Imperia: addio al pianista Ezio Bosso, il ricordo di Stefano Senardi. “Emozionava tutti. Insieme a lui, tante riflessioni e ironia su vita e malattia”

Attualità Imperia

Il ricordo di Ezio Bosso attraverso le parole di Stefano Senardi.

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Ha sconvolto tutto il mondo della musica e della cultura, e non solo, la notizia della morte di Ezio Bosso, amato e stimato direttore d’orchestra, compositore e pianista.

Bosso, 48enne, soffriva da tempo di una malattia neurodegenerativa che, nel 2019, lo aveva costretto a interrompere l’attività di pianista.

A renderlo noto ai più, è stata la sua partecipazione, come ospite d’onore, al Festival di Sanremo del 2016, con la conduzione di Carlo Conti, quando Bosso eseguì sul palco dell’Ariston “Following a Bird”. La sua personalità e il suo talento commossero l’Italia e il mondo.

A ricordarlo, attraverso le pagine di ImperiaPost, è il discografico imperiese Stefano Senardi, che ha vissuto con lui momenti indimenticabili.

Addio al pianista Ezio Bosso: il ricordo di Stefano Senardi

Come vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuti quando, attraverso il mio amico Ettore Caretta, è venuto al Festival di Sanremo, dove ha avuto enorme successo.

Lui era di Torino, da ragazzo ha fatto anche parte di un gruppo ska. Ha sempre avuto una grande passione per la musica e si è avvicinato a quella classica da ragazzo. Si è poi diplomato in composizione, direzione d’orchestra, contrabbasso all’accademia di Vienna. 

Quando lavoravo con Pino Daniele, loro due avevano creato insieme un album di madrigali che, però, non è mai uscito. Entrambi avevano un cuore grandissimo, ma avevano un carattere molto difficile. Andavano coi piedi di piombo con le altre persone perché avevano ricevuto tante delusioni in passato.

Cos’è successo dopo la sua esibizione a Sanremo?

Quella occasione fu un successo clamoroso che lo ha reso famoso non solo in Italia, ma anche nel mondo. Era riuscito a far vedere il profondo essere umano che era, aveva una forza di comunicazione straordinaria.

Cosa lo rendeva speciale?

La cosa più particolare, non solo per la sua condizione fisica, era la sua capacità di trasmettere tantissime emozioni. Emozionava e commoveva. Aveva una grande forza interiore. In più, ovviamente, è sempre ammirevole l’energia di una persona che lotta contro il cancro e la malattia degenerativa che aveva.

Io e lui, inoltre, oltre a condividere la passione per la musica, abbiamo avuto una serie di incontri e di momenti di riflessione sulla vita e sulla malattia.

Avete condiviso qualche momento particolare insieme?

Dopo il Festival di Sanremo, Ezio ed Ettore mi hanno chiamato per chiedermi se potevo occuparmi di lui. Così ne avevo parlato all’etichetta discografica britannica Decca, con cui lavorava Pavarotti, ad esempio, e avevo fissato l’appuntamento. Ricordo che quando ho parlato di Ezio con i dirigenti della Decca, raccontando del suo arrivo sul palco dell’Ariston in carrozzina e di come aveva emozionato tutti, loro sapevano già di cosa stavo parlando. La sua esibizione aveva fatto giro del mondo.

In vista dell’appuntamento, l’ho raggiunto quindi a Londra, dove abitava in quel periodo. Viveva in una una casa a due piani, molto scomoda per lui, non era adatta alle sue esigenze. Ma lui si arrampicava usando trucchi e aggeggi, senza troppi problemi. Abbiamo trascorso una bellissima serata in un pub.

Il ricordo più bello è di quando siamo andati finalmente alla sede della Decca Records per l’appuntamento. Quando siamo entrati alla reception, io con il bastone che spingevo lui sulla carrozzina, la donna all’entrata è rimasta sbalordita. Dopodiché, siamo entrati nella sala riunione dove c’erano i grandi manager mondiali, che sono rimasti senza parole. Per noi è stato esilarante, ci abbiamo scherzato tanto insieme. Ricordo di avergli detto “Sembriamo il gruppo T.N.T.”. 

Avevo trattato molto per lui, volevo il massimo. Poi, in seguito, ha firmato con la Sony italiana e mondiale.

Sa come ha trascorso la pandemia?

Recentemente non ci siamo sentiti, anche se, prima dell’emergenza, l’intenzione era di rivedersi e mangiare insieme. So, però, che ha sofferto molto questa condizione di isolamento. Anche lui, come tanti che hanno patologie, non solo aveva bisogno di cure costanti, ma anche di contatti umani, e questa chiusura la pativa molto. In un’intervista recente ha detto, infatti, che non vedeva l’ora di riabbracciare qualcuno.

Lo ricorda con affetto?

Tantissimo. Aveva un carattere tosto e abbiamo discusso anche diverse volte, ma aveva una sensibilità fuori dal comune. Insegnava musica, era direttore d’orchestra, compositore, aveva una cultura pazzesca. Quando si andava ai suoi concerti si finiva sempre con le lacrime agli occhi. Ci mancherà enormemente”.

Gaia Ammirati

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