Gianfranco Boccalatte, condanna definitiva a 5 anni e 6 mesi di carcere per ex presidente Tribunale Imperia

Giudiziaria Imperia

Boccalatte è stato ritenuto responsabile di peculato e corruzione, mentre è stato prosciolto dalle accuse di tentato abuso d’ufficio e millantato credito.

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L’ex presidente del Tribunale di Imperia Gianfranco Boccalatte è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di carcere dalla Cassazione. La sentenza, definitiva, mette fine al processo che prese il via nel 2011, celebrato a Torino.

Condanna definitiva per l’ex presidente del Tribunale di Imperia

Boccalatte è stato ritenuto responsabile di peculato e corruzione, mentre è stato prosciolto dalle accuse di tentato abuso d’ufficio e millantato credito, in quanto intervenuta la prescrizione. Confermati i risarcimenti e le spese processuali nei confronti delle parti civili. Secondo l’accusa l’ex presidente del Tribunale di Imperia aveva creato un sistema illecito, per trarne beneficio economico, favorendo alcuni amici tramite incarichi e consulenze.

Nel dettaglio, gli episodi contestati sono tre: avere arbitrariamente sospeso il trasferimento di una casa di proprietà di Pietro Benza,suo elettricista di fiducia, a Vallecrosia (Imperia), che era stata messa all’asta dal Tribunale e assegnata a un compratore;  avere sottratto a un collega un fascicolo sulla tutela di una ricca vedova affetta da schizofrenia, facendo liquidare al tutore, l’avvocato Antonio De Felice, una parcella di 137mila euro; avere fatto avere a Massimo Capurro, cancelliere del tribunale, un compenso di 50mila euro per fare da custode a un appartamento disabitato.

La condanna definitiva riguarda solo uno dei tre episodi contestati, riguardante il compenso liquidato a Capurro.

Boccalatte era stato condannato a 10 anni e 10 mesi di carcere in primo grado, pena poi ridotta in Corte d’Appello a 7 anni. In Cassazione la condanna definitiva a 5 anni e 6 mesi di carcere.

Un anno fa era diventata definitiva, per l’ex presidente del Tribunale di Imperia, anche una seconda condanna, a 3 anni e 8 mesi di carcere per corruzione e millantato credito, primo dei procedimenti penali legati all’inchiesta torinese.

 

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