Imperia, crisi Rivieracqua: il commento di Rifondazione Comunista. “Privati entrano a gamba tesa per scelta del 51 % dei sindaci”

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Il commento di Rifondazione Comunista.

“Tutti i 34 sindaci presenti all’ assemblea (ma i sindaci della Provincia di Imperia sono 66) hanno democraticamente deciso che quei 26 milioni di cittadini non contano nulla, non sono mai esistiti”. Lo afferma il Partito della Rifondazione Comunista di Imperia, commentando il parere favorevole dell’assemblea dei Sindaci all’entrata dei privati in Rivieracqua.

Rivieracqua: il commento di Rifondazione Comunista

“Al referendum del 12 e 13 giugno 2011, 26 milioni di cittadini italiani sancirono che sull’acqua è un bene comune su cui non si sarebbe potuto più fare profitto.

Mercoledì scorso – il 27 novembre 2019 – tutti i 34 sindaci presenti all’ assemblea (ma i sindaci della Provincia di Imperia sono 66) hanno democraticamente deciso che quei 26 milioni di cittadini non contano nulla, non sono mai esistiti.

I privati entreranno, allo scopo di fare profitto, nella gestione dell’ acqua “pubblica” ottenendo per se stessi dal 30% al 49 % della nostra acqua.

Inutili che qualcuno si sbracci fingendo di spiegare che l’ acqua resta ”in maggioranza” in mano pubblica: ogni volta che si è avviato un processo in cui lo stato e le istituzioni cedono qualcosa al privato, il risultato finale è sempre stato la totale svendita ai profitti privati dei beni pubblici.

Il fatto è, in una democrazia parlamentare, di una gravità inaudita, assai più grave che se avvenisse in una dittatura, dove, per definizione le scelte dei cittadini non contano. Similitudini assai pericolose: che vogliano abituarci alla mancanza di libertà e di democrazia ad iniziare dall’ acqua?”

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