Curatore fallimentare Porto Imperia Spa e commissario Rivieracqua indagato per corruzione a Roma/Il caso

Attualità Imperia

Il professore universitario e giurista Stefano Ambrosini è indagato a Roma per corruzione in atti giudiziari in relazione a un’inchiesta sul concordato preventivo del gruppo Astaldi.

Una notizia di cronaca giudiziaria nazionale ha scosso, nei giorni scorsi, gli ambienti imperiesi. Il professore universitario e giurista Stefano Ambrosini è indagato a Roma per corruzione in atti giudiziari in relazione a un’inchiesta sul concordato preventivo del gruppo Astaldi, colosso delle costruzioni.

 Ambrosini indagato per corruzione in atti giudiziari: è curatore fallimentare della Porto di Imperia Spa e commissario giudiziale di Rivieracqua

Stefano Ambrosini è nome noto in provincia di Imperia. Il Tribunale, infatti, lo ha nominato per due incarichi tanto importanti, quanto delicati. In primis, dal lontano settembre 2013 il professionista torinese si trova ai vertici della Porto di Imperia Spa (insieme a Filiberto Ferrari Loranzi), prima come commissario giudiziale e, successivamente, dopo il fallimento, come curatore fallimentare della società un tempo incaricata, prima della tempesta giudiziaria, della gestione dello scalo imperiese.

Stefano Ambrosini è anche commissario giudiziale di Rivieracqua, società incaricata della gestione del servizo idrico integrato in provincia di Imperia e sull’orlo del crack finanziario.

 Ambrosini indagato per corruzione in atti giudiziari: quali possibili conseguenze?

L’inchiesta che vede indagato Ambrosini per corruzione in atti giudiziari riguarda il Gruppo Astaldi. Il professionista torinese è iscritto nel registro degli indagati insieme al collega Francesco Rocchi e a Corrado Gatti che, nel concordato Astaldi, ricopre la funzione di soggetto indipendente che deve attestare la bontà del piano di concordato ed è anche incaricato di stabilire il compenso dei commissari.

La Procura, attraverso le intercettazioni, avrebbe scoperto l’esistenza di rapporti molto stretti tra i due commissari, Ambrosini e Rocchi, e Gatti. Nelle telefonate in mano agli inquirenti si sarebbe parlato più volte di denaro. Rocchi, in particolare, avrebbe chiesto a Gatti di utilizzare i valori medi tabellari previsti, e non quelli minimi, per calcolare il compenso dei due commissari.

In un primo piano il compenso dei tre commissari (il terzo, Vincenzo Ioffredi, non risulta indagato) ammonterebbe a 36 milioni di euro complessivi, ridotto a 20 nella seconda stesura. L’ipotesi della Procura è che Gatti abbia fatto ricorso ai valori medi in partenza per poter poi otterere una cifra finale ritoccata al ribasso comunque altissima.

L’inchiesta romana rischia di avere ripercussioni nell’imperiese, in particolar modo per quel che riguarda Rivieracqua. I sindacati, a riguardo, hanno già espresso timori e preoccupazioni. Ma anche sul fronte della Porto di Imperia Spa, ancora in attesa del verdetto della Cassazione sul fallimento (annullatto dalla Corte d’Appello), non è escluso che le vicende giudizarie della Astaldi possano avere conseguenze.

 Ambrosini indagato per corruzione in atti giudiziari: “Chiarirò tutto”

Sono certo di poter chiarire ogni aspetto di questa vicenda, che già all’indomani della nostra nomina da parte del Tribunale ha suscitato enormi invidie nell’ambiente professionale e risentimenti presso gli esclusi – ha dichiarato Ambrosini – Mi sono sempre comportato correttamente, come ho fatto tutte le volte in cui ho assunto incarichi commissariali, perseguendo esclusivamente gli interessi dei creditori e l’obiettivo del regolare, celere ed efficiente svolgimento della procedura e mai interessi privati miei o di altri. Confido che tutto ciò emergerà con la necessaria chiarezza in tempi brevi e a tal fine mi sono immediatamente recato a rispondere a tutte le numerose domande rivoltemi, rendendo altresì dichiarazioni spontanee”.

 

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