IMPERIA. “COSE DA UOMINI”. LA CONFERENZA DEL COUNSELOR DOMENICO MATAROZZO SUGLI STEREOTIPI DI GENERE:”SEMPRE PIÙ GIOVANI GLI AUTORI DI VIOLENZE SULLE DONNE”/L’INTERVISTA

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Si è svolta ieri l’incontro intitolato “Cose da uomini : come riconoscere gli stereotipi”, a cura del dott. Domenico Matarozzo, organizzato dall’associazione culturale ApertaMente Imperia e l’associazione Guernica Solidale

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Si è svolta ieri l’incontro intitolato “Cose da uomini : come riconoscere gli stereotipi”, a cura del dott. Domenico Matarozzo, organizzato dall’associazione culturale ApertaMente Imperia e l’associazione Guernica Solidale, con il supporto del CE.S.P.IM e il patrocinio del Comune di Imperia, nel piano delle attività programmate per l’anno 2017 (“Articoli determinativi: la grammatica del vivere civile”).

Domenico Matarozzo, coordinatore dello “Sportello per l’ascolto del disagio maschile contro la violenza alle donne”, dell’associazione Cerchio degli Uomini in collaborazione col Comune di Torino, socio dell’associazione nazionale Maschile Plurale, si occupa attivamente di tematiche di genere e svolge attività formativa e informativa presso diverse amministrazioni locali e istituzioni scolastiche.

L’incontro ha avuto come obiettivo quello di diffondere un messaggio contro tutti gli stereotipi e le forme di violenza sulle donne, portando l’ attenzione sull’importanza di un coinvolgimento attivo dei ragazzi e degli uomini sulla problematica, esaminando il punto di vista maschile e promuovendo riflessioni e scambi di opinioni. Nel corso dell’incontro verrà presentata la webserie #cosedauomini, scritta da Fabrizia Midulla e diretta da Mauro Uzzeo.

Per saperne di più, ImperiaPost ha parlato con il dott. Domenico Matarozzo.

PERCHÈ È IMPORTANTE PARLARE DI STEREOTIPI?

“Gli stereotipi hanno una funzione di gabbia per le persone che li mettono in pratica. Possono portare a discriminazioni, fino alla violenza.

Io mi occupo di contrasto della violenza maschile sulle donne, sono coordinatore dello “Sportello per l’ascolto del disagio maschile contro la violenza alle donne”, e parlare di stereotipi è solo il primo step per introdursi nella tematica della violenza.

I modelli di cui parlo prevalentemente si usano all’interno delle relazioni, dove si dà per scontato che il valore di un uomo o di una donna debbano essere di un certo tipo, togliendo spazio alla complessità delle persone, rendendole meno felici e procurando danni.

Il tentativo è quello di mettere in discussione i luoghi comuni che diamo per scontato, credendoli naturali o derivanti dall’istinto umano. Come ad esempio pensare che l’uomo sia fatto per la guerra e la donna per la protezione e la cura della casa”.

NELLA SUA ESPERIENZA ALLO SPORTELLO HA INCONTRATO DIVERSI CASI DI VIOLENZA. 

“Sì, potrei fare centinaia di esempi in cui sono nati problemi dal fatto che l’uomo cresce con l’idea che essendo tale deve essere rispettato dalla “sua” moglie e non può accettare un “no” o un differente modo di pensare. Questo atteggiamento può portare spesso a momenti di violenza. Grave è che anche le donne hanno questa idea e si adeguano. Più si aderisce a uno stereotipo meno si ascoltano i propri desideri e tendenze”.

HA NOTATO CAMBIAMENTI NEL CORSO DEGLI ANNI?

“Una cosa positiva che ho notato è che ci sono situazioni in cui giovani padri non hanno problemi a portare avanti la propria paternità, anche da soli. Sono più presenti nella vita infantile dei figli. Dall’altra parte si registrano spesso momenti di peggioramento nei giovanissimi, nelle scuole, con il bullismo, violenza in classe, cyberbullismo.

Sono sempre più precoci i casi di violenza. Mentre prima si vedevano prevalentemente casi di uomini adulti ora se ne vedono molti di ragazzini”.

COME INFLUISCE IL MONDO DEL WEB?

“Da una parte il web può aiutare se usato con spirito critico, perché può essere fonte di informazione. Dall’altra, però, è un grande pericolo perché è creatore e diffusore di stereotipi, è un ricettacolo di luoghi comuni.Bisogna cercare quindi di controbilanciare con interventi nelle scuole, incontri, discussioni.

Inoltre, è necessario che il mondo dell’informazione si renda conto del pericolo di una notizia incompleta o non approfondita. Spesso per fare odience si tende a sbattere mostro in prima pagina, solo all’apice della violenza. In questo modo, chi legge finisce con il pensare “A me non riguarda”. La violenza e ci fa estraniare dal fenomeno, ma in realtà non è un “fenomeno”, ma è una realtà diffusissima, che deriva da una cultura ormai millenaria. È un percorso difficile perché significa mettere in discussione un modello culturale”.

È DIFFICILE AFFRONTARE IL DISCORSO CON I GIOVANI?

“Cerchiamo spesso di organizzare incontri nelle scuole perché sono luoghi dove la violenza è all’ordine del giorno. La cosa che più mi colpisce è che ci sono tanti giovani sensibili e curiosi che chiedono momenti di incontro. Ne hanno bisogno. La scuola dovrebbe essere uno degli ultimi posti dove le persone si incontrano e possono instaurare amicizie, dato che ci sono pochissimi altri momenti in cui è possibile coltivare relazioni. Purtroppo, però, spesso l’educazione è fatta di nozionismo e poca attenzione nelle capacità di relazionarsi con gli altri. Pochi aiutano i ragazzi ad affrontare le questioni della vita, ed è lì che entra in gioco il web come “insegnante di vita”. Mancano spazi di aggregazione”.

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