Imperia: “i bagnini sarebbero dovuti intervenire”. Parla l’esperto al processo per la morte di Mauro Feola / l’udienza

Giudiziaria Imperia

Significativa la testimonianza del dott. Dario Pezzini, autore del manuale della Società Nazionale Salvamento, consulente tecnico dei legali della moglie di Feola, Monica Ramella. 

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Nuova udienza questa mattina del processo che vede sul banco degli imputati Caterina Pandolfi, 21 anni, e Aldo De Notaris, 67 anni, i due ex bagnini del ”Papeete Beach”, difesi dall’avvocato Erminio Annoni, accusati di omicidio colposo a seguito della morte di Mauro Feola, avvenuta il 25 luglio del 2015 nelle acque antistanti il noto stabilimento balneare sul lungomare di Oneglia.

Nel corso dell’odierna udienza sono stati sentiti svariati testimoni, tra cui parenti e amici di Mauro Feola citati dalle parti civili per appurare i legami affettivi e lo stato patrimoniale dell’enologo e imprenditore dianese.

Significativa la testimonianza del dott. Dario Pezzini, autore del manuale della Società Nazionale Salvamento, consulente tecnico dei legali della moglie di Feola, Monica Ramella. 

Processo morte Mauro Feola: il racconto del consulente della parte civile

Ho svolto la mia consulenza sulle deposizioni rese nel corso delle indagini – ha affermato il dott. Pezzini -e quello che ho dedotto è che i bagnini, vedendo un uomo in difficoltà, a quella distanza e con quelle condizioni del mare, potevano entrare in acqua tranquillamente senza dispositivi.

Era a una distanza di pochi metri, qui i secondi contano, si va, si prende e si porta a riva. Non era difficile da raggiungere forse un po’ più difficile a riportare a riva. Potevano essere legati ad un salvagente e oltrepassare la cresta dell’onda, prendere l’uomo e tornare a riva, si doveva intervenire con quelle modalità.

Se il salvagente anulare faceva perdere del tempo si sarebbe dovuto intervenire senza e riportare a riva la vittima. Le tempistiche di intervento? Non appena si verifica la situazione di pericolo si doveva intervenire, ancora prima che Feola si buttasse per soccorrere il figlio. Il figlio ha dato le indicazioni ma questa è una scena che parla da se.

Quando il mare è mosso è più facile controllare i bagnanti, sono di meno e l’attenzione è maggiore. Il bagnino non ha il potere di far uscire dall’acqua ma ha l’autorità di farlo concessa dall’ordinanza della capitaneria di Porto. In quel caso dovevano intervenire, le condizioni del mare, non erano proibitive. Ovviamente non devi avere paura del mare, il bagnino può anche non essere un grande nuotatore ma non deve avere paura del mare. L’obbligo di intervenire si estende a tutti non solo agli utenti del tuo stabilimento. La valutazione è questa: li vedo, sono in grado di raggiungerli e di portarli a riva. Ripeto in quel caso avrebbero dovuto intervenire”. 

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