IMPERIA. PROCESSO PER LA MORTE DI MATTEO MARAGLIOTTI. COLPO DI SCENA, IL GIUDICE SI AFFIDA A TRE ESPERTI PER STABILIRE LE RESPONSABILITÀ / I DETTAGLI

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Il Giudice ha deciso di affidare una CTU (Consulenza Tecnico d’Ufficio) per cercare di districarsi tra le versioni fornite da i periti del Pubblico Ministero e da quelli della difesa.

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Sarà un pool di esperti, un medico legale, un infettivologo e un neuorochirurgo, a cercare di fare luce sulle responsabilità legate alla morte di Matteo Maragliotti, 16 anni avvenuta il 21 gennaio 2013 all’ospedale Borea di Sanremo a seguito di un’infezione cerebrale, per cui è imputata con l’accusa di omicidio colposo la dott.ssa Roberta Thomatis, medico di base della famiglia della famiglia Maragliotti. A deciderlo è stato il Giudice Monocratico Massimiliano Botti che una volta chiusa la fase istruttoria, dopo aver ascoltato la deposizione del medico legale Giovanni Palumbo, consulente della difesa, ha deciso di affidare una CTU (Consulenza Tecnico d’Ufficio) per cercare di districarsi tra le versioni fornite da i periti del Pubblico Ministero e da quelli della difesa.

Nel dettaglio sono stati individuati tre esperti di cui due si occuparono di un caso di una sedicenne torinese morta, nel 2004,  a seguito di rara malattia – la sindrome di Chiari I – definita da tre medici come una “semplice cefalea”. La perizia verrà redatta dal legale Yao Chen (Pavia), dal neurochirurgo Gianluigi Brambilla (Pavia) e dall’infettivologo Renato Maserati (Milano).

Nell’udienza di oggi il dott. Palumbo ha dichiarato: “Condivido in pieno la tesi del dott. De Maria: Le infezioni erano due. Una grave, la sinusite, una in fase di transito, la mononucleosi. Le due diagnosi, del medico di famiglia e del Pronto Soccorso, erano entrambe giuste. La mononucleosi, è stata confermata da un test, linfonodi ingrossati, ipertrofia delle tonsille e monociti aumentati. La diagnosi sierologica conferma una situazione in fase attiva. Il medico di base non ha le competenze e il potere di somministrare una cura antibiotica con un tale dosaggio da essere efficace. Io mi sarei comportato nello stesso modo, vale anche per la somministrazione dell’antibiotica. Il medico del pronto soccorso escludeva la sinusite.  

Non era nelle sue possibilità somministrare una terapia antibiotica efficace. La somministrazione era corretta per la diagnosi della sinusite, mentre era inefficace per l’ascesso cerebrale. Probabilmente sarebbe stato opportuno un’ulteriore visita. C’è stato comunque un interessamento della dottoressa con un costante monitoraggio via telefono. Visitare il paziente sarebbe stato opportuno ma non utile perché fino al 19 gennaio, fino a quel momento, nessuno avrebbe potuto sospettare un ascesso di tipo cerebrale”. 

In aula, davanti al giudice Massimiliano Botti (Pm Francesca Sussarellu), erano presenti Roberta Thomatis, difesa dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Angelo Monge, e Sabrina Bonfadelli, madre di Matteo, rappresentata dall’avvocato Sonia Borgese. In fase di udienza preliminare, lo ricordiamo, il giudice Massimiliano Raineri aveva escluso la responsabilità dell’Asl e dell’assicurazione Unipol.

 

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