Coronavirus, Imperia: aziende in crisi e boom di richieste di cassa integrazione. Della Pietra (Confindustria). “Ecco come faremo per ripartire”/ L’intervista

Attualità Coronavirus Imperia

Per approfondire l’argomento, ImperiaPost ha rivolto diverse domande a Paolo Della Pietra, direttore di Confindustria Imperia.

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“Durante i primi giorni si è verificato un boom di richieste di cassa integrazione a Imperia, anche 15 al giorno”. Lo afferma Paolo Della Pietra, direttore di Confindustria Imperia, parlando della difficoltà economica che sta attraversando la nostra provincia, così come il resto d’Italia, a causa dell’emergenza Coronavirus.

Coronavirus e le aziende in provincia di Imperia

È evidente il crollo economico che l’Italia sta subendo a causa delle restrittive misure adottate per fronteggiare la pandemia. Ci sono settori che hanno dovuto chiudere completamente, mentre altri stanno andando avanti, ma al minimo.

Per questo motivo, si è verificata una vera e propria corsa alle richieste di cassa integrazione per i lavoratori, anche nella provincia di Imperia. 

Per approfondire l’argomento, ImperiaPost ha rivolto diverse domande a Paolo Della Pietra, direttore di Confindustria Imperia.

L’intervista a Paolo Della Pietra

Quante domande di cassa integrazione sono state presentate finora?

Bisogna fare una distinzione. Per quanto riguarda le richieste di cassa integrazione in deroga, per aziende piccole o piccolissime (sotto i 5 dipendenti, come bar e ristoranti) sono circa 1800.

Per quanto riguarda invece le casse integrazione per aziende più strutturate (da 5 a 100 dipendenti), di cui ci occupiamo come Confindustria, che ricorrono a strumenti classici di cassa ordinaria o FIS, abbiamo presentato circa 100 domande, per più di 2000 dipendenti coinvolti in tutta la provincia.

All’inizio c’è stato un boom di domande, anche 15 al giorno, ora c’è una diminuzione, circa 2 o 3 al giorno.

Quali sono i settori più colpiti?

Il settore agroalimentare, a parte i piccoli che vendevano a ristoranti e bar, sta ancora lavorando. Chi segue il canale della grande distribuzione mantiene l’attività.

Così come il settore agroalimentare non in senso stretto, quindi chi fornisce contenitori, tappi, etichette, chi si occupa della parte logistica, continua un minimo di produzione. Tutte le aziende che lavorano lo fanno con le dovute precauzioni del caso. Anche il settore dell’informatica sta lavorando.

Abbiamo settori più colpiti, come il turismo e l’alberghiero (nessuno va in ferie ora, ovviamente, date le misure restrittive in corso) e il settore dell’edilizia per i divieti imposti dal Dpcm. Le aziende hanno dovuto chiudere se non sono strategicamente di necessaria utilità.

Per quanto riguarda l’economia del mare, i cantieri navali stanno lavorando, ma al minimo”. 

Come si farà a tornare alla normalità?

Il ritorno alla normalità sarà graduale. Le aziende che stanno continuando a lavorare dovranno capire come poter incrementare la loro produzione, perché ora chi lavora lavora al minimo. Chi ha chiuso dovrà ripartire. Giocheranno un ruolo fondamentale gli aiuti che potranno arrivare e il ruolo del sistema bancario.

Come Confindustria lavoriamo su tre aspetti principali, occupandoci di trovare proposte per il personale delle aziende, tutto ciò che riguarda il fisco e come garantire la liquidità.

Ad esempio una nostra proposta è l’estensione temporale della cassa integrazione almeno fino al 30 settembre e slegarla dallo smaltimento di ferie e permessi non goduti.

Per quanto riguarda il fisco, è importante la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi, oltre la soglia dei due milioni di euro, fino al 31 dicembre di quest’anno.

Per quanto concerne la liquidità, ad esempio proponiamo l’immediato sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese e lo sblocco dei rimborsi IVA.

Importante è anche l’attivazione di finanziamenti con garanzie statali per le imprese che hanno attivato le procedure di cassa integrazione con anticipazione, l’attivazione di strumenti di finanziamento bancario alle imprese, sempre con garanzia statale, corrispondente a tre mesi di fatturato, a costo zero e restituzione con piani di ammortamenti straordinario.

Come Confindustria, abbiamo chiesto l’attivazione di finanziamenti agevolati e allungamenti di finanziamenti in essere fino a 30 anni.

È altrettanto importante ripensare il sistema amministrativo e burocratico, per snellire le procedure, così da ridere le aziende italiane più competitive anche sui mercati esteri.

Sarà importante l’appoggio delle banche, dello Stato e delle Regioni.

Per quanto riguarda il turismo, andrà incentivata la domanda interna. Ci auguriamo che, quando saremo di nuovo tutti in sicurezza, potremo riscoprire il nostro paese e, nel nostro caso, il ponente ligure.

Anche quando l’emergenza sarà finita, ci saranno disposizioni che verranno mantenute?

“Al momento è stato stipulato da Confindustria un accordo quadro sulla sicurezza valido per l’emergenza, ma che secondo me entrerà negli automatismi delle persone. Ci sarà maggiore sicurezza nelle aziende, in termini di distanza, prevenzione, sanificazione, come consuetudine. Bisognerà anche capire, dal punto di vista psicologico, come e quando le persone torneranno a viaggiare, spendere, vivere. È un po’ un’incognita, ci vorrà tempo”.

Come vede questa situazione?

“Bisogna essere sempre ottimisti. Credo che, dopo l’emergenza, dovrà cambiare anche il ruolo e l’attività delle associazioni. In queste settimane abbiamo solo lavorato per le casse integrazioni per dare pieno sostegno allo sviluppo delle aziende. Quando si allenteranno i cordoni della sicurezza, si dovrà ripartire e recuperare il tempo perso. Noi siamo in prima linea per il dialogo con le banche, con lo Stato e le Regione. Si dovrà anche fare più squadra tra le imprese. Ci sarà tanto su cui lavorare”.

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