Imperia: una folla commossa per l’ultimo saluto al partigiano Carlo Trucco “Girasole”. “Sarà per tutti noi un continuo esempio”

Attualità Imperia

Nel pomeriggio di oggi, una calorosa folla si è riunita a Castelvecchio per dare l’ultimo saluto a Carlo Trucco. Presenti membri dell’ANPI e dei centri sociali del territorio

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Cimitero di Santa Maria Maggiore gremito per l’ultimo saluto a Carlo Trucco “Girasole”, uno dei protagonisti della resistenza imperiese, scomparso pochi giorni fa all’età di 92 anni.

Addio al partigiano “Girasole”, Carlo Trucco

Nato a Imperia il 22 dicembre 1925, Girasole, cresciuto in una famiglia antifascista, si iscrisse al partito comunista clandestino e si unì alla resistenza appena 18enne, combattendo a fianco del fratello Giovanni Battista “Titèn” e di Felice Cascione.

Trucco fu uno dei realizzatori del Museo della Resistenza di Carpasio, dove è conservata la barella con cui è stato soccorso Silvio Bonfante, “Il Cion”.

Il saluto a Girasole al cimitero di Santa Maria Maggiore

Nel pomeriggio di oggi, una calorosa folla si è riunita a Castelvecchio per dare l’ultimo saluto a Carlo Trucco. Presenti membri dell’ANPI e dei centri sociali del territorio.

Roberto Moriani – presidente di Anpi Porto Maurizio

“Nostro amico, nostro compagno, nostro maestro, il nostro Carlo Trucco, il partigiano Girasole. È nell’ordine delle cose, con l’età è nell’ordine delle cose lasciare questo mondo, andarsene. Come direbbero i credenti, rendere l’anima al signore.

Per le persone care è un dolore. Carlo aveva si 92 anni, ma era sempre giovane, infatti è stato ricordato, è stato salutato da tantissimi giovani e questo ci dice già molto di lui.

Io porgo il saluto della sezione Anpi alla quale Carlo apparteneva, la sezione di Porto Maurizio. Non so perchè da molti anni fosse iscritto alla sezione Anpi di Porto Maurizio, forse perchè si sentiva di Porto Maurizio. I miei compagni mi hanno chiesto di portare i loro saluti a Carlo.

Personalmente io ho vissuto moltissime esperienze insieme a lui, specialmente negli anni nei quali ho avuto la fortuna di lavorare nell’Istituto Storico come insegnante, per 7 anni. In questo periodo abbiamo avuto un intensissismo rapporto, abbiamo insieme partecipato a decine e decine di incontri, se non centinaia, con gli studenti delle scuole di tutta la provincia. Fin tanto che ha avuto la forza fisica, lui l’ha fatto.

Nonostante tutto non si sentiva superiore, ascoltava tutti. Si sforzava in ogni dove di esserci.

Nel terribile rastrellamento dell’ottobre del ’44 a Upega fece parte della squadra che portò in salvo l’ispettore Farini Carlo. Fu uno dei superstiti di quel rastrellamento.

Non ha mai mancato alla cerimonia di Saorge, non è mai mancato alla commemorazione di Upega. Eravamo continuamente assieme per queste cose, sin tanto che ha avuto la capacità fisica, anche con il bastone. Ultimamente ansimava un pochettino, però c’era.

Il fatto che siamo così numerosi a dargli il nostro ultimo saluto , credo che sia quello che più di tutto dice come era amato”.

Giovanni Rainisio – Presidente dell’Istituto Storico

Avevo circa 20 anni la prima volta che ho incontrato Girasole, Carlo, nella sezione del Partito Comunista Italiano. Era una sezione importante, una delle più grandi della provincia, una sezione di grandi famiglie.

Quella di Carlo era una famiglia di quattro fratelli e due sorelle, tutti impegnati nell’attività politica, tutti impegnati nell’attività partigiana, nel sociale, sindacati e organizzazioni di categoria.

I fratelli Trucco erano una forza, un punto importante, decisivo della sezione di allora, insieme agli altri. Tre erano partigiani e uno era prigioniero in Africa. Una grande famiglia antifascista che ha segnato con la propria presenza l’attività politica e l’attività antifascista del dopoguerra e durante la guerra di liberazione.

Carlo era il più giovane di tutti i fratelli e le sorelle, lui è stato l’ultimo a salire in montagna, a seguire i fratelli più anziani.

Sono passati 50 anni da quel giorno che ci siamo conosciuti la prima volta, mi aveva colpito il suo modo di ragionare.

Seneca diceva che ‘infinita è la velocità del tempo che si rivela di più a chi volge indietro lo sguardo’. Con Carlo, spesso, riflettevamo sul passato e riflettevamo su cosa è stata la resistenza e sul suo impegno in quella direzione.

Trucco era un conversatore intelligente e interessante, mai banale. La resistenza aveva significato Repubblica, Costituzione, voto alle donne, un nuovo Stato che significava pace, libertà, democrazia. Da giovani dicevamo sempre che ci sembrava poco. Ora che tutti quegli obiettivi sembrano messi in discussione, ci sembrano molto importanti i suoi ammonimenti.

