Imperia: sciopero lavoratori Alpitel, presidio di protesta davanti all’azienda. “A rischio 100 dipendenti, siamo spiazzati”/Foto e Video

Attualità Imperia

Le motivazioni della protesta nascono a causa del recente mancato accordo nella trattativa sulla procedura di licenziamento collettivo, che riguarda 100 possibili licenziamenti

Lavoratori Alpitel in sciopero questa mattina, martedì 11 febbraio, in segno di protesta per la grave situazione che sta attraversando l’azienda. La mobilitazione di Imperia si svolge in concomitanza con l’incontro convocato a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

Sciopero lavoratori Alpitel: 100 dipendenti a rischio licenziamento

Le motivazioni della protesta nascono a causa del recente mancato accordo nella trattativa sulla procedura di licenziamento collettivo, avviata lo scorso 14 dicembre, che riguarda 100 possibili licenziamenti di cui ben 7 nel sito produttivo di Imperia.

Francesco Lapa – RSU

Siamo a fronte di una situazione aziendale che da diversi mesi ci attanaglia.

Dal mese di settembre la nostra azienda Alpitel è stata acquisita sulla totalità delle azioni dal gruppo PSC, azienda di servizi che opera in campo nazionale, in quanto la nostra azienda riversava in forti problematiche di carattere economico.

Abbiamo iniziato a ragionare con l’azienda, grazie al nostro coordinamento nazionale, assieme a tutte le strutture territoriali del sindacato, in modo da poter comprendere oltre a questo passaggio di quote azionarie, quali fossero le intenzioni e le logiche del conseguente acquisto, verso un piano industriale futuro, che coinvolge tutte le sedi nazionali della nostra azienda.

Tutto ciò è avvenuto dal mese di settembre in avanti e dopo poco, circa un mese fa, l’azienda ha aperto una procedura di richiesta di naspi per 100 unità di dipendenti indiretti del nostro settore, dichiarati come esubero.

Percentuale molto elevata rispetto ad una totalità di dipendenti che conta 600/650 unità generali.

Quanti sono in provincia di Imperia?

Nella provincia di Imperia siamo circa 60, di cui interessati da questa condizione di esubero 7 su 9 indiretti. Queste maestranze risultano essere assistenti tecnici, fatturisti e magazzinieri.

Anche in questo caso, nel nostro piccolo cantiere, abnorme rispetto ad una gestione che a nostro modo di pensare non può fare a meno di un numero così elevato di forze lavorative, che andrebbe a svuotare, quasi nella sua interezza, le logiche di una quotidianità di lavoro che ad oggi ci dice essere sottodimensionata.

Quotidianamente non si riesce ad assolvere a delle richieste della nostra committente e quindi siamo un po’ spiazzati da questo tipo di dichiarazioni da parte della nostra azienda”.

Luca Falcetta – Segretario provinciale Fiom

“A livello di trattative il tutto adesso si è spostato a Roma, dove oggi in contemporanea con le manifestazioni sui siti locali, c’è l’incontro della delegazione trattante con il MISE.

Si vedrà di trovare una quadra sulla situazione che è abbastanza complicata. Da parte nostra era stata richiesta l’applicazione dei contratti di solidarietà, che l’azienda ha subito bocciato.

Si era raggiunto un semi accordo per quel che riguarda la cassa integrazione. Il punto dolente, che tutt’ora lascia in sospeso la situazione e che sarà trattato oggi, è quello delle rotazioni.

Chiediamo una gestione di questa cassa integrazione un po’ più ordinata e meno invasiva rispetto a quella che propone l’azienda.

Far ruotare, sull’arco di un periodo un po’ più breve rispetto a quello proposto, una serie di lavoratori, in modo da non penalizzare nessuno in maniera definitiva. Di poter smorzare sugli ammortizzatori, in una maniera un po’ più morbida.

L’azienda vorrebbe puntare su un numero di lavoratori definito, con tempi di applicazione più lunghi. Questo finirebbe per penalizzare molto di più alcuni e non altri.

L’obiettivo è quello di non penalizzare nessuno, ma a fronte di questa situazione se si riuscisse a spalmare il danno un po’ su tutto l’insieme, sarebbe più positivo e più accettabile da parte di tutti”.

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