Coronavirus, Imperia: “Così non apro”. Un drappo nero contro il Governo, commercianti in rivolta. “Lasciati soli, ci fanno morire” / Foto e video

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I titolari di bar, ristoranti, pizzerie, discoteche e molti altri esercizi pubblici protestano contro la mancanza di regole chiare in vista della riapertura del 18 maggio.

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“Così non apro”. È questo il grido di centinaia di commercianti imperiesi che questa mattina, in tutta la provincia, dalla costa all’entroterra, hanno esposto un drappo nero all’entrata dei loro locali per manifestare il loro dissenso contro la mancanza di chiare linee guida del Governo, in vista della riapertura del 18 maggio.

Si tratta di titolari di bar, ristoranti, pizzerie, discoteche, gelaterie, stabilimenti balneari, pasticcerie. 

Enrico Calvi – Ristorante I Cacciatori

“Si parla di centinaia di commercianti di pubblici esercizi, titolari di bar, ristoranti, spiagge, discoteche, lungo tutta la provincia, una protesta forte che ha raccolto un’adesione enorme. Siamo senza linee guida, senza indicazioni corrette su come riaprire senza aiuti, solamente promesse non mantenute. 

La richiesta è avere linee guida che ci facciano capire realmente come dobbiamo affrontare la riapertura in sicurezza, perché il virus non è sparito. Siamo a giovedì e le regole forse usciranno domani, ma la riapertura è prevista lunedì. Bisogna potersi organizzare, perché poi inizieranno anche i controlli. Non si può pensare di dare indicazioni due giorni prima.

Non si trovano neanche i guanti di lattine, che sono fondamentali per l’utilizzo al pubblico nelle nostre cucine”.

Monica Tondelli – Bar 11

“Ci troviamo in braghe di tela, tanti di noi non riapriranno di sicuro perchè non è consentito. Io sto valutando, se riaprirò sarà con estremo sacrificio e perchè sono obbligata a farlo per le troppe spese”.

Il protocollo Inail?

“Fa ridere, io sono abbastanza fortunata perchè gli spazi ne ho sia dentro che fuori, ma ci sono persone che non hanno assolutamente gli spazi neessari. Da rivedere e correggere”.

Avete fatto delle richieste nei giorni scorsi in Comune?

“È stato proposto si l’aumento della superficie esterna del 25%. Chi ha la possibilità di farlo, ben pochi abbiamo questa possibilità. C’è una concessione sino ad un certo punto.

Le imposte comunali sono state annullate per tre mesi, ma bisogna farlo per tutto l’anno e non solo in questi mesi. La cassa integrazione non è arrivata, il bonus di aprile non è ancora stato approvato.

Tutti questi aiuti per far ripartire le nostre attività, non si sono visti”.

Linda e Lorena – Non solo Bar

“Noi saremo intenzionate a riaprire, stiamo valutando in base alle linee guide Inail. Ci sono varie problematiche, il nostro locale è piccolo, dobbiamo valutare bene.

Stiamo valutando per l’asporto, per la sicurezza di tutti, dei cittadini, di noi stessi. Il bagno è un problema. Va sanificato ogni volta. Non puoi fare bancone e pulizia bagno assieme”.

Gli aiuti promessi dal Governo Regione e Comune?

“Male male, saremo anche soddisfatte ad aprire tutto, ma non avendo aiuti. Noi da sole ci siamo fatti un mutuo, due prestiti, ci siamo fatti i lavori nel bar.

Sicuramente non è colpa di nessuno questa chiusura, però pretendiamo degli aiuti concreti”.

La delibera del Comune?

“Non è sufficiente”.

Bruno – Bar da Brunello

“Ad oggi aprire con queste condizioni, che non sono ancora certe, è impossibile. Mi danno il 50% di suolo pubblico in più equivale ad un tavolo. Sono cose un po’ complicate.

In questo momento è impossibile aprire, anche perchè se riapriamo quale sono le norme esatte? Non ci sono. Vengono a fare un controllo , sarà più forte la multa di quello che incassiamo.

In questo momento abbiamo aperto come delivery, grazie a Dio riusciamo a fare il minimo indispensabile per riuscire a pagare luci e affitto. Non si può andare avanti cosi?

Il Comune non ha fatto niente, tante parole, tanto fumo, ma realmente non ha fatto niente. Pensavamo venisse più in contro. Stanno facendo tutto per farci chiudere.

Chiediamo che vengano bloccati tutti i pagamenti, ieri mi è arrivato da pagare l’IVA , l’Inps, sono oltre 2 mila euro. Siamo chiusi da tre mesi, non si può andare avanti. Dove li vado a prendere i soldi con tre mesi di chiusura? Non si può andare avanti”.

Maria Grazia Battaglia – Bar Baraonda

“Situazione tragica, il mio bar è piccolissimo. Posso far entrare una persona alla volta e ho un dehor esterno di neanche 3 metri. Ci saranno tre tavolini, anche lo spazio in più che ci è stato concesso non ha senso, posso aggiungere massimo un tavolino.

Così non si può lavorare. Non ho mai chiesto soldi, mi trovo indietro con tasse, Inps, Iva, la dipendente che non riesco a riassumere.

