Imperia: Argentina, Paolo Beraldi racconta un amore tra dittatura e morte. “Storia molto dolce, in un contesto terrificante”

Cultura e manifestazioni

Argentina, dopoguerra, precario equilibrio tra democrazia e dittatura militare. Un amore profondo, ma in un contesto difficile e pericoloso. Tutto questo fa parte del libro dell’imperiese Paolo Beraldi, intitolato “La doccia nera – amore e morte nell’Argentina dei generali”. 

Berardi, per anni insegnante di discipline giuridiche ed economiche e produttore di vino, 71enne, vive a Costa d’Oneglia dove ha fondato il circolo Manuel Belgrano che, da oltre trent’anni, organizza con successo la festa della bandiera Argentina.

Ecco cosa ci ha raccontato del suo romanzo che presenterà oggi, sabato 1 giugno, alle 11, in via XX Settembre, in occasione della Fiera del Libro 2019, con la partecipazione di Ito Ruscigni.

Paolo Beraldi e il romanzo storico sull’Argentina

Come mai l’Argentina?

“Sono fondatore del Circolo Manuel Belgrano, per questo sono da sempre legato all’Argentina. Nonostante ciò, non avrei mai pensato, prima d’ora, di scrivere un libro in merito”. 

Quando è nata l’idea del libro?

“È successo tutto all’improvviso. Un giorno, mentre ero in aereo, tornando dal Marocco, ero immerso nella lettura. A un certo punto mi è venuta l’ispirazione di scrivere e ho buttato giù un racconto. Al mio ritorno, l’ho fatto leggere ad alcune persone e mi hanno detto che non era male e che avrei dovuto a continuarlo.

All’inizio temevo di non farcela, dato che sono molto impegnato, specialmente in campagna, però d’inverno ho molto più tempo e, nel giro di un anno, l’ho scritto.

Sono felice del risultato. Mi dicono che si legge bene ed è accattivante. Per me è una grande soddisfazione, perché finora avevo solo scritto qualche articolo, mai un libro”.

Che tipo di libro è?

“È un romanzo storico. È una storia d’amore molto dolce, che però si svolge in un contesto terrificante, in Argentina tra gli anni 60-70. Stiamo parlando del periodo dei “desaparecido”, dei generali, della dittatura, delle rivolte popolari. C’è dietro un grande lavoro di ricerca.

In quel contesto c’era anche papa Bergoglio, come responsabile dei gesuiti. È stata un’analisi attenta.

Non svolgendosi in Liguria o in Italia, anche le più piccole cose necessitavano di uno studio.

L’anno scorso ho conosciuto il responsabile della casa editrice “Araba Fenice” alla Fiera del Libro, e mi ha chiesto di mandarglielo, dopodiché mi ha chiamato e mi ha detto che era interessato al mio lavoro. Per me è stato totalmente inaspettato e mi sono trovato in questo mondo dell’editoria, per me completamente nuovo”.

Quale parte l’ha emozionata di più scrivere?

“Sicuramente la parte più emozionante, ma anche la più dura, è il momento in cui il protagonista della coppia viene arrestato, e, per la seconda volta, viene arrestata tutta la sua famiglia. Si tratta di due arresti kafkiani. Lì la gente veniva portata in galera anche solamente perché in vetrina guardava un articolo piuttosto che un altro”.