ELEZIONI 2018. IL BALLOTTAGGIO TRA SCAJOLA E LANTERI È LA SCONFITTA DI IMPERIA/L’EDITORIALE

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Il ballottaggio che vedrà di fronte domenica 24 giugno Claudio Scajola e Luca Lanteri è una sconfitta per la città
di Imperia. Non per i protagonisti della competizione elettorale, che hanno esercitato un proprio diritto, ovvero…

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Il ballottaggio che vedrà di fronte domenica 24 giugno Claudio Scajola e Luca Lanteri è una sconfitta per la città di Imperia. Non per i protagonisti della competizione elettorale, che hanno esercitato un proprio diritto, ovvero candidarsi Sindaco per amministrare la propria città, quanto per le prospettive di un’Imperia che, per guardare avanti, si trova obbligata a guardare indietro.

Gli imperiesi, intrappolati in una sorta di girone dantesco, si sono trovati nella condizione piuttosto singolare di affidarsi, per la rinascita della città, a Claudio Scajola e Luca Lanteri, coloro che, per ragioni diverse, erano considerati tra i maggiori colpevoli del tracollo della città. Cura e malattia allo stesso tempo, specchio di una cittadina ormai da diversi anni coacervo di contraddizioni.

Un’antitesi che trova origine nell’incapacità di ricostruire una classe dirigente dopo la crisi del centrodestra targato Scajola. Responsabilità che vanno suddivise equamente tra le principali forze politiche cittadine.

L’immobilismo di Lega e Forza Italia

La Lega, nonostante l’ascesa del partito e del suo leader Matteo Salvini, a Imperia continua a essere un oggetto misterioso. Dopo il drammatico, politicamente parlando, risultato delle comunali del 2013 (1,96%), il “Carroccio” non è riuscito a formare nel capoluogo ligure una classe dirigente degna di tal nome. A livello locale l’esponente di spicco è Monica Gatti, tanta buona volontà, ma scarsa esperienza. Alle spalle un mandato da consigliere comunale durante la giunta Strescino e poco altro. Il dato delle preferenze alle comunali appena terminate è eloquente: 193, da capolista.

Il segretario cittadino, Giulio Filieri, tra la gente comune è uno sconosciuto.  Alessandro Piana, di Pontedassio, neo presidente del consiglio regionale, si è reso protagonista di sporadiche apparizioni nel panorama politico locale condite da spot elettorali anti-migranti. Troppo poco per poter pensare di sorreggere il peso di un partito che, a livello nazionale, governa ormai da protagonista.

Emblema delle difficoltà di un partito ancora senza spina dorsale a Imperia, l’affaire Ambrosini. L’ex segretario provinciale del “Carroccio” è stato messo alla porta per aver espresso pubblicamente il proprio gradimento per Claudio Scajola. Politicamente, quello della Lega, è stato un autogol, anche piuttosto goffo. Non c’era modo migliore, infatti, per tradire, di fronte all’elettorato, un chiaro e palese timore reverenziale verso l’ex Ministro.

Per quanto riguarda Forza Italia parlano i dati delle preferenze. In ordine, i più votati della tornata elettorale appena trascorsa sono Gianfranco Gaggero, Antonello Ranise, Piera Poillucci e Ida Acquarone. Le stese facce, gli stessi candidati di 15-20 anni fa. Difficile, per gli elettori, scinderli da Claudio Scajola, con cui hanno condiviso un lungo percorso politico e amministrativo. Nessun ricambio generazionale, un partito che non vive, ma sopravvive. Il leader a livello locale, Marco Scajola, assessore regionale, che avrebbe dovuto guidare l’esercito delle nuove leve, non si è mai davvero esposto in prima persona nel corso della campagna elettorale, se non quando è stato tirato per la giacchetta dallo zio Claudio. Non ha mai incarnato l’ideale del cambiamento, come un giocatore di scacchi più preoccupato a salvaguardare le proprie pedine che ad insidiare quelle degli avversari.

Fratelli d’Italia non ha fatto meglio. Alessandro Casano, tra le poche novità in materia di politica locale, ha espresso perplessità sul nome di Luca Lanteri come papabile candidato Sindaco del centrodestra. Isolato dal partito, seppur capogruppo in carica, si è dimesso dal direttivo. Una gestione superficiale del confronto interno che Fratelli d’Italia ha pagato a caro prezzo alle urne con un imbarazzante 1,46%.

Giovanni Toti, presidente della Regione, ha provato a dare una rinfrescata a un quadro politico stantio impegnandosi, insieme ai colleghi della Lega, per portare a Imperia esponenti politici di rilievo nazionale, dalla Meloni a Salvini, da Gasparri a Lupi. Una strategia che però non ha funzionato. Troppo evidente il tentativo di nascondere le lacune di una classe politica locale inadeguata. Se il candidato è Lanteri, la faccia, sui manifesti non può e non deve essere quella di Matteo Salvini.

Il Pd, Abbo e una campagna elettorale da radical chic

Il ballottaggio Scajola-Lanteri è figlio dell’incapacità del Pd di rappresentare un’alternativa credibile. Dopo il crollo del centrodestra, nel 2013, il Partito Democratico invece di prendere in mano le redini della città dopo anni di opposizione, ha messo la testa sotto la sabbia. Troppa, evidentemente, la paura di mettersi in gioco. Messi da parte tutti i propri papabili candidati, da Verda a Zagarella, passando per Giordano,  ecco nascere l’ipotesi dell’alleanza con l’acerrimo nemico politico Paolo Strescino e la candidatura a Sindaco di Carlo Capacci, da sempre vicino al centrodestra. Un suicidio politico, non solo perché ha partorito un’amministrazione instabile e mai davvero compatta, ma anche perché di fatto, virando verso il centro, ha cancellato in un batter d’occhio un centrosinistra che, negli anni precedenti, aveva saputo costruire un’opposizione seria e concreta.

