“No all’ospedale unico e alla privatizzazione di asili nido, Isah e Rivieracqua”. Rifondazione comunista e Potere al popolo raccolgono le firme / i dettagli

Imperia Politica

Rifondazione Comunista e Potere al Popolo questa mattina hanno indetto una conferenza stampa nella quale hanno annunciato una mobilitazione attraverso banchetti informativi per scongiurare la privatizzazione del servizio asili nido. 

“Giù le mani dagli ospedali di Imperia e Sanremo e no alla privatizzazione di: asili nido, Isah e Rivieracqua”. È questa la dichiarazione di intenti degli esponenti di Rifondazione Comunista e Potere al Popolo che questa mattina hanno indetto una conferenza stampa nella quale hanno annunciato una mobilitazione attraverso banchetti informativi per scongiurare la privatizzazione del servizio asili nido.

Asili nido

“La drammatica circostanza della privatizzazione degli asili nido – spiega Lilli Alampi -, un servizio sociale, che sopperisce in parte a problemi di relazioni sociale e che si rivolge, in particolar modo, a genitori precari e disoccupati è di primaria importanza. Il comune vuole fare cassa, abbiamo dei dubbi sull’entità del servizio che sarà erogato e in questo modo si scarica il costo del servizio sui cittadini e i profitti andranno ad aziende private. Si parla anche di privatizzare dell’Isah, elemento importante per le forme di disabilità.

Anche qua si passa ad una gestione pubblica ad un aspetto  privatistico. Secondo noi questa privatizzazione nasconde affari per alcuni settori del privato. Noi riteniamo che si vogliano far fare affari ai privati. Vogliamo mantenere la gestione pubblica degli asili nido, servizio su cui non si può fare profitto. Cerchiamo una reazione della cittadinanza e delle donne, ci sono 3000 poveri a Imperia, una situazione drammatica.Vogliamo partire dalle donne perché stanno smantellando i servizi sociali e socio-sanitari di questa città. Faremo banchetti e una petizione per dire no alla privatizzazione degli asili nido”. 

Sanità

“Non abbiamo più voglia di perdere pezzi della sanità – ha commentato Mariano Mij di Rifondazione Comunista -, visto lo smantellamento ospedale Bordighera, il declassamento di reparti negli ospedali imperiesi in cambio di promesse mai avverate come: la vicinanza al malato con l’assistenza domiciliare e la riduzione liste di attesa.

Noi non ci stiamo alla chiusura dell’ospedale perché c’è la chiusura del pronto soccorso che necessita di alcuni reparti. L’ospedale a Taggia non risolverà il problema delle liste di attesa, le lunghe code al pronto soccorso o quelle per gli interventi chirurgici. Bisogna investire soldi sul personale sanitario e sulla strumentazione. Le liste di attesa sono sistematicamente aggirate dal pagamento di prestazioni ai privati”.

“La sanità privata – ha detto Mary Albanese di Potere al Popolo – pesa sulle tasche degli italiani. L’anno scorso sono state 150 milioni le prestazioni per 40 miliardi di euro sono a carico degli italiani. Quando l’Asl non riesce a soddisfare passa al privato con un ulteriore prelievo ulteriore sulle tasche degli italiani. Noi vogliamo una sanità pubblica efficiente e vogliamo una sanità laica, dove non ci sia l’obiettore di coscienza”. 

“Da un lato c’è la necessità di salvaguardare il principio del referendum, dall’altro il problema della società Rivieracqua in difficoltà – ha detto Alberto Gabrielli di Rifondazione Comunista.

“Amat e Amaie – prosegue – hanno fatto resistenza ad entrare in Rivieracqua che è andata in crisi perché impossibilitata a coordinare la gestione del servizio. Adesso le questioni economiche sono strumentalizzate per giustificare la privatizzazione. Hanno messo al suo vertice Gabriele Saldo che rappresenta la destra e la politica scajolana. Chiediamo che il movimento provinciale per l’acqua pubblica sia convocato in una conferenza per fare il punto della situazione”.

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