Imperia: sanità, in Biblioteca convegno di Potere al Popolo. “No all’Ospedale Unico, costi esorbitanti. Contrario anche il vicesindaco Fossati”/Foto e Video

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Si è tenuto questa mattina, presso la Biblioteca Comunale, a Imperia, il convegno “Quale sanità per provincia di Imperia?” organizzato da Potere al Popolo.

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Si è tenuto questa mattina, presso la Biblioteca Comunale, a Imperia, il convegno “Quale sanità per provincia di Imperia?” organizzato da Potere al Popolo, alla presenza di Mary Albanese, impiegata Asl, e Mariano Mij, medico dell’Ospedale Imperia (Rifondazione Comunista ), membri della commissione sanità di Potere al Popolo.

Il volantino divulgato da Potere la Popolo

“Di fronte ad improbabili progetti di edilizia sanitaria (ospedale unico e svendita degli ospedali di Sanremo e Imperia con il solito rischio di speculazione edilizia), la sanità per i cittadini della nostra provincia é in sofferenza: tickets, lunghe liste di attesa per esami, visite specialistiche e interventi chirurgici programmati.

La carenza di personale, il declassamento di alcuni reparti e l’assenza di altri come la Traumatologia a Imperia, la mancanza di posti letto per la riabilitazione, l’insufficiente investimento nell’assistenza sanitaria domiciliare e nella medicina preventiva, rendono la situazione ancora più grave.

La privatizzazione di pezzi della sanità, secondo logiche di mercato, impoverirà sempre di più i sistemi sanitari regionali con minori investimenti nella salute pubblica e aumento delle ‘fughe’ di pazienti in altre regioni. Potere al Popolo vuole che la sanità resti pubblica, universale e di qualità in modo che i cittadini di ogni provincia ligure abbiano la stessa assistenza dei cittadini di altre regioni italiane”.

Mariano Mij

“Il progetto dell’Ospedale Unico nasce nel 2007, era stato presentato da Claudio Scajola e Claudio Burlando al Polo Universitario Imperiese. Siamo nel 2018 e non c’è ancora niente. Non c’è un progetto definitivo, se sorgerà a nord o a sud della nuova stazione di Arma di Taggia, in una zona per altro di bacino. Non è stato avviato nessun esproprio per individuare il territorio.

Al di là di questo, adesso il progetto di ristrutturazione della residenzialità ospedaliera è mutato alla luce della privatizzazione dell’Ospedale di Bordighera. Un Ospedale che qualche anno fa era stato smantellato quasi del tutto, con un residuale punto di primo intervento e un reparto di medicina e che adesso invece tornerà ad essere un Ospedale dotato di Pronto Soccorso e quindi di tutti quei reparti che per legge devono esserci in presenza di un Pronto Soccorso.

Non sarebbe dunque più un Ospedale Unico, sarebbe un Ospedale in più che dovrebbe sostituire l’Ospedale di Imperia, l’Ospedale di Sanremo, che sarebbero chiusi e poi svenduti con il solito rischio di nuovo cemento e nuova speculazione edilizia.

Noi siamo contrari per diversi motivo. Innanzitutto perché la sanità si allontanerebbe dal cittadino, poi perché i costi sono esorbitanti, almeno 250 milioni di euro, per avere una struttura che avrebbe gli stessi reparti, anzi anche meno. Perché vista l’applicazione del decreto Balduzzi e quindi gli accorpamenti e la chiusura di alcuni reparti in base ai bacini di utenza, rischiamo di avere reparti che non sono più strutture complesse, ma declassati, e comunque gli stessi reparti che adesso sono distribuiti tra i nostri Ospedali.

A nostro modo di vedere l’Ospedale Unico non è assolutamente una priorità. Ricordo, tra l’altro, che alcuni anni fa lo stesso vicesindaco del Comune di Imperia, Giuseppe Fossati, disse di essere contrario all’Ospedale Unico.  Quindi vorremmo che il Comune di Imperia rispettasse queste determinate posizioni, anche assunte a suo tempo dall’attuale vicesindaco.

Come migliorare la sanità? Investendo nel personale, sulle risorse, per aumentare l’offerta di salute. Facendo lavorare di più gli ambulatori, gli elettromedicali, per abbattere le liste di attesa. Nuove assunzioni, sostituzioni di chi andrà in pensione e formazione. Perché la formazione ci permette anche di migliorare l’appropriatezza. Perché c’è sicuramente una richiesta di esami che allunga i tempi di attesa, oltre che di accessi impropri. La formazione è l’unico modo per ridurre le richieste di prestazione che non sono appropriate”.

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