Elezioni comunali 2018, Home — 12 giugno 2018 alle 09:07

ELEZIONI IMPERIA 2018, LA VOCE DEGLI SCONFITTI: SEPE, SARDI E CASANO. “RISULTATO DELUDENTE, MANCHERÀ UN’OPPOSIZIONE IMPORTANTE”

Prendono la parola Maria Sepe (Potere al Popolo), Alessandro Casano (Alternativa indipendente) e Lucio Sardi (Sinistra in Comune), rimasti fuori dai giochi alle elezioni comunali del 10 giugno a Imperia

di Redazione

Schermata 2018-06-11 alle 18.17.35

Il primo turno delle elezioni comunali a Imperia ha visto il netto vantaggio dell’ex ministro Claudio Scajola, il quale andrà a ballottaggio, il prossimo 24 giugno, con Luca Lanteri, candidato della coalizione del centrodestra.

Guido Abbo è in terza posizione, quindi non potrà ambire al titolo di sindaco, ma, insieme a Maria Nella Ponte, farà parte dell’opposizione in consiglio comunale.

Chi invece è rimasto fuori dai giochi, oltre al candidato genovese Carlo Carpi, sono Maria Sepe (Potere al Popolo), Alessandro Casano (Alternativa indipendente) e Lucio Sardi (Sinistra in Comune).

I tre candidati sono stati raggiunti dai microfoni di ImperiaPost per un commentoa freddo” dei risultati delle elezioni.

Lucio Sardi

“Oltre a essere un risultato deludente, certifica che il tipo di proposta, anche se a volte apprezzata nei dibattiti, non ha riscontrato l’appoggio dell’elettorato, che si è polarizzato molto sui papabili al ballottaggio. La nostra proposta essendo meno identitaria ha pagato un prezzo più alto a causa dei meccanismi di polarizzazione, sfida, voto utile, tra candidati più autorevoli. Siamo stati sorpresi negativamente, nessuno si aspettava un risultato così modesto”.

Quali sono secondo lei le ragioni di questo insuccesso?

“Le condizioni politiche erano contro di noi. La rottura del fronte unico della sinistra, la fase del voto utile in un secondo momento, il quadro politico nazionale non ci consentiva di appoggiarsi con un riferimento politico chiaro, dato che l’area della sinistra è molto complicata. Però eravamo convinti di essere riusciti a recuperare. 

Avevamo meno candidature, siamo partiti in ritardo. I candidati militanti si sono spesi benissimo, hanno lavorato molto bene, anche in termini di impegno e presenza. Il primo punto di partenza è stata la divisione. Per noi un colpo duro. Ho deciso di impegnarmi, nonostante la situazione molto difficile, perché pensavo fosse necessario fare un tentativo, un atto di generosità. Sono uscito settimo e settimo sono rimasto, ultimo, a parte Carpi”.

Un consiglio senza un’opposizione di Sinistra, come si prospetta?

“Questa è la nota dolente. Alla fine l’elettore ha sempre ragione, ma in questa fase non ha ragionato su cosa significasse avere o non avere un’opposizione di un certo tipo. Te ne accorgi quando non ce l’hai più. L’opposizione ha perso una parte importate.

La volontà di avere una presenza di un’opposizione in consiglio per avere una discussione di livello non ha prevalso sull’idea di partecipare alla sfida al ballottaggio. La polarizzazione ha prosciugato la sinistra.

Questa assenza si vedrà. È il nostro rammarico più grande. La lista “Sinistra in Comune” aveva proprio questa idea, la volontà di difendere un presidio, ma non ci siamo riusciti”.

Come agirete adesso? Penserete a cercare di riunire la sinistra?

“Faremo un’analisi tra di noi sull’esito, le cose su cui non abbiamo recriminazioni è il nostro impegno. Dobbiamo ragionare su quello che è costruire qualcosa di apprezzato e sostenuto dal voto. Ognuno farà le sue valutazioni.

Quello che emerge dai risultati è che a sinistra e a centrosinistra non esce nessuno bene. Sarebbe intelligente fare una discussione, cosa che è mancata. Aldilà delle alleanze, non c’è stato un confronto in questo contesto. Avremmo valutato altre opzioni, ma non si è nemmeno iniziato il discorso.

Quando la giunta Capacci è andata in crisi si sarebbe dovuta aprire una discussione sul fatto che una parte della maggioranza sia andata nel centrodestra, ma non si è fatta.

Nonostante il centrodestra spaccato e la lotta fratricida, si è ricostituito un blocco elettorale di potere degli anni 2000, con il centrodestra padrone della città. È un fatto che lascia interdetti. In un tempo rapido il fallimento di un’esperienza ha lasciato ricostruire il consenso nonostante la crisi del centrodestra”.

Come vi comporterete al ballottaggio?

