DALLA DANIMARCA A IMPERIA, IL CLARINETTISTA TOMMASO LONQUICH TORNA A CASA PER UN CONCERTO ALL’ORATORIO SANTA CATERINA:”SONO ANDATO VIA A 16 ANNI, POI…”/LA STORIA

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Tommaso Lonquich, 33enne, viene da una famiglia di artisti e ha sempre respirato un’aria musicale e creativa fin da piccolo.

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È andato via da Imperia a soli 16 anni per inseguire la sua più grande passione: la musica. Tommaso Lonquich, 33enne, viene da una famiglia di artisti e ha sempre respirato un’aria musicale e creativa fin da piccolo. Quando ha scoperto il clarinetto, poi, non l’ha più abbandonato e, dopo diversi anni di studi in giro per il mondo, ora è un musicista di successo e vive in Danimarca, dove fa parte dell’Ensemble MidtVest.

Venerdì 15 settembre Lonquich tornerà a Imperia, per un concerto presso l’Oratorio di Santa Caterina a Porto Maurizio (inizio ore 21), un’occasione da non perdere.

PERCHÈ PROPRIO IL CLARINETTO?

“Ho respirato la musica classica in famiglia fin dall’infanzia: forse anche per questo il suono ha sempre esercitato su di me un’attrazione intima, dolce, al contempo familiare e magica. Da bambino ascoltavo moltissima musica, ma non ho scoperto il clarinetto fino ai dieci anni, quando ho iniziato gli studi con Marco Perfetti, tutt’ora solista nell’Orchestra di Sanremo. Ovviamente mio padre (il famoso musicista Alexander Lonquich, ndr) è stato di grande ispirazione, ma non mi ha mai forzato a prendere questa strada, mi ha lasciato scegliere in autonomia.

Ho scelto il clarinetto inizialmente un po’ per caso, dato che l’ho scoperto quando ha iniziato a studiarlo il marito di mia madre. Abbiamo così iniziato ad andare a lezione insieme e non l’ho più lasciato. Me ne sono innamorato perché ha uno spettro vocale e coloristico molto ampio. Si possono sviluppare tanti tipi di musica, con grande libertà di espressione”.

HAI LASCIATO IMPERIA GIOVANISSIMO, COME HAI VISSUTO QUESTO CAMBIAMENTO?

“Ho lasciato Imperia a sedici anni, dopo il biennio al liceo scientifico Vieusseux, per seguire i miei genitori negli Stati Uniti. È stato molto eccitante, specialmente in un’età in cui vuoi scoprire chi sei davvero. Da allora i miei studi sono stati movimentati e internazionali. Per sei anni ho vissuto negli Stati Uniti, dove mi sono diplomato all’Universitá del Maryland e ho parallelamente seguito corsi di economia, una passione che ancora coltivo. Al mio ritorno in Europa, dopo un un anno al Concervatorio Reale in Olanda, mi sono perfezionato privatamente con Alessandro Carbonare, clarinetto solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

I miei anni formativi piú fortunati li ho passati a Madrid, alla Escuela Superior de Musica Reina Sofia, un’accademia d’eccezione curata da professori provenienti da tutto il mondo. L’Escuela si é rivelata per me un piccolo paradiso creativo, saturo di ispirazioni, sfide e scoperte, anche personali. É a Madrid che ho conosciuto Irena, la mia compagna; sempre a Madrid ho avuto occasione di approfondire una materia che mi affascina: la psicoanalisi lacaniana”.

DOPODICHÈ HAI INIZIATO LA CARRIERA?

“Sì, in Spagna mi sono state offerte le prime opportunitá concertistiche, principalmente nella musica da camera, genere che amo profondamente e che é divenuto in seguito il nucleo della mia vita professionale. Nel 2011 ho vinto un concorso per far parte dell’Ensemble MidtVest in Danimarca. É un complesso di musica da camera d’eccellenza, sempre volto al futuro e al proprio perfezionamento. Con l’Ensemble MidtVest suono circa 50-60 concerti all’anno, in Danimarca cosí come in tournée internazionali.

Nel 2014 sono poi stato invitato a far parte della Chamber Music Society of Lincoln Center a New York. Questo onore ha aperto le porte a bellissime collaborazioni musicali e a concerti nelle piú belle sale del mondo.

L’Italia ovviamente rimane nel mio cuore: torno sempre con piacere, spesso come ospite di festival e stagioni concertistiche. Mantengo una relazione particolare con l’Orchestra Leonore di Pistoia, una tra le piú profonde, giovani e vivaci orchestre italiane, dove ritorno ogni stagione come primo clarinetto solista”.

GRAZIE AL TUO LAVORO HAI L’OCCASIONE DI GIRARE IL MONDO, QUALI ESPERIENZE PORTI NEL CUORE?