Ora che la crisi segna le persone, le difficoltà economiche segnano i giovani, le disuguaglianze sociali, il razzismo, gli egoismi, le paure, si preannuncia un avvenire difficile. Vorrei che Carlo fosse qui per chiedergli: cosa dobbiamo fare oggi?

Quando ci vedevamo al Museo di Carpasio, che aveva contribuito a costruire, mi diceva: bisogna cogliere in tempo i sintomi del male, mettere in campo tutti gli antidoti e tenere la schiena dritta, esigere il rispetto della Costituzione. Sta a noi volgere in positivo le difficoltà di questi tempi. Ovidio ha detto ‘il creatore ha creato gli animali con faccia prona, ma agli uomini comandò di guardare eretti il cielo e volgere lo sguardo verso le stelle’.

Caro Girasole, sei stato un uomo saggio e intelligente, che ha lavorato molto, mai prepotente o presuntuoso. Eri anche critico, eri una persona che sapeva vedere i difetti e i limiti.

Oggi siamo qui a salutarti per l’ultima volta. Su questo poggio dal quale si domina la città e al quale sei voluto tornare alla fine della tua vita. Da qualunque parte ci troveremo, alzando lo sguardo ti potremo vedere. Sarà per noi un continuo richiamo a seguire il tuo esempio, a batterci per l’affermazione dei nostri comuni ideali”.

Donatella Alfonso

“Carlo spesso telefonava, telefonava a tanti. Telefonava tra le 10 e le 10.08 del mattino, non ho mai capito perchè avesse quell’orario, perchè avesse puntato l’orologio verso quell’ora.

Telefonava e diceva ‘Ti volevo far sapere che sono vivo’ . Era un suo dolcissimo modo di ricordare agli amici , che lui li pensava e che aveva cara l’idea che noi pensassimo a lui.

Per tutti noi che lo conoscevamo bene era impossibile non pensarlo. Nella sua dolcezza, mi è sempre piaciuto pensare che la sua vita da pasticcere gli abbia dato una mano a mettere un po’ di zucchero nelle parole che diceva.

In tutto il suo modo di essere così dolce e così coinvolgente sapeva però anche avere una volontà d’acciaio nel farti fare quello che voleva. A me è successo perché una dozzina di anni fa l’ho incontrato per la prima volta perché ho cominciato a scrivere la storia di Felice Cascione.

Avevamo scritto un primo articolo per il Venerdì di Repubblica ed era stato molto bello quel primo incontro. Da li ha cominciato a dirmi ‘ Tu devi scrivere la storia di Felice’ , io ho detto ‘ Si, ma magari’ e lui ha detto ‘No no, tu devi farlo’ e alla fine, voi lo sapete benissimo, non gli si poteva dire di no.

Sono convinta di una cosa, l’importanza che ha avuto Girasole per tanti di noi  a me ha cambiato molto la vita. Portandomi per mano nel raccontare la storia di Felice Cascione , di Fischia il Vento, nel farmi conoscere tante persone che hanno avuto a che fare con quella vicenda, tante persone che sono qui, tanti posti, tanti luoghi, io mi sono innamorata del ponente, e quindi è anche merito suo questo.

Lui sapeva esserci in quella maniera così dolce, così semplice, ma così decisa, sempre. Per me lui sarà sempre quel bel signore con la sua bellissima felpa di cui andava orgogliosissimo.

Lui ha dedicato tutta la vita a Cascione, a questa figura, l’ha dedicata a lui perchè ne aveva un rispetto e una stima immensa, più di qualsiasi altro partigiano, più di qualsiasi altro comandante che abbia conosciuto.

Lui stesso diceva della sua vita partigiana, che la cosa a cui teneva di più era il fatto di sentirsi ancora adesso ad avere 20 anni ogni volta che ne parlava. È per questo che stava bene con i ragazzi, con tanti che sono qua, con i ragazzi del Guernica, della Talpa. Lui nel cuore 20 anni ce li aveva davvero, ce li aveva per stare con i ragazzi, per fare un sorriso alle ragazze. Ce, lo aveva davvero, era l’occasione di conoscere delle cose nuove, per stare in compagnia, per fare le cene con loro.

Io credo che un uomo come lui, che ha sicuramente vissuto una vita completa, piena, era da prendere da esempio anche sotto questo profilo, perchè è il resistere rispetto ai bari del tempo. Una delle ultime volte che ci siamo visti, quando alla biblioteca si è parlato di Cascione e di Natta, mi fa ‘Ma sai che non avrei creduto di vivere così tanto?’. Con un sorriso, lo viveva quasi come un dono, come un regalo, aveva potuto vedere ancora tante cose, aveva potuto ancora incontrare tante persone.

Non gli andava certamente bene come stava andando il mondo. Se c’è una cosa che ci dobbiamo ricordare di Carlo Trucco Girasole è proprio l’essere come è stato lui, Girasole, guardare in faccia il sole, andare avanti con un sorriso. Carlo ci guarderà sempre”.

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