“È un ballottaggio difficile e semplice. Difficile perché è un ballottaggio che non vorresti mai vedere, tra due centrodestra. La parte semplice è che non esiste nessun ragionamento politico in questo caso. Al di là dei ruoli, sono due soggetti che sono stati tra i maggiori responsabili nelle vicende peggiori dal porto e non solo, anche per altre questioni come la cementificazione. Oggi Scajola denuncia il partito del cemento. L’elettorato imperiese dovrà fare una considerazione. L’astensione è largamente probabile, mentre qualcuno farà la scelta meno problematica.

Noi non diamo nessuna espressione, gli elettori valuteranno. I due candidati sono pari e come tali dovranno conquistare l’elettorato. ci auguriamo che migliorino le loro posizioni. Li abbiamo sentiti ecologisti, ma manca la credibilità”.

Un pronostico?

“Lo scenario non è facile da leggere. Credo che forse Scajola da un lato si sia mosso più trasversalmente, nei fatti si è conquistato un pezzo di elettorato grillino, ha trasformato il voto di protesta su di sè. Il centrodestra qualche mese fa ha vinto ma non aveva questi numeri. Il M5s si è eroso. Non si sa se Scajola ha già fatto il pieno oppure potrebbe avere capacità espasnsaive. Stessa cosa per il centrodestra, che potrebbe incanalare i voti di rifiuto contro Scajola. L’esito è sicuramente incerto”.

Maria Sepe

“Con un po’ di senno, sono trascorse un po’ di ore, possiamo dire che siamo comunque soddisfatti del risultato raggiunto, ci siamo posizionati come l’unica alternativa radicale di sinistra, dove per radicale non intende estrema, ma differente, in una direzione ostinata e contraria, rispetto a quella che è stata considerata qualche giorno fa.

Difficile posizionarsi, perché la sinistra che non ci piace è quella che va da LEU a centrosinistra PD che si posiziona in un modello economico europeista, fondato sui mercati e asservimento alle banche. Noi siamo radicali perché siamo totalmente differenti”. 

Forse ha influito la divisione all’interno della sinistra?

“Non ci siamo mai divisi, a livello programmatico si sono condivisi molti punti, ma quello che ci tiene separati è questa concezione dell’economia e dello sviluppo economico. Noi per il resto siamo aperti, ci consideriamo un progetto aperto a vocazione maggioritaria, per allargare sempre di più la presenza all’interno del nostro movimento”.

Ciò che ha segnato è il fatto di non aver conquistato nemmeno un seggio in consiglio comunale. 

“Certo, dispiace non aver avuto la possibilità di guadagnare anche solo una posizione in consiglio comunale, sarebbe servita a rosicchiare le caviglie a uno schieramento chiaramente di destra. Siamo preoccupati dal futuro che potrà avere Imperia, considerati gli schieramenti che andranno al ballottaggio e in questo contesto matureremo e pianificheremo le nostre battaglie per le persone più svantaggiate. Mi viene sempre da pensare ai 70 dipendenti dell’Agnesi che tra poco non avranno più a disposizione gli ammortizzatori sociali e Colussi ha già annunciato oltre 100 esuberi”.

Cosa non ha funzionato?

“Non parlerei cosa non ha funzionato, perché abbiamo fatto tutto quello che abbiamo potuto compatibilmente alle risorse che abbiamo, economiche, umane, con la difficoltà di agganciare questo progetto alle persone a Imperia. La compagine politica imperiese è molto liquida.

Siamo estremamente fiduciosi, metteremo in campo dei progetti. Non abbiamo indugiato molto su cosa non ha funzionato perché siamo consapevoli di essere poco conosciuti e che ci portiamo dietro un’eredità che non ci appartiene, come costola di una sinistra che non c’è più. Non siamo una costola, siamo Potere al Popolo e basta. Non sono in grado di dire se ci sarà un’alleanza, siamo disponibili ad accogliere eventuali nuove istanze e a dialogare. Chi ha perso deve fare un’analisi delle motivazioni che hanno determinato la sconfitta. Riteniamo di aver raggiunto in ogni caso un buon risultato. Evidentemente non siamo ancora cresciuti abbastanza per questo, ma sappiamo di poterlo fare”.

Come vi comporterete al ballottaggio?

“Devo dire la verità non ho ancora ragionato con i miei compagni del gruppo politico. Siamo profondamente distanti anni luce da entrambi gli schieramenti politici. Chi vince? Non saprei rispondere, è anche piuttosto irrilevante. Sono lontani dal nostro modo di vedere la città”.

 

Alessandro Casano

“Per il momento, al di là di analisi politiche, mi limito a ringraziare tutti gli amici che hanno contribuito a costruire la squadra rendendosi protagonisti di qualcosa di unico nel triste panorama politico imperiese. Un risultato numericamente piccolo ma enorme sotto il profilo del valore di ogni singolo voto. Voti liberi, senza padroni e senza padrini, senza clientele, voti di opinione e di testimonianza civica.

E comunque, senza padrini, abbiamo fatto meglio di altri, anche del partito (p minuscola) da cui ci siamo distaccati con sommo disgusto.

La nostra non è una sconfitta perché è la vittoria delle idee e della libertà. Se fosse una battaglia a noi toccherebbe l’onore delle armi“.