Home, Sport — 22 giugno 2018 alle 13:13

RUGBY: CINQUE GIOVANISSIMI DELL’IMPERIA AL CAMPO “CARLO ANDRONE” DI RECCO PER UN ALLENAMENTO

Domenica 16 giugno, caldo africano e una bella sorpresa. Su una somma di undici presenti, compresi quelli di altre società, la “lontana” Imperia rugby porta ben cinque elementi, guidati dal tecnico, motivatrice e mamma

di Redazione

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Giada Mesiano, Valerio Goggi, Giorgio Papone, Alessandro Bocchi e Loris Csizonski: ecco cinque moschettieri della classe 2006/2007 facenti parte dell’Imperia rugby che hanno raggiunto il non vicino storico campo sintetico del Carlo Androne di Recco per un intenso allenamento molto particolare.

Domenica 16 giugno, caldo africano e una bella sorpresa. Su una somma di undici presenti, compresi quelli di altre società, la “lontana” Imperia rugby porta ben cinque elementi, guidati dal tecnico, motivatrice e mamma, nonché giocatrice “girls mom” Viviana Bousquet.

Un successone e questo perché il rugby ad Imperia piace e soprattutto piace ai bambini per la competenza dei tecnici e la coesione dell’ambiente. Ed è così che quando ci si muove, ci si muove in massa. Il motivo della trasferta è però la selezione estiva che porterà a fine settembre alle finali di TAG rugby di Rimini inserito nel Torneo CONI + KINDER sport. A Recco undici giovanissimi si sono impegnati con varie prove, di stampo ludico, ma comunque tutte indirizzate all’apprendimento del gioco del rugby.

Hanno seguito tecnicamente questo impegno Massimiliano Zorniotti d’Imperia, Mario Fusco, e, a livello burocratico il vice presidente FIR Liguria Gian Carlo Ricci, e il Consigliere FIR Liguria, Fabio Nardi, il quale sull’argomento ha voluto precisare che: “Sono alcuni anni che siamo impegnati con questa nuova formula di rugby con le tag, che offre parecchi vantaggi soprattutto per i bambini che si approcciano al mondo del rugby.

In questo gioco non viene praticato il placcaggio, sostituito dall’arresto dell’azione semplicemente staccando, appunto, questa fascia collegata ad una cintura indossata dai giovani. È sicuramente un approccio più tranquillo, più sereno, s’incorre in meno rischi d’infortuni, e, se soprattutto se si riesce a giocare in modo appropriato, non ci sono bimbi che rischiano cadute e scontri esagerati, pertanto annullando tutti i possibili incidenti dovuti al contatto fisico del rugby tradizionale”. Nella formazione delle categorie più giovani, del resto, non si bada al risultato, ma al miglioramento: motricità, abilità, movimento.

Per questo il “tag rugby” o “rugby con le code” piace tanto a questi bimbi che hanno appena iniziato a giocare appena a settembre 2017. L’attività ha un futuro e ce lo insegnano movimenti molto avanzati rispetto a quelli italiani, come accade in Nuova Zelanda. Secondo Nardi c’è futuro per l’attività: “ Credo di si – chiosa NARDI – in quanto questo è un tipo di gioco che si può praticare alla spiaggia, lo puoi mettere in piedi in un piazzale, il numero dei giocatori può cambiare a piacere, insomma si può esprimere su qualsiasi terreno, in qualsiasi posto, non esiste contatto fisico, non ci sono cadute. Credo che comunque avrà un certo successo in quanto il TAG rugby stimola certi atteggiamenti del giocatore, come quello di eludere l’avversario, che poi diventerà basilare più avanti quanto gli stessi saranno impegnati con la versione del rugby con il contatto.

Il CONI ha sposato questa proposta della FIR proprio per partecipare a questi giochi del CONI in modo accattivante. L’anno scorso abbiamo partecipato alle finali a Senigallia – ammette orgogliosamente il Consigliere ligure FIR – ottenendo un bel successo piazzandoci al terzo posto con numerose squadre partecipanti, dietro solo Lazio e Lombardìa, e questo con la classe 2004.

Oltre tutto il TAG rugby è un gioco dove possono parteciparvi contemporaneamente maschi e femmine. A Senigallia le partite furono arbitrate dagli stessi giovani, con l’agevolazione in campo di un tutor, discorso che non è nel regolamento ma l’organizzazione in quella occasione ha voluto inserire questa variabile la quale aiuta anche i bambini ad avere un approccio più sereno durante la partita, in quanto VESTIRE i panni dell’arbitro li aiuta a giocare meglio, in modo pià serio e corretto, e così si capisce direttamente cosa vuol dire rispettare le decisione di un arbitro.”

A settembre, quindi, ci saranno altri allenamenti, e magari qualche confronto competitivo, necessario per avvicinarsi in modo idoneo alle attesissime finali di Rimini.