IMPERIA. TELEFONATE DAL CARCERE PER MINACCIARE I DEBITORI. A PROCESSO PER ESTORSIONE UN 45ENNE. IN AULA:”IL CELLULARE…”/LA STORIA

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Telefonava dal carcere di Sanremo, dove era detenuto dopo la condanna definitiva in Cassazione a 8 anni e
11 mesi nell’ambito del processo per usura e estorsione, per invitare i propri debitori, con minacce reiterate, a saldare i conti

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Telefonava dal carcere di Sanremo, dove era detenuto dopo la condanna definitiva in Cassazione a 8 anni e 11 mesi nell’ambito del processo per usura e estorsione, per invitare i propri debitori, con minacce reiterate, a saldare i conti. Queste le accuse che hanno portato Andrea De Iaco nuovamente a processo con l’accusa di estorsione. Questa mattina, in Tribunale a Imperia, si è tenuta la prima udienza. In aula era presente anche l’imputato, difeso dagli avvocati Nicola Ditta e Andrea Vernazza.

Interrogato dal Pm Alessandro Bogliolo, Piercarlo Baldissone,  del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Imperia, ha dichiarato:

“Nel mese di agosto del 2016, una fonte informativa ci segnalò l’utilizzo di un cellulare da parte del detenuto Andrea De Iaco. Immediatamente attuammo la richiesta dei tabulati telefonici e, infetti, ci fu la conferma che i contatti telefonici erano riconducibili a De Iaco. Il telefonino venne introdotto in carcere avvalendosi di qualcuno all’interno del carcere, fu il primo caso in provincia di Imperia. A seguito delle indagini, abbiamo escluso l’eventuale complicità di agenti di Polizia Penitenziaria, in quanto i primi a utilizzare il cellulare furono alcuni detenuti sudamericani che, quando si avvicinavano gli agenti abbassavano la voce o cercavano di rifugiarsi nei servizi igienici”.

“Inizialmente De Iaco intrattenne le prime conversazioni telefoniche con la compagna, successivamente, invece, contattò un ex detenuto e un conoscente perché cercassero un ambulante che gli doveva dei soldi per l’acquisto di un’auto, una BMW modello x5. Un tentativo che, nonostante un incontro tra le parti, non andò a buon fine. De Iaco contattò così un terzo soggetto che riuscì a procurargli il numero di telefono del debitore. Con uno stratagemma, un finto messaggio sul cellulare, De Iaco riuscì a farsi chiamare e, dopo essersi presentato, minacciò il debitore con affermazione pesanti. Disse ‘i miei soldi li prendo con le buone o con le cattive’ e fece riferimento ad alcuni soggetti di Ventimiglia che aveva contattato. L’importo era di 25 mila euro. Alla fine ci fu un accordo sul base di rate mensili da 300 euro. Il debitore, però, non versò mai la cifra concordata”.

“De Iaco sempre dal carcere contattò un secondo debitore, questa volta in relazione all’acquisto, non saldato, di una Volvo. In questo caso il valore dell’auto era di circa 7-8 mila euro. Ci fu un accordo per una cifra pari a 1000 euro al mese. Nonostante le pressioni e le minacce di De Iaco, però, il debitore non saldò mai la cifra concordata”.

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