Venendo ai giorni nostri, dopo aver sbattuto la porta e aver abbandonato la Giunta Capacci a pochi mesi dal voto, il Pd ha tentato di ricucire lo strappo individuando nel vicesindaco Guido Abbo il candidato ideale per riproporre alle elezioni la stessa coalizione vincente nel 2013. Una scelta già di per se piuttosto cervellotica, per di più non sostenuta successivamente con convinzione in campagna elettorale.

Guido Abbo (non ce ne voglia l’ormai prossimo ex vicesindaco) ha condotto una campagna elettorale blanda, senza energia, senza grinta, all’insegna del “volemose bene”, lanciando messaggi totalmente opposti a quelli che dovrebbero caratterizzare una sana competizione elettorale. “Siamo qui per divertirci, per stare insieme” ha ripetuto più volte durante i suoi comizi, per la verità molto brevi, inframezzati da aperitivi, sorrisi e pacche sulle spalle. Il tutto di fronte a una città allo sbando, alla ricerca di una guida determinata, pronta a sporcarsi le mani per risollevare le sorti di Imperia. Tutto, insomma, fuorché il radical chic incarnato dal candidato Sindaco del centrosinitra, lontano anni luce dal cittadino comune. Abbo non ha trasmesso voglia di vincere, forse perché neanche lui stesso credeva veramente nella vittoria.

E questa è una colpa da condividere con il Pd, protagonista di una campagna elettorale asettica, fatta di slogan e concetti ormai superati, nei modi e nei tempi. Una campagna elettorale improntata sui 18 milioni di euro della pista ciclabile, presentati come la cura per tutti i mali. Messaggio di una banalità disarmante per un partito che dovrebbe, o meglio, vorrebbe rappresentare una larga fetta di elettorato. Anche per quanto riguarda il Pd, basta dare un rapido sguardo ai più votati nell’ultima tornata elettorale per constatare che da 20 anni a questa parte nulla è cambiato: Enrica Chiarini, Fabrizio Risso, Giuseppe De Bonis, Pietro Mannoni, Gianfranca Mezzera. Il ricambio generazionale tanto evocato non c’è stato. Le famiglie predominanti nel partito sono sempre le stesse: Barbagallo, Vassallo, De Bonis.

Enrica Chiarini è la nipote di Giovanni Barbagallo, consigliere regionale in carica, Gianfranca Mezzera è la moglie di Fulvio Vassallo, storico esponente del centrosinistra locale, Giuseppe De Bonis è il fratello di Antonio De Bonis, segretario cittadino in carica.

Una sinistra autolesionista

L’alleanza tra il Pd e Imperia Bene Comune, progetto politico che aveva raccolto la varie anime della sinistra imperiese, avrebbe potuto garantire un futuro a medio-lungo termine al centrosinistra. La storia racconta invece di un Pd che ha virato verso il centro e di una sinistra che ha deciso di sciogliere Imperia Bene Comune per presentarsi separata alle elezioni amministrative. Risultato? Pd neanche al ballottaggio e Potere al Popolo e Sinistra per Imperia fuori dal consiglio comunale. L’assenza della sinistra in consiglio comunale è, oggettivamente, un passo indietro sotto il profilo del dialogo politico e del confronto democratico. Un vero peccato.

Difficile imputare qualche responsabilità agli elettori, ormai rassegnati a una sinistra autolesionista, incapace anche di mantere quanto di buono costruito negli ultimi 5 anni con Gianfranco Grosso e Mauro Servalli in consiglio comunale. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Un Movimento Cinque Stelle debole e litigioso

A Imperia il Movimento Cinque Stelle non è mai riuscito a conquistare la fiducia degli elettori. Candidati troppo deboli, il più delle volte sconosciuti, alcuni dei quali addirittura di fuori Imperia, non hanno contribuito ad accrescere, come accaduto invece a livello nazionale, il consenso del movimento pentastellato. A Imperia , inoltre, il M5S è stato lacerato da liti e tensioni interne e lo scorso mandato, il primo dell’era grillina, ne ha minato la credibilità, tanto che le urne hanno fatto registrare un calo del consenso, dall’8,13% del 2013 al 5,91% del 2018. Senza contare le polemiche sulla scelta del candidato Sindaco, ricaduta su Maria Nella Ponte, per altro invisa a una parte del Movimento, dopo un confronto interno molto acceso.

…E Claudio Scajola si frega le mani

L’incapacità di formare una classe dirigente adeguata ha riportato in auge Claudio Scajola.  Addirittura imbarazzante il confronto con gli avversari sotto il profilo politico e dialettico.  L’impressione è che “Claudio”, come lo chiamano oggi alleati ed elettori, incarni nell’immaginario comune la figura dello sceriffo che riporta l’ordine in città. L’ascesa dell’ex Ministro evidenzia la pochezza disarmante della classe politica imperiese, incapace di produrre anche solo una vera alternativa a uno Scajola che, a 70 anni, appare ancora in grado di fare il bello e il cattivo tempo. Per Imperia è una sconfitta. Scajola più volte ha ribadito un concetto in campagna elettorale ‘Non è vero che Imperia è senza identità’. Ci sentiamo di contraddirlo. Imperia è senza identità e senza personalità. Se così non fosse domenica 24 giugno non avremmo un ballottaggio tra Claudio Scajola e Luca Lanteri.

Mattia Mangraviti e Gabriele Piccardo 

 

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