaramente leggibili.

Il confronto con la documentazione prodotta dalle indagini pregresse ha consentito di confermare come il complesso di periodo romanofosse organizzato in ambienti realizzati con basamento in pietra ed alzato in argilla, affacciati su spazi porticati e dotati di impianti di servizio, tra i quali un pozzo per il probabile approvvigionamento idrico.

La campagna di pulizia e rilievo effettuata quest’anno nell’area del cortile e del cosiddetto sacello ha portato ad accumulare informazioni che permettono un’ipotetica ricostruzione delle fasi di frequentazione di questa parte del complesso: al momento i resti recuperati sono attribuibili forse ad un’area circondata da portici.

L’esame di quanto visibile lungo i risparmi di stratificazioni presso i tagli dei pilastri, realizzati con la costruzione della scuola ha permesso, inoltre, di evidenziare la presenza di frammenti di tegole relativi molto probabilmente ai crolli delle coperture degli ambienti porticati.

PROF. SILVIA PALLECCHI, UNIVERSITÀ DI GENOVA

“Questi 2 anni di progetto ci sono serviti per impostare le domande per la prosecuzione della ricerca. Abbiamo ripreso il filo degli scavi che si erano svolti negli anni 70-80, abbiamo ripulito il sito e abbiamo sottoposto le superfici a una pulizia archeologica e a una rilettura della situazione stratigrafica. Questo ci ha permesso di ridocumentare i resti che erano stati portati in luce, grazie agli strumenti di ricerca che si sono sviluppati, precisando una serie di dettagli, come le tecniche costruttive degli edifici della zona, che ci permetterà di formulare in maniera più precisa e mirata un progetto di approfondimento dell’indagine stratigrafica che speriamo di cominciare già dal prossimo anno.

La nostra volontà è di continuare a studiare, condivisa dal comune di San Bartolomeo al Mare, dall’Università e dall’Associazione Etruria Nova e della Soprintendenza, nella persona del dott. Gambaro, che ci sostiene e ci appoggia.

Quello che vediamo adesso è un’immagine semplificata di quello che c’è nel sito. Noi vediamo quello che è stato lasciato dalle indagini degli anni 70 e 80, fermati alla fase più recente, dell’amanzio, di età romana. In alcuni casi senza metterli in luce, poiché il tipo di scavo che si svolgeva allora non lo permetteva. Nelle zone dove ci sono stati degli approfondimenti, determinati dalle caratteristiche del progetto della costruzione della scuola che ha previsto la realizzazione di plinti, le pareti ci hanno raccontato la storia delle fasi precedenti. 

Noi abbiamo trovato pochi reperti, perché non abbiamo scavato. I reperti risalgono ai vecchi scavi e sono esposti nel museo di Diano Marina confermano una successione di fasi costruttive e abitative con una lunga continuità”.

DOTT. LUIGI GAMBARO, SOPRINTENDENTE ARCHEOLOGICO

“La vera e propria scoperta è avvenuta negli anni 70 con la costruzione del plesso scolastico. Durante la costruzione di questo edificio sono emerse delle strutture di età antica, ma si è dovuto mediare rispetto alle esigenze di avere un edificio scolastico funzionante. Gran parte delle strutture sono state conservate nel cantinato della scuola, ma quasi metà del sito è stato coperto dal piazzale. Nelle ipotesi di riprendere le indagini si potrebbe prevedere di riaprire gran parte che attualmente si trova sotto il piazzale della scuola.

L’occasione odierna “open day” è di far conoscere gli esiti della campagna di quest’anno, con la quale abbiamo concluso dopo 2 anni la pulizia e la ripresa dei fili di questo discorso interrotto da 30 anni. Adesso si apre una nuova fase. Finora abbiamo fatto solo pulizia, documentazione, ma la strategia in collaborazione con amministrazione comunale, università e associazione Etruria Nova, è quella di impostare un progetto di ricerca con obbiettivo finale di riaprire al pubblico e musealizzare il sito, ma non in maniera tradizionale, ma anche utilizzando una serie di metodi multimediali e approcci moderni, come la cotruzione di modellini tridimensionali, proiezioni su pareti, per rendere la visita coinvolgente anche dal punto di vista emotiva. 

Ci siamo impegnati tutti a cercare dei fondi che dovranno essere di una certa entità. Questi due anni abbiamo lavorato grazie alla disponibilità dell’amministrazione di San Bartolomeo al Mare che ha voluto investire su questo progetto, anche in vista della pista ciclabile. Abbiamo realizzato l’open day sotto forma di teatro, i ragazzi hanno abbandonato per qualche ora i panni da archeologiche per assumere quelli di figure storiche che frequentavano questa mansio, insediamento di età romana.

Ricordiamo che sotto l’insediamento di età romana, ci sono tracce di vita sia dell’età del ferro, quindi IV-III secolo a.C., ma addirittura anche tracce dell’età del bronzo, quindi 3 mila anni fa. Qua c’è una continuità di culti romani e pre romani poi assorbiti dal cristianesimo. Tutta l’area ha una potenzialità informativa e culturale eccezionale”.

VALERIO URSO, SINDACO DI SAN BARTOLOMEO AL MARE

Avevamo programmato delle operazioni di mappatura, la prima fase per riscoprire questo sito, con un programma triennale, insieme al dott. Gambaro della Soprintendenza e all’Università degli Studi di Genova.

Dopo i primi 2 esercizi, sono pronti a farmi avanzare una richiesta verso il Ministero dei Beni Culturali, affinché si apra una campagna di scavo vero e proprio, andando in profondità. Sarà una campagna di scavo importante, è auspicabile che vi siano interessi storici che possono venire alla luce scavando in modo importante. Da qui un impegno di natura economico sostanziosa. Abbiamo già intavolato dei discorsi con la fondazione San Paolo per compartecipare alla spesa di questa ulteriore campagna. L’autorizzazione potrebbe arrivare entro la fine dell’anno. La dottoressa Pallechi ha già tre campagne aperte, ma con una richiesta del Comune può averne una quarta. Si può poi iniziare a ragionare sul museo”. 

[wzslider autoplay=”true” interval=”6000″ transition=”‘slide'” lightbox=”true”]

Segui Imperiapost anche su: