DIANO MARINA. FALSO E PECULATO. CHIESTI DUE ANNI E SEI MESI DI CARCERE PER L’EX ASSESSORE MANITTA. IL PM:”GESTIONE CLIENTELARE DELLA COSA PUBBLICA”

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L’udienza è stata rinviata al prossimo 30 novembre per le repliche del PM e la sentenza.

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Pesanti richieste di condanna questa mattina in tribunale a Imperia per il consigliere ed ex assessore comunale di Diano Marina Bruno Manitta e due operai comunali, Riccardo Pizzorno e Fabio Tallone. I tre sono accusati di peculato d’uso in concorso, e non più di truffa aggravata, per aver effettuato lavori “extra” a privati, dai quali in alcuni casi avrebbero percepito delle piccole somme di denaro, durante l’orario di lavoro utilizzando i mezzi e i materiali del Comune. Nel dettaglio, avrebbero riparato i guasti alle fogne per conto di privati, compresi spurghi e allacciamenti, in orario di lavoro. Nel mirino del pubblico ministero Bogliolo anche alcuni lavori di bonifica dall’amianto in uno stabile di proprietà di Bruno Manitta che sono costati all’ex assessore l’accusa di falso per un cartello stradale posizionato nei pressi della sua abitazione.

Il PM Alessandro Bogliolo ha chiesto la condanna di Manitta a 2 anni e sei mesi di carcere per il peculato d’uso e per falso, Per Riccardo Pizzorno la condanna a 1 anno e sei mesi di carcere e per Fabio Tallone la condanna a 1 anno di carcere sempre per peculato d’uso. Chiesta l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” per il terzo operaio, Roberto Calcagno.

“Durante il dibattimento – ha detto durante la sua requisitoria il PM Bogliolo – è emersa una gestione personale e clientelare della cosa pubblica in questo piccolo comune legata al soddisfacimento dei bisogni personali e degli amici. Il tutto si configura all’interno di una prassi contro la legge. I mezzi adibiti di spurgo venivano utilizzati per interventi su impianti privati. C’è stato un utilizzo indebito di beni e strumenti di beni comunali autorizzato dall’assessore comuneI privati beneficiari provvedevano spontaneamente ad elargire una regalia in favore degli operai. Interventi fatti sui privati ma comunque vicino alle condotte comunali”. 

“Non condividiamo le conclusioni così come formulate dal Pubblico Ministero – ha replicato Roberto Trevia, legale di Manitta -. Sono astrattamente compatibili con il capo di imputazione ma non hanno avuto il giusto riscontro in fase di dibattimento. Manitta non ha mai dato direttive agli operai della ditta Eco Liguria. Dalle fatture che noi abbiamo prodotto risulta inequivocabilmente che Manitta ha acquistato tutto il materiale che ha utilizzato per la ristrutturazione tra cui la sabbia. Il fatto di andare nelle fogne avrebbe leso l’immagine del comune di Diano Marina? Quale danno avrebbe causato la sua opera? Manitta Bruno ha sempre agito con la delega del sindaco. Il segretario comunale gli scrive una lettera con la quale gli dice:”gli operai comandali te”. Gliel’ha detto il segretario comunale. Manitta chiamato dai Carabinieri di Diano Marina per un intervento all’interno della caserma si è rifiutato di fare l’intervento. Non credo che si possa configurare il reato di peculato nell’ambito della condotta di ManittaSarebbe opportuno che il tribunale valutasse quella che è la reale situazione di Manitta, configurare reati così gravi. Credo vi sia la possibilità di assolverlo. Chiedo per il mio cliente l’assoluzione per tutti i capi di imputazione. In via subordinata l’attività istruttoria con l’escussione dei teste citati”.

La parola è poi passata agli avvocati Novaro, Ferrari e Aschero. L’eventuale condanna a Manitta, per gli effetti della Legge Severino, dovrebbe comportare la sua decadenza dalla carica di consigliere comunale del comune di Diano Marina. A prendere il suo posto, con ogni probabilità, sarà la prima dei non eletti, Barbara Cairo. 

L’udienza è stata rinviata al prossimo 30 novembre per le repliche del PM e la sentenza.

 

 

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