Attualità, Home — 5 luglio 2018 alle 11:14

MINACCIÒ L’ARBITRO MASSA DOPO JUVENTUS-MILAN, IL PROCESSO SI CHIUDE CON LETTERA DI SCUSE E RISARCIMENTO DANNI/ L’UDIENZA

Si è chiuso con un accordo tra le parti il processo che vedeva imputato un 63enne, un operaio in pensione, residente nella provincia di Lecco, tifoso del Milan, accusato di aver minacciato di morte l’arbitro imperiese Davide Massa

di Redazione

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Si è chiuso con un accordo tra le parti il processo che vedeva imputato un 63enne, un operaio in pensione, residente nella provincia di Lecco, tifoso del Milan, accusato di aver minacciato di morte l’arbitro imperiese Davide Massa a seguito del match Juventus-Milan, del 10 marzo del 2017, vinto dai bianconeri con un discusso calcio di rigore al 97′.

Questa mattina, dinnanzi al giudice Sonia Anerdi, è stato prima ascoltato Massa e successivamente l’avvocato Vinicio Tofi, difensore dell’imputato presente in aula assieme alla moglie, ha reso nota la lettera di scuse scritta dal suo assistito e l’accordo risarcitorio stipulato tra le parti. Il giudice, con l’assenso del vice procuratore onorario Andrea Pomes, ha sentenziato il “non luogo a procedere” a seguito della remissione di querela da parte dell’arbitro Massa.

La vicenda

Secondo la ricostruzione degli inquirenti l’uomo avrebbe utilizzato il proprio Iphone per chiamare la sezione arbitri di Imperia, parlando con il presidente Alessandro Savioli al quale avrebbe rivolto insulti e minacce nei confronti di Massa.

Gli agenti della Digos si sono subito messi sulle tracce dell’autore individuando l’indirizzo e procedendo con una perquisizione che ha dato esito positivo. Infatti, è stato rinvenuto il telefono dal quale è partita la chiamata minatoria e altre attrezzature informatiche analizzate poi dalla polizia scientifica. 

Il commento di Alessandro Savioli

“Noi arbitri siamo abituati a ricevere insulti a ogni tipo, ma quando si passa alla minaccia di morte non stiamo fermi. Per questo siamo voluti andare fino in fondo, di modo che sia da esempio per tutti. Ho seguito questa storia in primis per Massa, ma anche per tutti i miei associati, per tutelarli. Non siamo disposti a subire minacce gratuitamente. Anche perché quando ricevi una telefonata non sai mai chi c’è dall’altra. Spero che questo serva da insegnamento per chiunque volesse fare la stessa cosa, dato che una telefonata è costata molto cara. È doveroso ringraziare la Digos per l’ottimo lavoro, poiché in poco tempo sono riusciti a risalire al colpevole”.