Home, Politica — 3 ottobre 2018 alle 13:15

ALLOGGI ILLEGALI, LO SONO IL 60% DEGLI AFFITTI SU AIRBNB

E, a certificare il tutto, c’è anche l’indagine recente di Federalberghi, secondo cui su Airbnb sono irregolari 6 affitti su 10, e che gli alloggi fuorilegge sono aumentati del 25 per cento nel corso degli ultimi due anni.

di Redazione

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Il mercato delle locazioni brevi? Non sta certamente attraversando il suo periodo più agevole: tra tassa di soggiorno e concorrenza sleale esercitata dagli affitti irregolari che proliferano in buona parte dei circuiti internazionali e nazionali, non si può certamente dire che il presente e il futuro a breve termine per le strutture alberghiere non sia piuttosto sfidante.  E, a certificare il tutto, c’è anche l’indagine recente di Federalberghi, secondo cui su Airbnb sono irregolari 6 affitti su 10,  e che gli alloggi fuorilegge sono aumentati del 25 per cento nel corso degli ultimi due anni.

Insomma, i dati della federazione di settore non sono certamente idilliaci, e confermano le cattive impressioni sull’esplosione del business degli alloggi illegali a basso costo, e l’incidenza della tassa di soggiorno e altre potenziali barriere a livello locale. Dati che, peraltro, Federalberghi ha voluto diramare nei confronti del ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio, domandando al governo un intervento urgente per poter disciplinare quella che è stata definita una “giungla”, ovvero il mercato delle locazioni brevi.

La situazione è particolarmente emblematica proprio nelle zone a maggiore vocazione turistica. Nella Capitale, ad esempio, in due anni gli alloggi irregolari sono incrementati del 25,25 per cento, con illeciti che salgono al 64,77 per cento del totale degli appartamenti presenti su Airbnb.it (21.816 unità), il 68,94 per cento degli appartamenti disponibili per più di sei mesi (23.218 unità) e il 63,33 per cento di quelli gestiti da host che offrono più di un alloggio (21.329 unità).

Insomma, dati che Federalberghi definisce correttamente come inequivocabili, e che gli albergatori affermano essere lo specchio di un business nascosto, e non certo – come vorrebbe sostenere qualcuno – di una mera forma integrativa di reddito. Bensì, attività economiche a tutti gli effetti, molto spesso a capo di inserzionisti che gestiscono più alloggi.

Particolarmente duro è stato il responsabile di Federalberghi per Roma e Lazio, Giuseppe Roscioli, che sottolinea come la maggior parte degli annunci pubblicati su Airbnb non si riferisce a una condizione dell’esperienza con il titolare, bensì si riferisce all’affitto di interi appartamenti in cui non abita nessuno. Non è nemmeno corrispondente a verità, rammenta altresì Roscioli, che si tratta di attività occasionali, visto e considerato che nella maggior parte delle ipotesi si tratta di appartamenti che vengono messi a disposizione per oltre sei mesi all’anno. Infine, conferma Roscioli, non è vero nemmeno che le nuove formule così contestate, servano per compensare la mancanza di offerta: il responsabile sottolinea come gli alloggi presenti su Airbnb siano concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove maggiore è la presenza di esercizi ufficiali.

Quindi, partendo da ciò, l’invito del  presidente degli albergatori, Bernabò Bocca, che a margine del censimento delle strutture parallele che vendono camere in rete, ha affermato di aver messo a disposizione questo elenco in favore di tutte le amministrazioni nazionali e territoriali, oltre che delle autorità di investigazione, affinché possano fare luce sul fenomeno, e in maniera tale che siano assunti provvedimenti urgenti come, ad esempio, l’istituzione con urgenza di un registro nazionale degli alloggi turistici.

Le considerazioni sono parzialmente diverse per quanto concerne gli affitti non brevi. Come ci rammentano gli ultimi dati forniti da alcune convergenti ricerche in materia, nel corso del 2017 i canoni di locazione sono cresciuti nelle grandi città in una forbice tra il 3 e il 4 per cento per i monolocali, tra il 2,5 e il 3,5 per cento per i bilocali e tra il 2 e il 3 per cento per i trilocali. Per tutte le tipologie il segnale sembra essere positivo e confortante, soprattutto in seguito a una diminuzione dell’offerta e alla migliore qualità della stessa.

In particolare, tra le città che hanno registrato l’incremento dei canoni più elevato ci sono Bologna e Milano, ma buono è altresì l’andamento a Roma (seconda città più cara per gli affitti, dopo Milano) e Firenze (al terzo posto in Italia). Per quanto attiene le caratteristiche della domanda, i potenziali locatori sembrano essere sempre più interessati alle soluzioni di qualità, ben arredate, in zone servite e luminose. Dunque, non solamente un affitto per “necessità” (si pensi agli studenti fuori sede), bensì anche per scelta consapevole ed economica, alternativa a quella del mutuo, per chi sta abbracciando il cambiamento culturale in atto che, lentamente, sta slegando gli italiani dal concetto di proprietà, privilegiando quello del possesso.