Imperia, privatizzazione Isah: terremoto nel cda, si dimette Laura Piccardo. “Atmosfera omissiva ed ostile”/ la lettera

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“Gli incontri avuti con questi lavoratori che legittimamente paventavano la perdita dello status di dipendente pubblico hanno messo in evidenza che il clima di lavoro si era deteriorato”.

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Con una lunga ed articolata lettera, la dott.ssa Laura Piccardo, membro del Cda dell”Isah, nella giornata di ieri, ha rassegnato le proprie dimissioni dal consiglio di amministrazione dell’ A.P.S.P. “ISAH Centro di Riabilitazione Polivalente e Casa di Riposo S.Giuseppe”di Imperia”.

Psicoterapeuta imperiese, designata dalla Regione Liguria, ha inviato le proprie dimissioni al Presidente dell’Isah Stefano Pugi, al presidente della Regione Liguria Giovani Toti e alle rappresentanze sindacali. La Piccardo, in dissenso sulla trasformazione dell’A.P.S.P. in Fondazione, ha combattuto la sua battaglia dall’interno fino alle dimissioni irrevocabili.

ECCO LA LETTERA DI DIMISSIONI

Quando ho accettato la designazione da parte della Regione Liguria quale membro del Cda dell’Isah ho ritenuto, pur essendo priva di analoghe esperienze pregresse, di poter comunque fornire un positivo apporto tecnico all’andamento di un Ente che rappresenta una indiscussa eccellenza regionale nel campo della riabilitazione della disabilità psichica e fisica.

Un Ente sano, in salute per quanto riguarda il bilancio economico e patrimoniale , ben gestito ed amministrato. Un Ente che ha ben interpretato le trasformazioni sociali del nostro territorio e che ha saputo modificarsi per rispondere alle più complesse esigenze e bisogni nel campo dell’handicap della Provincia.

L’Isah vedeva al suo interno un gruppo di operatori dipendenti che avevano contribuito fattivamente alla crescita ed evoluzione dell’Ente e che avevano saputo ben integrarsi con gli addetti delle Cooperative che si sono succedute nella gestione delle diverse sedi, fornendo un servizio globale di livello eccelso .
In questo clima le riunioni del Cda si sono via via succedute in buona armonia ed il sostanziale accordo nelle decisioni prese per la gestione ordinaria ne è stata la puntuale riprova.
Anche nel momento in cui si è profilata la proposta di valutare l’opportunità di trasformarsi in Fondazione si è concordato all’unanimità di commissionare un approfondimento ad uno studio legale specializzato nella materia.
L’analisi della situazione si è protratta per 3 anni seppure in modo non continuativo, con battute d’arresto ed avanzamenti dettati anche dal mutare di alcune normative di settore che in qualche momento sembravano mettere in discussione l’effettiva fattibilità di tale passaggio.
A partire dal mese di marzo del 2019 ho assistito invece ad una brusca accelerazione dell’iter: -a fine marzo è stata presentata al Cda una bozza del nuovo Statuto e sono iniziate le consultazioni con le OOSS e con i lavoratori dipendenti;

-a fine aprile si è discussa in Cda la trasformazione e sono state rigettate le mie obiezioni che riguardavano l’effettiva utilità di tale trasformazione, le problematiche relative alla perdita dello status di dipendente pubblico da parte dei lavoratori in ruolo nell’Ente, la nuova governance che si delineava nello Statuto della Fondazione.

Tutto ciò mi ha fatto quindi propendere per un’astensione al momento della votazione davanti al notaio avvenuta in data 6/05 u.s.
Da quel momento in poi niente è stato più come prima: ho ravvisato una scarsa circolazione delle informazioni in merito alle difficoltà ed ai problemi che stava suscitando questa operazione, un confronto sempre più sterile con la Direzione ed il Presidente, un atteggiamento palesemente schierato da parte del Segretario del Cda, un’intenzione più o meno dichiarata di andare avanti senza guardare niente e nessuno e senza prendere nella dovuta considerazione le motivate rimostranze di una parte del personale dipendente.

Gli incontri avuti con questi lavoratori che legittimamente paventavano la perdita dello status di dipendente pubblico hanno messo in evidenza che il clima di lavoro si era deteriorato e che sempre più spesso risultava conflittuale e difficile il confronto con la Direzione e con il Presidente.

Nel Cda del 4/10 u.s. infine è stata rigettata la mia proposta di sospendere la procedura di trasformazione in Fondazione dell’Ente sino alla completa risoluzione delle problematiche relative alle procedure di mobilità dei dipendenti che ne avevano fatto richiesta così come di tener conto delle pesanti ricadute nella qualità dei servizi che una frettolosa sostituzione del personale avrebbe potuto determinare.

Quanto sopra espresso nonché l’emergere -almeno per quanto si legge sugli organi di stampa- del diniego da parte del Presidente di concedere il nulla osta ad una ulteriore dipendente che avrebbe trovato una ricollocazione in altro ente pubblico ( diversamente da quanto dichiarato durante la Commissione Regionale del 10/10 u.s.) mi fa ritenere del tutto esaurita la mia funzione nell’ambito di un Cda in cui l’atmosfera che si respira da quando ho palesato una mia posizione discordante , risulta sempre più omissiva ed ostile.
Informo pertanto le SS.VV. che ho maturato l’irrevocabile decisione di rassegnare, con la presente, le mie dimissioni.
Di ciò è già stato debitamente anche informato l’Assessorato alla Sanità della Regione Liguria per i relativi adempimenti .
Provvederò altresì a far conoscere personalmente questa mia decisione alle RSU aziendali i cui esponenti sono stati, soprattutto in questi ultimi mesi, costruttivi Interlocutori”.

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