Coronavirus, Diano Marina: “Io, chiusa in casa con mio marito malato di Alzheimer”. L’appello disperato di Loretta. “Qualcuno ci aiuti”

Attualità Coronavirus

A causa di un incidente, avvenuto lo scorso agosto, l’uomo ha subito gravi conseguenze che lo rendono difficile da gestire, specialmente dovendo rimanere chiusi in casa senza aiuti esterni.

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“Da quando è iniziato l’isolamento siamo stati lasciati a noi stessi. Non ce la facciamo più, la situazione è insostenibile”. Loretta, 64 anni originaria di Brescia, ma residente a Diano Marina da 20 anni, racconta le settimane drammatiche che sta vivendo per riuscire a gestire la malattia del marito Carlo, 79enne dianese, ex calciatore, molto noto in città.

A causa di un incidente, avvenuto lo scorso agosto, l’uomo ha subito gravi conseguenze, amplificate dall’obbligo di restate chiusi in casa, senza aiuti esterni.

Per questo motivo, Loretta ha deciso di rivolgersi a ImperiaPost per lanciare un appello alle istituzioni.

Coronavirus, Diano Marina: l’appello di Loretta

“Mio marito ha avuto un grave incidente lo scorso 30 agosto – ha raccontato Loretta a ImperiaPost – I primi mesi è stato in una Residenza Sanitaria per le cure necessarie e per fare fisioterapia. Quando si è ripreso fisicamente, a novembre, è stato dimesso. A causa dei traumi dell’incidente, però, ha riportato gravi conseguenze, tra cui l’Alzheimer, che lo rende difficilissimo da gestire.

Finchè non era ancora scoppiata l’emergenza Coronavirus, la situazione era ancora sostenibile, perché mio marito aveva le sue piccole abitudini che lo rendevano tranquillo. Lo portavo dal barbiere, salutava i suoi amici in giro, facevamo due passi.

Quando però è scattato il lockdown, ci siamo dovuti chiudere in casa e tutto è precipitato. Mio marito non potendo uscire è irrequieto, agitato, rischia di farsi male da solo (è caduto diverse volte) e di fare male a me, perché diventa aggressivo inconsapevolmente. 

L’alternativa è sedarlo, ma in quel modo non mangia ed è già dimagrito molto. Non può continuare così.

I primi tempi lo portavo in giro in macchina per farlo calmare, ma sono stata rimproverata dalla Polizia Municipale, che non si è resa conto che si trattava di una questione di necessità.

Io sono da sola, mia figlia ci aiuta come può, portandoci beni di prima necessità, ma l’unico modo per aiutare mio marito sarebbe quello di ricoverarlo, per assisterlo come si deve, in sicurezza.

Dopo le alte spese per la casa di cura, tiriamo avanti con la minima pensione di mio marito e qualche risparmio. Ma non è solo un fattore economico. Per gestire lui io da settimane non dormo né di notte né di giorno. Non è possibile che nessuno faccia niente.

Ho provato ad appellarmi a tutte le isitutizioni – continua Lorena – dagli assistenti sociali, alla Protezione Civile fino alla Regione, scrivendo una email direttamente al presidente Toti, ma nessuno può far niente. Il nostro medico di famiglia è riuscito ad assisterci telefonicamente.

Sono già 40 giorni che abbiamo chiesto aiuto.

Mia figlia è riuscita a parlare con il Sindaco Chiappori che si è interessato del nostro problema dicendoci che al primo posto libero lo ricovereranno in ospedale. Lo ringraziamo, ma il problema è che ogni giorno che passa è sempre peggio. Domani mattina (oggi, ndr), lo porteremo in ospedale, ma non è detto che lo ricovereranno.

Come me ci saranno tante persone che, anche se non malate di Covid, si ritrovano, a causa dell’emergenza, a vivere situazioni di estrema difficoltà. Non lasciateci soli”.

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