“Una delle tante ragioni per cui amo il mio lavoro é che mi porta in giro per il mondo. A volte viaggiare puó essere molto stancante, ma ne ricavo spesso bellissime esperienze e speciali ricordi.

Ricordo con piacere la mia prima tournée spagnola, come solista nel Concerto per clarinetto e orchestra di Mozart, con l’Orchestra Sony. Poi le grandi sale di New York, la Carnegie Hall e la Alice Tully Hall, dove si respira un’atmosfera magica e alle quali torno sempre con grande entusiasmo. In Italia, é stata unica l’esperienza al Quirinale, in diretta su Radio Tre, in trio con i miei amici e colleghi Umberto Clerici e Claudio Martinez Mehner. E da imperiese, cresciuto tra il pubblico del Festival Internazionale di Cervo, é stato emozionante interpretare il Quintetto di Brahms su quel suggestivo sagrato, un paio di anni fa.

Due paesi che ho scoperto in tournée e che mi sono rimasti particolarmente impressi sono il Brasile ed il Giappone. Del Giappone ricordo (oltre alla cucina deliziosa!) l’imbattibile qualitá acustica ed estetica di ognuna delle sale da concerto dove ero invitato – veri e propri templi del suono”.

AVRAI SICURAMENTE QUALCHE ANEDDOTO LEGATO A UNO DEI TUOI NUMEROSI VIAGGI. 

“Sì, nel 2009 la Regina Sofia di Spagna mi ha isignito con un premio. Ne ho un ricordo divertente e un po’ imbarazzante. Durante le prove, il cerimoniere mi aveva raccomandato mille volte di non dare mai la schiena alla monarca. Al momento della consegna sono subentrate inaspettatamente la confusione e l’emozione, mi sono cosí trovato a fare un giro su me stesso di 360 gradi, proprio di fronte alla regina. A metá rotazione ho notato di sfuggita il volto chino e mortificato del cerimoniere. Quando, completata la mia coreografia, ho incrociato imbarazzato gli occhi della regina, l’ho vista distendere un grande sorriso, suppongo divertita da quel ridicolo piccolo atto, cosí inaspettato in una corte altrimenti rigidamente regolata dal protocollo”.

A QUALE MUSICA TI SENTI PIÙ VICINO?

“Suono la musica cosiddetta “classica”, termine impreciso e riduttivo che denota invece una varietá enorme di musiche, concepite in tutti i paesi dell’occidente negli ultimi secoli, e tutt’oggi in tutto il mondo. I capolavori storici costituiscono un prezioso caleidoscopio di ricchezza emotiva, estetica e sensuale.

Amo questa musica perché ci dice qualcosa sulla storia. Rende il passato assolutamente presente, creando un varco comunicativo quasi magico: attraverso suoni vivi, ci puó trasmettere sentimenti e pensieri provati centinaia di anni fa o, nel caso della musica contemporanea, ci puó portare addiritura nel futuro.

La musica “classica” é per me prima di tutto un interrogarsi sull’eperienza del sentire umano, attraverso il tempo e lo spazio. Se nell’ascolto ci si commuove, si sorride, ci si scopre vulnerabili o si é animati dal ritmo a danzare o dall’armonia ad amare, il “varco magico” ha compiuto il suo incantesimo”.

COME DESCRIVERESTI IL TUO STILE?

“Desidero comunicare le multiple veritá che i grandi compositori hanno saputo tradurre in suono. Mi interessa la musica che lavora su numerosi piani estetici, linguistici e sensuali, indipendentemente dal genere. Perció mi lascio guidare dai significati, dalle bellezze e dalla teatralitá che scorgo in ogni partitura.

Questo vuol dire che ciascun brano é un universo vivo, che necessariamente muta di serata in serata. Ció é particolarmente evidente nella musica da camera, dove il costante dialogo musicale tra gli interpreti dipende da un sensibile ascolto reciproco, capace di sorprendersi e quindi sempre mutevole.

Se si vive la musica in questo senso, c’é sempre in ogni performance un grado di rischio, d’esperimento, di scoperta, che coinvolge energicamente il musicista cosí come gli spettatori”.

CI SONO ARTISTI A CUI TI ISPIRI?

“Innumerevoli. Tra i compositori adoro Rameau, Mozart, Schubert, Schumann, Brahms, Bach, Zelenka, Mahler, Debussy, Ravel, Rachmaninov, Janacek, Ligeti. Nel jazz amo tra gli altri Bill Evans e naturalmente Miles Davis. Nel rock, i Pink Floyd, Tom Waits, i Led Zeppelin, i Beatles… anche qui ho gusti “storici”!

