Cronaca, Home — 2 luglio 2018 alle 15:25

IMPERIA: TENTATO OMICIDIO, IL TRIBUNALE DEL RIESAME DISPONE IL TRASFERIMENTO DI NADHIR GARIBIZZO NELL’UNITÀ PSICHIATRICA DEL CARCERE DI LA SPEZIA/ I DETTAGLI

I giudici hanno ritenuto prevalente la pericolosità sociale dell’ex medico imperiese anche a fronte della perizia che ha rilevato un disturbo paranoide della personalità disponendo nuovamente il carcere.

di Redazione

Garibizzo

Nadhir Garibizzo, 59 anni, in carcere con l’accusa di tentato omicidio di uno dei due figli dell’avvocato imperiese Elena Pezzetta, sarà trasferito nell’unità psichiatrica del carcere di La Spezia. È questa la decisione assunta questa mattina dal tribunale del riesame genovese a fronte dell’istanza dell’avvocato Andrea Artioli con cui, dopo la convalida dell’arresto, aveva chiesto la scarcerazione o in subordine gli arresti domiciliari oppure il ricovero in una casa di cura.

I giudici hanno ritenuto prevalente la pericolosità sociale dell’ex medico imperiese anche a fronte della perizia che ha rilevato un disturbo paranoide della personalità disponendo nuovamente il carcere. 

L’uomo, lo ricordiamo, si era introdotto all’interno dell’abitazione del suo ex legale armato di coltello e di alcune corde contenute in una sacca. Garibizzo, secondo la ricostruzione della Procura, si sarebbe scagliato contro il minore sdraiato sul divano ma fortunatamente è stato bloccato dal padre dello stesso con l’aiuto di un amico.

Nell’istanza, l’avv. Artioli ha evidenziato la versione di Garibizzo che a suo dire voleva solo parlare con il marito della Pezzetta delle sue sue cause civili costringendolo, se necessario, con l’uso di alcune corde. Per quanto riguarda il coltello che Garibizzo aveva in pugno, il suo legale ha affermato che “se lo era portato dietro perché aveva timore di una reazione da parte del marito della Pezzetta. Riteneva che la sua incolumità fosse a repentaglio. Si tratta poi di un coltello da cucina, per tagliere le mele, con un seghettino, non con una lama affilata. 

L’omicidio dell’amante, il carcere e il ritorno alla libertà

Garibizzo è tornato in libertà nel 2011 dopo aver scontato 10 anni di carcere per l’omicidio della sua amante.

Condannato in primo grado a 15 anni e in appello a 12 , usciì nel 2011 beneficiando della buona condotta e dell’indulto. Nel dettaglio, strangolò l’amante nel studio sotto i portici di via Bonfante per poi occultarne il cadavere in un baule abbandonato presso un casolare di Aurigo.

 
 
 
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