Imperia: “Ho perso tutto per un documento non protocollato”. Il grido di rabbia di Roberta, a due anni dall’alluvione a Pornassio. “Io e la mia famiglia abbandonati, siamo rinati solo con le nostre forze”

Attualità Entroterra

Sono passati due anni da quella maledetta notte in cui un frana ha travolto l’hotel ristorante “La Genzianella” a Ponti di Pornassio.

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Sono passati due anni da quella maledetta notte in cui un frana ha travolto l’hotel ristorante “La Genzianella” a Ponti di Pornassio. Una notte che Roberta Moretti non riesce a dimenticare, anche perchè, per un intoppo burocratico, si è vista negare, sino ad oggi, ogni risarcimento danni e con esso la possibilità di recupare una parte della propria vita, spazzata via in pochi minuti da un’ondata di fango. Non solo, Roberta, nonostante l’intera struttura, dove viveva e lavorava con la sua famiglia, sia inagibile, continua a pagare 5 mila euro di Imu.

Roberta e la sua famiglia non si sono mai dati per vinti. Senza lavoro e senza un tetto dove vivere, si sono rimboccati le maniche e si sono trasferiti a Vasia, dove hanno trovato una nuova casa, in un piccolo appartamento di proprietà, e hanno aperto, dopo aver chiesto un finanziamento, una nuova attività, l’Osteria Girò.

Due anni dall’alluvione del novembre 2016: la storia di Roberta e della sua famiglia

Roberta, sono passati due anni da quella maledetta notte, ma l’amarezza è ancora tanta. Nonostante tu abbia perso casa e lavoro non hai mai ottenuto alcun risarcimento, perché?

“Sono molto arrabbiata. Mi avevano consigliato sin dall’inizio di rivolgermi ai giornali, ma io ho sempre voluto tenere un profilo basso. Con il senno di poi, forse ho sbagliato. Io ho presentato domanda di risarcimento pochi giorni dopo l’alluvione che ha distrutto la mia vita e quella della mia famiglia. Ho fatto tutto con precisione, con l’aiuto dei tecnici, l’architetto Roberto Saluzzo e il mio commercialista, Andrea Ghirardo, che ringrazio con tutto il cuore. Quando sono andata in Comune, a Pornassio, ho lasciato la mia domanda, ma di quel documento si è persa ogni traccia, non è mai stato protocollato.

Purtroppo quella è stata la mia rovina. I termini ormai sono scaduti e per colpa di quel foglio non posso più accedere ad alcun finanziamento. Ho presentato la documentazione in Camera di Commercio, ma mi è stato detto che non può essere accolta alcuna richiesta mancando quel documento”.

A quanto ammontanto i danni?

“Circa 200 mila euro, ho fatto fare una perizia. Ora mi trovo con un pugno di mosche in mano. E’ assurdo, mi sono trovata da un giorno all’altro senza casa e senza lavoro e nessuno mi ha dato una mano. Le istituzioni mi hanno lasciata sola. Qualcuno si metta la mano sulla coscienza, la mia vita non può andare in fumo per un foglio che non si trova più”.

Lo stabile è stato dichiarato inagibile, ma tu, Roberta, continui a pagare l’Imu. E’ vero?

“Si. Pago 5 mila euro, il 50% del dovuto. E’ assurdo, pago per una struttura inagibile, che non mi dà alcun reddito e dove non posso neanche vivere. In più, ovviamente, non posso neanche venderla. Chi la comprerebbe? Ho speso 300 mila euro negli anni per migliorarla e ora mi trovo con niente in mano”.

Eppure la “Genzianella” è una struttura storica dell’entroterra. Possibile che nessuno si sia interessato alla tua storia?

“Me lo chiedo da anni anche io, eppure è andata così. Era stata aperta dai miei genitori nel 1972. Avevamo un bar-ristorante, 16 posti letto. Era un punto di riferimento per la vallata. Niente, tutto perso”.

Ci racconti cosa accadde quella notte?

“Eravamo io, mio marito e mio figlio. Sentivamo piovere da ore. Ad un certo punto, ricordo di esser scesa nell’area ristorante, di aver visto l’acqua entrare e di aver chiamato mio marito, poi i Vigili del Fuoco che, però, mi dissero di non potermi raggiungere. Sentivamo i colpi della montagna, avevamo paura. Tiravamo via l’acqua con il tira acqua.

Ad un certo punto mio marito mi disse di prendere tutta la nostra roba e di andare via, che la montagna sarebbe venuta giù. Recuperammo tutti i nostri oggetti e poi scappammo con l’auto di mio marito nel vicino parco l’Ombrellone. Rimasi lì fino alle 3 di notte, poi andai a prendere la mia macchina. Il piazzale era già un disastro. Eravamo isolati dal paese, perché poche centinaia di metri dopo, sulla strada principale, era caduta una frana. Alle 5 arrivarono i soccorsi. Misero i sigilli all’intera struttura, dicendo non saremmo più potuti entrare.

Ci portarono in una casa per l’accoglienza degli sfollati. Il giorno successivo partimmo per Vasia, dove mio marito aveva un piccolo appartamento. Da ristrutturare, perciò siamo rimasti in affitto per 15 giorni da un amico, prima di trasferirci definitivamente.

Ricordo che il giorno dopo essere arrivati a Vasia prendemmo subito contatti per vedere un piccolo locale sfitto. E’ diventato in pochi mesi l’Osteria Girò. Abbiamo chiesto un finanziamento e abbiamo aperto il 25 febbraio. Dopotutto, non potevamo fare altro. La ‘Genzianella’ non era solo la nostra casa, ma anche il nostro lavoro. Sapevamo di dover ripartire subito. E’ stata durissima, ma ce l’abbiamo fatta”.

Cosa chiedi alle istituzioni?

“Di essere risarcita. Non posso perdere tutto per un foglio non protocollato. Io non ho mai chiesto niente a nessuno, ma così non posso più andare avanti. Addirittura l’Imu, mi sembra davvero uningiustizia. Chiedo solo di poter riprendere in mano la mia vita, insieme alla mia famiglia. Nulla di più”.

 

 

 

 

 

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