A livello personale, ho spesso l’opportunitá di collaborare con il grandissimo fagottista Sergio Azzolini, con il quale ho stretto una bella amicizia. Sergio é per me tutt’ora un importante maestro, cosí come Ferenc Rados, pianista ungherese dall’imparagonabile saggezza.

Mio padre é naturalmente una singolare fonte d’ispirazione. Non ho mai formalmente studiato con lui, ma sono cresciuto ascoltando il suo pianoforte. Negli ultimi anni condividiamo spesso il palcoscenico: c’é tra di noi una complicitá musicale che rende le interpretazioni particolarmente plastiche ed evocative”.

ORA TI TROVI IN DANIMARCA E FAI PARTE DELL’ENSEMBLE MIDTVEST. COME TI TROVI?

“Si tratta di un ensemble a “geometria variabile”, che consiste di un quintetto di fiati, un quartetto d’archi ed un pianista. É quindi un complesso molto flessibile nel suo organico strumentale e con un vastissimo repertorio. Amo questa forma organizzativa perché ci permette di portare la musica dal vivo in ogni angolo della Danimarca, anche in luoghi dove un concerto é un evento rarissimo. Allo stesso tempo, data la qualitá musicale, siamo invitati regolarmente ad importanti festival e stagioni internazionali, ed agiamo quindi da ambasciatori culturali per la Danimarca e per la nostra regione.

É interessante notare che l’Ensemble é sostenuto da un progetto politico molto chiaro e lungimirante: da quindici anni siamo finanziati quasi interamente da un consorzio formato da quattro province e dal ministero della cultura. É un’iniziativa della quale i governi locali vanno molto fieri: snella nei costi, ma con immense potenzialitá culturali su un territorio vario ed esteso.

Confesso che sogno che una tale progetto venga creato in Italia, magari proprio nella nostra bellissima Liguria. Per esperienza so che é un’iniziativa assolutamente plausibile e sostenibile, che per nascere necessita soltanto di un pizzico di orgoglio locale e di un’apprezzabile lungimiranza culturale e politica. A proposito, faccio notare che nella sola Danimarca ci sono cinque complessi simili all’Ensemble MidtVest – in un paese di 6 milioni di persone (la provincia di Herning, che ha lanciato il progetto, é un terzo di Imperia in quanto a popolazione). In proporzione la nostra Italia, culla di immenso talento emigrante, potrebbe essere fiera di sostenere 50 ensemble, con 4000 concerti l’anno su tutto il territorio!

É davvero un bel sogno. Ma perché non iniziare con un piccolo ensemble, orgoglio culturale della cittá che lo ospiterá? Saró sempre felicemente disponibile a mettere in gioco la mia esperienza per facilitare la nascita di un tale gioiello musicale nel mio paese.

È difficile per me sentirmi a casa o non sentirmi a casa, dato che ho cambiato vita moltissime volte. Sicuramente il nord Europa non è proprio nel mio sangue, mi sentivo più “a casa” quando vivevo in Spagna ad esempio, essendo più simile all’Italia come clima e cultura. La Danimarca ha moltissimi lati positivi, come dicevo, ma mi manca il modo di vivere conviviale italiano, il clima mite, la cucina”. 

IL 15 SETTEMBRE TI ESIBIRAI A IMPERIA, COSA SIGNIFICA PER TE?

“Non è la prima volta, ma purtroppo non accade spesso perché ci sono poche opportunità per suonare a Imperia. Mi piacerebbe molto che se ne creassero di più. In ogni caso, per me è sempre una gioia perché significa tornare alle mie origini e sono felice di essere riuscito a incastrare i miei impegni. Avró il grande piacere di collaborare con il pianista Nicola Giribaldi e con il violoncellista Claudio Merlo, nella cornice suggestiva dell’Oratorio di Santa Caterina a Porto Maurizio.

Abbiamo intitolato la serata “L’amore del poeta” – un riferimento al “Dichterliebe” di Robert Schumann: il programma comprende, oltre a Schumann, brani dalla bellezza struggente di Schubert e Brahms, affiancati da opere di Chopin e Rossini che alternano lirismo e bel canto ad irresistibili fuochi d’artificio. Di Brahms in particolare presenteremo uno dei suoi ultimi capolavori: il Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte, intriso di nostalgia, affetto e grazia, come una tardiva lettera d’amore.

In quest’occasione, vorrei ringraziare il Comitato San Maurizio, la Scuola di Musica Luchino Belmonti e la Confraternita di Santa Caterina, che si sono mossi generosamente e con incredibile prontezza per rendere possibile questo evento. Mi auguro di vedere molti amici, vecchi e nuovi, nei banchi di Santa Caterina per una serata che sará certamente speciale”.

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