Con il take away, quando c’è brutto tempo, non si fa niente. Se piove come fai a lavorare? Il dehor fuori? Non è che c’è sempre il sole. Quando finisce l’estate come andrà a finire?”.

Per quanto riguarda gli aiuti?

“Io ho visto i famosi 600 euro il 27 di aprile, dopo essere rimasta chiusa dal 12 di marzo. La mia dipendente ha visto al cassa integrazione, ieri, di 270€.

Adesso ? Non si può lavorare con i bonus, è troppo poco rispetto a quello che abbiamo da pagare. Servono fondi più consistenti.

Togliere delle restrizioni, capisco il virus, c’è la malattia, però così non lavoriamo. O siamo chiusi e ci aiutano o lavoriamo al 100%.

Cosa pensa delle misure adottate dal Comune?

“Penso che non sia neanche colpa del Comune, ma di qualcosa di più grosso. È il nostro Stato che non ci è venuto incontro in niente. Sono normtie a livello nazionale.

Il Comune ci poteva anche dare un pezzo più grande di dehor, 50% del mio non va bene. È soggettiva la cosa, chi ha un dehor enorme, il 50% ben venga per lui. Io ho un bar piccolissimo, non me ne faccio niente”.

Etta Lavagna – Trattoria La Etta

“La nostra situazione è come quella di tutti gli altri ristoratori e commercianti della città. Non abbiamo delle linee guida sicure e quindi aprire così è andare allo sbando.

Avendo dimezzato di un terzo la possibilità di avere i nostri clienti, è un po’ un problema. Siamo fortunati , abbiamo un bel salone e un esterno provato che possiamo gestire un po’ come vogliamo noi. Però è un dramma”.

Questo protocollo Inail?

“È una cosa buttata un po’ li. Noi sappiamo di mascherine, guanti e gel. Al di la di quello un po’ di cose campate in aria. Vogliamo sapere qualcosa di più preciso.

Aiuti zero, siamo una piccola conduzione familiare, tre dipendenti tra cui i miei due figli, che non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione.

È pesante, dopo mesi, se non gli aiutiamo noi è un problema”.

Aiuti del Comune?

“Sicuramente è una cosa positiva, tutti gli aiuti che ci possono dare sono a nostro vantaggio. È poco, noi appena apriamo l’attività la cassa integrazione svanisce e si inizia ad avere delle spese, senza sapere gli incassi. C’è questa incognita che non sappiamo come risponderà la città.

Turisti non ce ne sono e di conseguenza è un problema grande. Abbiamo anche un altro locale a Borgomaro, con la possibilità di darlo ingestione, ma anche li è tutto fermo. Abbiamo due locali fermi”.

Francesca – Bar Preve

“Noi non abbiamo la possibilità di poter aprire questa attività. Andremo a finire in un pozzo senza via di uscita.

Non ci sono possibilità economiche ed in queste condizioni non si può lavorare”.

Protocollo Inail?

“È improponibile, non è possibile. Su sei tavoli ne dovrei tenere due. Fare entrare un cliente alla volta , è veramente imponibile. Non abbiamo via di uscita”.

Per quel che riguarda gli aiuti?

Aiuti non ce ne sono stati, non ne abbiamo avuti in niente. Ci hanno lasciato completamente allo sbaraglio. Siamo in due e non è arrivato niente a livello economico. Non c’è aiuto da nessuna parte”.

Il Comune?

“Al Comune abbiamo fatto delle richieste, c’è l’ampliamento del dehors, per chi lo potrà fare. Per quel che riguarda tutto il resto? Le esigenze partiranno da giugno in avanti, mesi scorsi siamo rimasti chiusi e non abbiamo consumato.

Abbiamo bisogno di almeno un anno di aiuti, così non ce la facciamo. È come mettersi una corda al collo. Spero che l’amministrazione faccia qualcosa e ci venga incontro. Noi chiediamo aiuto al Governo e alla Regione che in questo momento mi stanno deludendo e anche molto.

Ci stanno lasciando indietro, non stanno pensando a noi. Una persona che viene qua in vacanza ha voglia di trovare locali aperti. Se qua andiamo avanti così non ci sarà turismo e niente. Non ci sarà più niente.

Avremo solo le finestre chiuse e basta”.

Giorgio Campeggio

“Vorremmo degli aiuti sostanziosi per la sicurezza dei nostri dipendenti e dal punto di vista economico. Tante promesse ma non abbiamo ancora ricevuto aiuti. Il Comune si è mosso, si è dato da fare, ci ha concesso spazi più ampi, ci ha concesso la deroga per i dehor. Ma sono misure insufficienti. Il danno economico è troppo rilevante, anche dal punto di vista promozionale. Quest’anno sarà un anno dal segno negativo. Siamo in procinto dell’estate, non avremo turisti, la ripresa sarà difficile. In più, sono usciti dei protocolli dell’Inail e sembra addirittura che la responsabilità nel caso i nostri dipendenti si ammalassero di Covid sarebbe nostra, a livello penale, sono oneri che non possiamo avere.

I nostri dipendenti sono in cassa integrazione ma non hanno ancora ricevuto niente. Adesso anche per noi diventa difficile dopo quasi tre mesi di chiusura. Non è vero che le utenze sono state sospese, sono stati sospesi i tagli. Il Governo poteva intervenire, invece siamo costretti a pagare con le attività chiuse”.

 

 

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