San Bartolomeo al Mare: continuano gli scavi alla Mansio Romana. “Emerse testimonianze di intensi scambi commerciali” / Foto e video

Attualità Golfo Dianese

Proseguono le attività di scavo presso il sito archeologico della Mansio Romana di San Bartolomeo al Mare.

Si è svolto oggi, giovedì 22 agosto, presso il sito della Mansio Romana di San Bartolomeo al Mare, l’incontro dei responsabili degli scavi con la stampa locale per descrivere i risultati ottenuti nel corso delle ultime settimane.

Mansio Romana: illustrati risultati degli ultimi scavi

Com’è noto, le attività di scavo sono riprese nel 2018 e fanno seguito alle campagne di lettura stratigrafica del contesto, realizzate nel 2016 e nel 2017, sulla base di un accordo tra Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia e Savona, l’Università degli Studi di Genova, l’associazione di archeologi professionisti Etruria Nova Onlus e il Comune di San Bartolomeo al Mare.

Gli elementi sino ad ora raccolti fanno pensare che il sito della Mansio Romana di San Bartolomeo al Mare sia stato frequentato sin dall’Età del Bronzo recente e finale (secoli XII-X secolo a.C.), come attesta il rinvenimento di alcune olle di grandi dimensioni decorate con impressioni eseguite a mano, che documentano la presenza di un possibile insediamento con ambienti destinati alla conservazione di derrate alimentari.

L’area venne poi occupata nuovamente durante l’Età del Ferro (fine V-II secolo a.C.), probabilmente da un piccolo impianto artigianale legato alla lavorazione di metalli: interessante a questo proposito è il ritrovamento di un’anfora di produzione massaliota che testimonierebbe la presenza di traffici commerciali da e verso il Golfo di Marsiglia.

Con la realizzazione della via Iulia Augusta (13-12 a.C.) avvenne l’inizio della occupazione romana di questa parte del Ponente ligure. La Mansio Romana del Lucus Bormani (I sec. a.C. – II sec. d.C.) si situa nei pressi dell’antica strada ed è ricordata in diversi itinerari stradali romani come la Tabula Peutingeriana, con il toponimo Luco Bormani, che rimanda ad una divinità preromana, Borman, legata ad un bosco sacro, e l’Itinerarium Antonini.

Le stutture della mansio vennero abbandonate durante la media età imperiale, tra II e III secolo d.C., mentre l’area costiera alla quale il complesso faceva riferimento continuò ad essere frequentata fino al VI-VII secolo d.C.

Presenti all’incontro il Consigliere delegato Lorenzo Ansaldo, la Direttrice del Museo Civico del Lucus Bormani di Diano Marina e Ispettore Onorario del Ministero per il territorio dianese Daniela Gandolfi ed Elena Santoro dell’Associazione Etruria Nova.

Lorenzo Ansaldo

“L’amministrazione comunale di San Bartolomeo al Mare prosegue la sua attività di valorizzazione di questa importante area archeologica.

Ci prefiggiamo nei prossimi anni di renderla accessibile a tutti, non solo agli addetti ai lavori ma anche al pubblico. Nel giro di qualche anno musealizzarla completamente, creare un polo museale di San Bartolomeo al Mare.

Questo polo sarà il punto di partenza per quello che diventerà il museo diffuso di tutto il comune di San Bartolomeo al Mare. Una serie di itinerari che porteranno alla riscoperta dell’importante ricco patrimonio storico, artistico e archeologico che si conserva nell’entroterra del nostro Comune.

L’amministrazione si prefigge nel giro di pochi anni di rendere finalmente visibile tutta la Mansio Romana di San Bartolomeo al Mare, che per tanti anni non è stata visibile e accessibile a nessuno”.

Elena Santoro

“Ci ha permesso di capire che le strutture correlate alla Mansio avessero un’articolazione più ampia e più complessa.

Nell’arco delle attività di scavo è stato possibile recuperare del materiale molto interessante che documenta la dinamicità dal punto di vista del commercio di questo punto dell’area del dianese.

Dalle nostre indagini sono emerse una certa quantità di anfore che sono di importazione e che provengono principalmente dalla Spagna e poi tutta una serie di materiali che provengono dalla Gallia. Oltre a materiale che veniva prodotto in loco.

Testimone di un’area che era interessata da questa da questi scambi. Le nostre attività stanno facendo emergere questo ruolo importante nell’ambito territoriale”.

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