Imperia, 25 aprile: celebrazioni a Piani, Porto Maurizio e Oneglia. “Tanti giovani caduti per la libertà, valore che bisogna tramandare” /Foto e Video

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Si sono svolti anche a Imperia i festeggiamenti del 74° anniversario della Liberazione d’Italia con le tradizionali manifestazioni istituzionali nel ricordo del 25 aprile 1945.

25 aprile 2019: le celebrazioni per il 74° anniversario della Liberazione d’Italia

Dopo la deposizione della corona di alloro al Monumento ai Caduti Civili e Partigiani della Val Prino ai Piani di Imperia, le celebrazioni si sono spostate ai cimiteri di Porto Maurizio e di Oneglia.

Le celebrezioni proseguiranno alle ore 10 con la Santa Messa presso la Chiesa di Cristo Re, dove, alle 10.45, partirà un corteo al Monumento ai Caduti di Piazza della Vittoria.

Alle ore 11.00 in Comune prenderanno il via la lettura di un brano, a cura di uno studente, il saluto del Sindaco Claudio Scajola e l’orazione ufficiale del Cav. Giacomo Raineri.

Rinaldo Paglieri – Presidente ANPI di Porto Maurizio – Mounmento ai caduti Val Prino (Piani)

“Anche quest’anno ci troviamo di fronte a questo monumento per ricordare tutti i caduti. Qui abbiamo i caduti di questa vallata, dove sono riportati 100 Partigiani caduti e circa 70 civili caduti nell’adempimento delle loro funzioni.

Questa data del 25 aprile è una data tra le più significative. Una data che appartiene alla coscienza politica di una larga parte degli italiani.

Ricorda tutto un percorso, con partenza dalla città di Palermo, sino alla liberazione delle città del nord. Genova fu liberata prima che arrivassero gli Alleati. Gli Alleati erano a La Spezia e le formazioni partigiane hanno liberato la città. La liberazione di Torino e di Milano hanno determinato simbolicamente il 25 aprile come festa della liberazione.

Quelli che hanno partecipato alla stagione storica della liberazione sono sempre più assottigliati, la loro voce è sempre più flebile e sempre più lontana. Rimane alle nuove generazioni il compito di raccogliere quanto loro hanno trasmesso, quanto loro hanno fatto e ricucirle in una memoria attiva, che costituisca una memoria attiva per le nuove generazioni.

La Liberazione è stata insurrezione, liberazione da un regime di occupazione, un regime nazifascista. Il merito della liberazione è stato quello di aver inserito al momento giusto il paese nella direzione giusta.

È stata la liberazione di un regime che per decenni ha cullato il Paese con una narrativa di un Paese che non esisteva. Soltanto dopo l’8 settembre, quandlo il paese ha preso coscienza del baratro in cui stava precipitando, il paese ha cominciato a fare un proprio esame di coscienza.

Capire che ci voleva la forza per risollevare, per riscattare un paese che ormai non aveva più alcun riferimento.

Molti giovani hanno preso la via giusta, tra questi troviamo i 100 Partigiani caduti e ritrovati su questo monumento. Il più giovane aveva 17 anni”.

Gianni De Moro – Storico – Cimitero di Porto Maurizio

“Oggi qui difronte ai caduti. Caduti che già nella loro età chiariscono in modo assoluto che i fatti della resistenza di 74 anni fa, furono essenzialmente un dono della generazione di giovani. Il più giovane seppellito qui aveva 16 anni al momento in cui cadde”.

Francesco Brilla – Membro comitato provinciale ANPI – Cimitero di Oneglia

“Parlo con tanti ragazzi delle scuole e racconto la Resistenza. Penso che sia un valore che bisogna tramandare.

Le due parole gli anni passati le diceva il nostro presidente provinciale Lavezzi. Noi tutti ricordiamo e ci manca tantissimo.

Come si fa a dire due parole davanti a questo? davanti a 700 caduti. Ci vorrebbero delle giornate, bisognerebbe portarci i ragazzi delle scuole. Potrebbero imparare qualcosa, cos’è la dignità, l’altruismo , il coraggio.

Noi qui abbiamo 3 delle 6 medaglie d’oro. Sergio Sabati, che dopo essere stato preso e torturato ha risposto ‘mio padre mi ha insegnato a vivere e io vi insegno così”. Franco Viglio che lo hanno troturato, portato 3 volte all’impiccagione e la terza volta ha sputato in faccia all’ufficiale delle SS per farla finita. Il Gion, che ferito a Upega si suicidò per non farsi prendere vivo. C’erano anche tanti Carabinieri e finanzieri che hanno lottato per la libertà.

Sono stati i Carabinieri, abbiamo circa 60/70 nomi di Carabinieri e finanzieri che hanno lottato assieme ai Partigiani. Queste sono le cose che bisogna dire qui”.