Imperia: “C’è un posto per me?”, storie di migranti al Centro Puerto. “Cerchiamo famiglie che vogliano accoglierli” / Foto e video

Attualità Imperia

L’incontro era finalizzato alla promozione di un modello di accoglienza in famiglia per rifugiati e titolari di altra forma di protezione, basato sul coinvolgimento diretto dei cittadini.

Si è tenuto ieri sera, presso il Centro Aggregativo “Puerto” in viale Matteotti, l’evento intitolato “C’è un posto per me?” organizzato dall’Associazione Refugees Welcome Italia Onlus, sezione di Imperia (nata recentemente dalla collaborazione della Cooperativa Sociale Goccia con le Associazioni Mappamondo e A.I.F.O), finalizzato alla promozione di un modello di accoglienza in famiglia per rifugiati e titolari di altra forma di protezione, basato sul coinvolgimento diretto dei cittadini.

Accoglienza in famiglia: l’incontro dell’Associazione Refugees Welcome

Presenti all’incontro Liliana Gladuli, Coordinatrice del Gruppo Territoriale dell’Associazione Refugees Welcome, Chiara Bianchi, dell’Ass. Mappamondo, Paola Arcolao, sempre Ass. Mappamondo, e Susanna Bernoldi, A.I.FO.

Con l’occasione, sono state ascoltate diverse importanti testimonianze di famiglie che hanno già aderito all’accoglienza.

Lilli Gladuli – Gruppo Imperia “Welcome Refugees”

“Questa sera racconteremo il neonato gruppo territoriale dell’associazione nazionale Refugees Welcome. Si occupa di promuovere l’accoglienza in famiglia dei richiedenti asilo, di chi ha già ottenuto e finito un percorso di richiesta asilo e ha ottenuto i documenti. Di chi ad oggi è un cittadino come tutti noi, però magari non è ancora riuscito ad inserirsi nel mondo lavorativo, nel tessuto sociale e quindi si chiede alle famiglie la disponibilità di accoglierli a casa loro.

Si chiede una disponibilità di 6 mesi, massimo un anno, dove si aiutano questi ragazzi a inserirsi nel tessuto sociale, di trovare un lavoro e di dare una temporanea abitazione, nel frattempo che loro cercano un’altra sistemazione.

Secondo me questa è la migliore forma di accoglienza, in primis perchè mette in gioco tutti noi, cittadini, amici, parenti e tutto il tessuto sociale che ci può essere intorno e in più è una vera forma di accoglienza.

Io sono anche presidente di una cooperativa che ha alcuni CAS e ci rendiamo conto che l’accoglienza in famiglia è tutta un’altra cosa.

Facciamo questi incontri per sensibilizzare le famiglie che vorrebbero fare questa esperienza. Secondo noi è fondamentale sia per la famiglia, per l’incontro culturale e accrescitivo che può portare una persona straniera con un passato significativo, e, dall’altra parte, aiutare il ragazzo a inserirsi. È un beneficio per entrambi e noi ci crediamo molto”.

Quante sono le richieste al momento?

“Le richieste non sono tantissime, principalmente provengono dal Campo Roja. Sono ragazzi che hanno già fatto un percorso, ma che non hanno trovato nè soluzioni lavorative, nè abitative e quindi sono dovuti andare al Campo Roja, che è un campo di aiuto.

Da loro provengono molte richieste, parliamo di circa 20. Le più urgenti sono mamme sole con bambini o mamme incinte.

In questo momento ne abbiamo due, una mamma è già stata collocata presso una famiglia di Sanremo, sta funzionando molto bene, la mamma ha già trovato lavoro e la bambina è stata inserita all’asilo. Si sta già lavorando molto bene.

Un’altra famiglia di Imperia ha già concluso l’accoglienza, è stato un uomo single che ha accolto una mamma con due bambine e anche per loro l’esperienza è andata benissimo, la mamma ha trovato lavoro, una casa e i bambini seguono la scuola. Sono già usciti, sono autonomi, ma rimangono in amicizia con questo ragazzo”.

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