8 MARZO, FESTA DELLA DONNA. A TU PER TU CON LA SCRITTRICE CATERINA GRISANZIO:”STEREOTIPI DI GENERE VEICOLATI DALLE PUBBLICITÀ, NEL MONDO DEL LAVORO…”/L’INTERVISTA

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In occasione dell’8 marzo, giornata in cui si celebra la festa della donna, ImperiaPost ha deciso di approfondire la questione delle problematiche di genere e della violenza sulle donne dando la parola a Caterina Grisanzio.

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In occasione dell‘8 marzo, giornata in cui si celebra la festa della donna, ImperiaPost ha deciso di approfondire la questione delle problematiche di genere e della violenza sulle donne, in casa e al lavoro, dando la parola a Caterina Grisanzio, coordinatrice nazionale UIL FPL, politiche di genere, responsabile della Comunicazione in Regione Liguria e autrice del libro “Pistole Cariche. Immagini e Stereotipi nella Pubblicità in un’ottica di Genere”.

Nella giornata di oggi, inoltre, è organizzato un sciopero a livello nazionale per i diritti della donna sul lavoro.

L’8 marzo è una ricorrenza che bisogna festeggiare ricordando il motivo per cui esiste – afferma la Grisanzio –  Dietro questa ricorrenza si celano tutte le lotte delle donne combattute negli anni e che dovranno ancora andare avanti in futuro”.

IL SUO LIBRO ANALIZZA UNA TEMATICA ATTUALE, IL MONDO DEI MEDIA E DEL MARKETING, DA UN PUNTO DI VISTA CRITICO, METTENDO IN LUCE COME IL CORPO FEMMINILE E IL RUOLO DELLA DONNA VENGA STRUMENTALIZZATO, VEICOLANDO MESSAGGI STEREOTIPATI. COME NASCE?

Sono partita dal saggio del 1979 del sociologo canadese Erving Goffman, intitolato “Gender Advertisements”, in cui l’autore metteva in luce tutti i “trucchi” pubblicitari per veicolare e sedimentare gli stereotipi maschili e femminili attraverso le immagini pubblicitarie. In sostanza, in modo subdolo, attraverso messaggi subliminali e inconsci, si comunica ciò che dovrebbero fare le donne e ciò che dovrebbero fare gli uomini nella società”. 

QUALCHE ESEMPIO?

“Già da tempo il corpo delle donne è usato per attirare l’attenzione. Facendoci caso, potremmo notare questi “trucchi” in numerosissime pubblicità a cui siamo sottoposti, ormai quotidianamente, dalla televisione agli smartphone. Per fare qualche esempio, si gioca sui doppi sensi anche per prodotti che non c’entrano nulla con il corpo femminile, dove si vedono donne sdraiate, ammiccanti (vedi immagini: “Valutazioni generose”, “Amanti della carne”, “A me piace nero”). Emblematica una pubblicità per un marchio americano di abbigliamento per bambini, in cui si vede il maschietto che indossa una maglia su cui è disegnato Einstein e la frase “Qui si gettano le basi del tuo futuro”, mentre la bambina, con in testa delle orecchiette finte, indossa una maglietta una rosa con scritto “La farfallina sociale”.

LE DISCRIMINAZIONI DI GENERE SI RIVERSANO ANCHE SUL MONDO DEL LAVORO.

“Assolutamente sì. Come sindacato svolgiamo parte attiva nel chiedere maggiori diritti. Purtroppo manca ancora un sistema di welfare che permetta di mantenere il proprio lavoro anche occupandosi della sfera familiare. Spesso accade che le donne (solitamente ritenute responsabili della cura di casa, famiglia, parenti anziani, disabili, ecc) debbano prendere un part time oppure lasciare il proprio impiego. Per un meccanismo perverso, di conseguenza, sono più spesso gli uomini ad avanzare di carriera.

Un recente dato ha evidenziato che 20 mila donne neo mamme sono state costrette a dimettersi perché non riuscivano a seguire i proprio figli a causa della mancanza di supporti adeguati per riuscire a continuare a lavorare. Dato che nel 2018 in Italia è impensabile.

Tra le altre battaglie, abbiamo chiesto di appoggiare in Senato una proposta di legge che preveda il riconoscimento della figura dei “caregiver”, ossia di coloro (donne o uomini) che si prendono cura dei famigliari a casa (anziani, disabili…), spesso costretti a chiedere riduzione dell’orario di lavoro, riconoscendo il valore sociale ed economico che questo ruolo riveste per la società.

Molte volte le lotte iniziate dalle donne, come quella per l’ottenimento del contratto part-time, si sono estese poi a beneficio di tutta la collettività.

Un’altra conquista è stata la costituzione all’interno delle aziende pubbliche dei CUG (Comitati Unici di Garanzia) che hanno il compito di raccogliere le denunce di violenza e di mobbing nei luoghi di lavoro, fisiche e psicologiche. Si tratta di un ruolo solamente propositivo, le vittime dovranno poi andare avanti da sole a livello legale, ma sono comunque passi avanti.

Molto importanti sono i Centri contro la violenza, come quelli coordinati dalla UDI (Unione Donne Italiane), dove sono presenti avvocati, psicologi, case rifugio dove è possibile essere seguite dai primi passi al percorso successivo alla denuncia di violenza”.

ANCHE I CASI DI FEMMINICIDIO SONO IN AUMENTO.

“Sì. Anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha messo l’accento sulla questione culturale che investe il paese legata al femminicidio. Il problema proporzioni talmente grandi che si può parlare di strage. Le donne sono ormai trattate come se fossero degli oggetti e possono essere quindi usate, distrutte e buttate nella spazzatura.

I casi di femminicidio aumentano esponenzialmente e l’aspetto drammatico è che così come si abbassa l’età delle vittime si abbassa anche quella dei carnefici”.

COME SI PUÒ AGIRE PER CONTRASTARE GLI STEREOTIPI?

“In diversi modi, ma sicuramente, secondo il mio parere, bisogna cominciare dalla cultura. 

Per questo motivo lavoro molto con le scuole, in particolare elementari, ma anche superiori. Con i bambini ho riscontri bellissimi, perché sono ancora senza pre-giudizi. Un giorno, dopo un incontro in classe, una bambina di circa 9 anni ha detto davanti a tutti:”Stasera dirò a mia madre che d’ora in avanti dovrà fare apparecchiare la tavola anche a mio fratello”. Bisogna partire dai cittadini del futuro per vedere dei cambiamenti. 

Un altro problema è anche legato all’informazione. Dato che ormai online si può trovare qualsiasi cosa, qualsiasi immagine, qualsiasi linguaggio. Questo fa sì che crescano persone inconsapevoli della pericolosità di determinati stereotipi e pre-giudizi. I ragazzi sono sempre più esposti ai messaggi massivi che provengono dai media e si registra un aumento dei casi di cyberbullismo, di problemi di alimentazione e accettazione del proprio corpo, a causa di canoni estetici proposti nelle pubblicità. Tutto questo si può combattere con la consapevolezza e la diffusione di cultura”.

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