Calcio femminile: La bomber imperiese Elisa Cerato si racconta. “Sono cresciuta con il pallone ai piedi” /La storia

Calcio

Elisa Cerato, 30enne, oggi nel Don Bosco Valle Intemelia, ha un passato in Serie A e Serie B, dove ha dimostrato di essere una giocatrice di alto livello. 

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“Ricorderò per sempre il mio primo goal in Serie A”. Così Elisa Cerato, bomber imperiese del calcio femminile, racconta la sua esperienza nel mondo del pallone, tra allenamenti e vittorie, tra difficoltà e gioco di squadra.

Elisa Cerato, 30enne, oggi nel Don Bosco Valle Intemelia, ha un passato in Serie A e Serie B, dove ha dimostrato di essere una giocatrice di alto livello.

Ecco cosa ha raccontato a ImperiaPost.

Elisa Cerato: bomber imperiese si racconta a ImperiaPost

A che età hai iniziato a giocare a calcio e come mai hai scelto proprio questo sport?

“Ho sempre giocato a palla, non mi ricordo altro, mia mamma dice che sono nata con il pallone ai piedi. Sono cresciuta in quel rettangolo verde tra tornei, partite e allenamenti.

È molto più di una semplice passione, è parte della mia vita. Mi piace il calcio a 360° perché quando la palla entra in rete sento qualcosa dentro che non so spiegare, ma che manda la mia gioia alle stelle.

Ho iniziato a 8 anni a giocare con i maschi, poi sono andata alla Matuziana a Sanremo che era la squadra femminile più vicina”.

Quando hai capito che sarebbe potuto essere la tua strada? Come hai coniugato la tua vita con il calcio?

“Da sempre, perché è sempre stato il mio gioco preferito. Quando le mie amiche andavano a ballare io andavo a giocare a calcio. 

Sono riuscita sempre a fare tutto, a studiare, a laurearmi e a giocare sempre dalla Serie C, alla B fino in Serie A nel Torino e nel Cuneo”.

Com’è stato debuttare in Serie A con il Torino? Cosa è cambiato rispetto alle tue precedenti esperienze?

“Mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Ricordo ancora il mio primo goal in Serie A contro il Venezia. Un tiro potente da fuori area, un’emozione unica”.

Cosa ti ha spinto a lasciare la società?

“Ho dovuto fare delle scelte perché dopo la laurea ho iniziato a lavorare in Liguria e quindi non potevo più stare a Torino. Sono riuscita a giocare nel Cuneo per diversi anni facendo avanti e indietro”.

Dopo aver portato in Serie B l’Unione Sanremo, hai scelto di puntare sul Don Bosco Valle Intemelia e il calcio a cinque, come mai?

“Come ho già detto, per il lavoro ho dovuto avvicinarmi a casa e sono ritornata a Sanremo nella Sanremese. Abbiamo vinto il campionato. Io ero capocannoniere. 

Purtroppo, per mancanza di sponsor, e forse anche di ragazze che per lavoro/studio non potevano permettersi tutti gli allenamenti, la società non si è iscritta al campionato successivo. Sono andata a giocare a Vallecrosia-Camporosso in una nuova squadra di calcio a 5. All’inizio ero scettica, ma alla fine mi sono molto divertita”.

Il calcio femminile negli ultimi 2 anni è cresciuto in maniera esponenziale. Cosa ne pensi di questo cambiamento?

“Il calcio maschile è stato sempre seguito, il femminile meno, ma in questi ultimi tempi, siccome le squadre maschili devono avere anche la femminile, forse le cose stanno cambiando. Quest’anno, inoltre, abbiamo il mondiale in Francia”.

Quali consigli daresti alle ragazze giovani che si stanno affacciando a questo sport?

“Direi loro che ci deve essere prima di tutto la passione e che il gioco di squadra ha un fascino speciale perché bisogna fare “gruppo” più la squadra è unita, più si vincono le partite.

È bello vedere che non si è tutti uguali e che ci sono diversi ruoli, ognuno con la propria importanza. Perché il calcio è più di uno sport, è un modo per crescere, è fatto di prove e sacrifici, di gioia e delusioni, di traguardi da conquistare e sempre da rinnovare. E poi, secondo me, il calcio è lo sport più bello”.

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