Bowling: dalle piste di Diano Marina a Hong Kong. Il 53enne Marco Reviglio campione del mondo:”Il coronamento di 30 anni di passione”/La storia

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La finalissima ha visto lo scontro con gli USA, professionisti di questo sport e, usando le parole di Reviglio, “mostri sacri del bowling”, rendendo ancora più straordinario e inatteso il successo della squadra.

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Dalle piste di bowling di Diano Marina alla medaglia d’oro dei mondiali di Hong Kong. È il percorso, costellato di 45 medaglie tra cui 28 d’oro, di Marco Reviglio, 53enne di San Bartolomeo al Mare, che ha coronato la sua lunga carriera da giocatore con il raggiungimento della vetta del podio più importante insieme alla squadra nazionale di bowling italiana. 

Si tratta della prima medaglia d’oro dei neroazzurri ai mondiali, al 22° posto nel precedente campionato a Las Vegas. La finalissima ha visto lo scontro con gli USA, professionisti di questo sport e, usando le parole di Reviglio, “mostri sacri del bowling”, rendendo ancora più straordinario e inatteso il successo della squadra.

La storia di Reviglio inizia un giorno di pioggia di 30 anni fa, quando aveva 24 anni. Saltata la partita di calcetto, il futuro campione si lascia convincere da un amico a partecipare a un torneo di bowling e, dopo averlo vinto, inizia un percorso che non avrebbe più abbandonato.

Mondiali di Bowling a Hong Kong: l’intervista a Marco Reviglio

Com’è iniziata la sua passione per il bowling?

“Il mio inizio è stato particolare, Ho iniziato 30 anni fa al bowling di Diano Marina, avevo 24 anni. Pioveva e non si poteva giocare a calcio, così un mio amico mi ha chiesto di partecipare a un torneo e alla fine ho vinto. Grazie alla vittoria mi hanno regalato la boccia, le scarpe e ho iniziato a giocare.

L’anno dopo ho vinto il titolo italiano esordiente. Ho conosciuto coach, amici e compagni di gioco. Piano piano sono finito nella squadra nazionale. Ho giocato per l’Italia per la prima nel ’92. Ho vinto il campionato italiano, grazie al quale sono andato al world cup a Johannesburg”.

Non si è più fermato?

“No. Sono andato avanti, partecipando a molte gare a livello nazionale. Posso dire di aver vinto tutti titoli italiani almeno una volta. Nel 2007 ho vinto il campionato europeo singolo, la più bella gara d’Europa, un risultato straordinario”.

L’aspetto curioso è che, dopo 30 anni di carriera, lo scorso anno era deciso a ritirarsi. Poi?

“Sì, l’anno scorso dopo i mondiali di Las Vegas, dove sono arrivato al 35° assoluto, avevo deciso di ritirarmi “in bellezza”.

In seguito però, nel periodo della preparazione dei mondiali di Hong Kong, uno dei ragazzi non poteva esserci. Il coach allora si è rivolto a me, chiedendomi se potevo partecipare ancora quest’ultima volta. Sono molto felice di averlo fatto, perché ho raggiunto il sogno di qualsiasi giocatore, specialmente ottenendo un traguardo mai conquistato prima dall’Italia, oltretutto in veste da capitano”.

Si aspettava un simile risultato?

“No, specialmente quando ci siamo trovati ad arrivare ai quarti insieme a Singapore, Canada e America, mostri sacri del bowling, veri professionisti. Per noi già questo era un risultato incredibile, infatti avevamo già festeggiato.

È stato inimmaginabile, un sogno. Senza contare l’emozione di avere tutto il pubblico che ci guardava, l’Europa che tifava per noi. Quando si gioca la finale si fa un tiro per uno, quindi si diventa una persona unica, è una quesitone di testa.

Noi siamo riusciti a “leggere meglio la pista di loro”, come si dice in questo sport.

Durante la finale partivo per primo. Quando sei primo non è importante fare strike o share, ma far giocare rilassati gli altri. Questo significa che bisogna evitare di lasciare situazione complicate, in particolare lo “split”, quando rimangono 2 birilli ai due estremi”.

Al contrario degli americani e canadesi, la nazionale italiana non è composta da professionisti, ma da persone appassionate che svolgono un altro lavoro nella vita. Quanto è difficile conciliare tutto?

“È molto difficile e comporta tanti sacrifici. Io sono un artigiano edile e da 30 anni dedico ogni weekend al bowling, oltre agli allenamenti in settimana. Questo vuol dire che la maggior parte del tempo libero l’ho dedicata a questo, anche sacrificando la famiglia in certi casi. Sono fortunato perché ho una famiglia che mi ha sempre appoggiato e sostenuto”.

Cosa direbbe ai più giovani per invogliarli a cominciare questa disciplina?

“Lavorando in federazione cerchiamo di portarlo avanti e di farlo conoscere ai più piccoli. Sarebbe bello portarlo nelle scuole, come momento di ginnastica. Il bello di questo sport è che si può praticare senza troppi impegni, si può giocare come singoli o in squadra. Negli ultimi 3 anni sono stato testimonial per Special Olympics di Bowling, per i ragazzi disabili. È bellissimo vedere quanto si divertano. È uno sport che include e fa divertire tutti”.

 

Gaia Ammirati

 

 

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