Coronavirus, Imperia: l’odissea di Rita e Gigi, multati sulla A10. “Per un mese ricoverati in Spagna. La multa? Prefettura la devolva a Ospedale Bergamo”

Attualità Coronavirus

Al loro rientro in Italia, dalla Spagna, sono stati multati e denunciati dalla Polizia Stradale sull’Autostrada A10.

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Una vera e propria odissea. È quella che hanno vissuto Rita e Cesare, detto Gigi, marito e moglie lombardi, della provincia di Bergamo, che, dopo aver scoperto di aver contratto il Coronavirus mentre si trovavano in vacanza a bordo del loro camper in Spagna, hanno passato 4 settimane all’Ospedale di Castellón de la Plana.

I due, ora guariti, sono saltati agli onori della cronaca alcuni giorni fa, per essere stati multati e denunciati dalla Polizia Stradale mentre si trovavano sulla via del ritorno verso casa sull’A10, all’altezza di Santo Stefano al Mare.

Coronavirus: l’odissea di Rita e Gigi, coniugi lombardi multati dalla Polizia Stradale sull’A10

Rita e Gigi, rispettivamente di 65 e 69 anni, sono riusciti, fortunatamente, a combattere contro il Covid-19, dopo 4 settimane di ricovero in Spagna. 

Al loro rientro in Italia, dopo essere stati multati e denunciati dalla Polizia Stradale sull’Autostrada A10, i due hanno contattato la Redazione di ImperiaPost per raccontare la loro storia.

Quando è iniziato il vostro viaggio?

“Siamo partiti verso la Spagna in camper il 28 febbraio – racconta Rita – Avevamo aspettato qualche giorno a partire perchè mio marito aveva una brutta otite. Dopo l’ultima visita di controllo in una clinica di Bergamo, per essere sicuri che andasse tutto bene, abbiamo deciso di partire.

La nostra meta, in realtà, era il Portogallo, per percorrere a piedi la via Vicentina.  La sera dopo, però, mio marito era molto stanco e aveva più di 38 di febbre e il giorno dopo è venuta anche a me. Dato che eravamo ben riforniti di cibo, abbiamo atteso due giorni in camper per vedere se miglioravamo, dopodiché abbiamo chiamato il 112 spagnolo, spiegando la situazione. Ci hanno detto di andare al pronto soccorso, dove ci hanno sottoposto al tampone e siamo risultati positivi al Coronavirus.

Cos’è successo da lì in poi?

Siamo rimasti ricoverati all’Ospedale per 4 settimane. Siamo entrati la notte del 4 marzo e siamo stati dimessi il 31. Siamo stati trattati benissimo, avevamo anche un assistente sociale che ci telefonava ogni giorno. Il camper, su cui non abbiamo più potuto mettere piede nemmeno per prendere le borse, è stato nel frattempo trasportato in un rimessaggio della Polizia.

È stata un’esperienza molto forte e quando siamo stati dimessi eravamo stravolti, ma la cura con cui siamo stati trattati fa sì che il ricordo sia positivo.

Com’è andata la malattia?

Io ho avuto un solo giorno di febbre, oltre a una stanchezza tremenda e tanto mal di testa. Mio marito, invece, ha avuto per diversi giorni la febbre sopra i 39. Tutto sommato, però, è andato tutto bene. 

Se avessimo avuto una casa lì in Spagna ci avrebbero fatti uscire per fare la quarantena a domicilio, ma non avendola ci hanno tenuti fino al doppio test negativo di mio marito, che avrebbe potuto badare a me.

In ospedale abbiamo chiamato due volte l’ambasciata italiana a Madrid , l’Ats di Bergamo e i Carabinieri. Ci hanno detto che potevamo tornare e, una volta tornati, di metterci in autoquarantena.

Quando siete stati dimessi cosa è successo?

Quando siamo stati dimessi, per il doppio negativo di mio marito, il mio tampone era dubbio. Per tornare in Italia ne servivano due negativi. Il primo test da esterna è stato negativo e il giorno dopo avevo il secondo test. Il medico del pronto soccorso, che conosceva bene l’italiano, dato che sapeva della nostra volontà di tornare a casa dopo così tanto tempo (anche per motivi familiari), si è proposto di mandarci un messaggio con l’esito del tampone per accelerare i tempi, prima del documento ufficiale. Così è stato, e dato il secondo test negativo, siamo partiti verso l’Italia per rientrare al nostro domicilio, dove effettuare la quarantena.

Quando siete stati fermati dalla Polizia Stradale?

In autostrada, sull’A10, quando ci siamo fermati nel parcheggio dell’area di servizio di Conioli Sud (chiusa), per riposare un po’, dato che eravamo molto stanchi.

Gli agenti ci hanno fermato per controllarci e noi gli abbiamo spiegato la situazione, mostrandogli i documenti e il messaggio su WhatsApp.

In particolare, ho mostrato alla polizia il certificato ufficiale di negatività (eseguito in data 3/4/2020) e il messaggio WhatsApp da parte del medico, nel quale risultava la negatività dell’esame (eseguito il giorno 4/4/2020) di cui la Polizia non ha voluto tenere conto (il certificato ufficiale è arrivato via email successivamente).

Siamo stati tenuti fermi per 4 ore. Non ho percepito umanità nei nostri confronti, tenendo conto che eravamo anziani in viaggio da diverse ore, reduci da 4 settimane in un ospedale spagnolo. Non è stata una bella esperienza”.

A quel punto?

Gli agenti ci hanno segnalato all’autorità giudiziaria e ci hanno multato di 533 euro a testa per spostamento non autorizzato sul territorio nazionale.

Ci siamo informati con il nostro avvocato sull’eventualità di fare opposizione, ma costerebbe troppo, più della multa. Così abbiamo pensato a un’altra possibilità.

Abbiamo già fatto una donazione di 500 euro all’ospedale spagnolo che ci ha accolto in maniera eccezionale. Avevamo intenzione di fare lo stesso per l’ospedale di Bergamo, che versa in una situazione tremenda, ma dopo queste multe non ci riusciamo. 

Per questo rivolgiamo un appello alla Prefettura di Imperia, con la speranza che possa devolvere i soldi della multa all’Ospedale di Bergamo”.

 

 

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