Imperia: “Ho perso conoscenza e mi sono risvegliato in ospedale”. La lotta contro il Covid di Luigi Massabò. “Quando sono uscito non mi sembrava vero”

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“Ho perso conoscenza e mi è venuta a prendere la Croce Bianca. Mi sono risvegliato dopo 3 giorni in ospedale”Inizia così il racconto di Luigi Massabò, 66enne imperiese, presidente della storica Compagnia di via Carducci, che organizza ogni anno la tradizionale Infiorata.

Massabò si è ammalato di Coronavirus a fine marzo e, da lì, è iniziata la sua lotta contro il virus, durata due lunghi mesi. Fortunatamente, ora è guarito ed è tornato dalla sua famiglia, ma i ricordi di questa esperienza sono ancora vividi.

È quindi sentito il suo appello a tutta la cittadinanza: “Non sottovalutate la situazione, continuate a proteggere voi stessi e gli altri”.

Imperia: “La mia lotta contro il virus”. Ecco il racconto di Luigi Massabò

Cosa ricorda dell’inizio della malattia?

Ho ricordi molto confusi. Era qualche giorno che avevo tanto catarro, ma nessun altro sintomo. Poi mi è venuta la febbre fino a che, dopo alcuni giorni, è salita fino al punto che ho perso conoscenza. Mia moglie, preoccupata, ha chiamato i soccorsi e sono venuti a prendermi i militi della Croce Bianca. Mi sono risvegliato dopo 2/3 giorni al Giannoni di Sanremo, in isolamento completo e con la mascherina per l’ossigeno.

Per quanto tempo è stato ricoverato?

Mi hanno ricoverato il 21 marzo e sono tornato a casa dopo circa 2 mesi. Dopo il Giannoni, con il miglioramento della situazione, mi hanno trasferito al padiglione Castillo, dandomi sempre meno ossigeno. Infine, ho terminato la mia degenza alla clinica San Michele. Dopodiché, mi hanno dimesso dopo i tamponi negativi.

Come ha vissuto questa esperienza?

È stata molto lunga e faticosa, ma devo dire che tutto il personale ha lavorato nel modo migliore possibile, considerando che si trattava di qualcosa di nuovo per tutti. Sono stati degli angeli, bravissimi, non davano mai a vedere preoccupazione o sconforto, ci trasmettevano sempre sicurezza e ottimismo. Anche tutti gli altri operatori, da chi serviva i pasti a chi faceva le pulizie. 

Nonostante le mascherine e le varie “imbardature”, riuscivano sempre a metterci di buonumore.

In stanza ero con altre 3 persone, di cui 2 di Imperia. Passando tanto tempo insieme abbiamo legato, scherzavamo per tenerci compagnia. 

Ricorda anche dei momenti difficili?

Sì, purtroppo. C’erano persone intubate che stavano molto male. Mi è capitato molte volte di veder portare via qualcuno che non ce l’aveva fatta, e non sono stati momenti facili.

È stato difficile non poter avere contatti con i propri cari?

All’inizio sì. Poi ho imparato a fare le videochiamate con il telefono così, alla sera, sentivo mia moglie, mia figlia, la mia nipotina e alcuni amici. Ero un po’ preoccupato perché, devo ammettere, non ci sono stati molti controlli per i miei familiari. Mia moglie ha fatto la quarantena e, solo una volta finita, le hanno fatto il tampone, che è risultato negativo.

Com’è stato tornare alla vita normale?

È stato molto graduale. Piano piano sono uscito di nuovo in città, non mi sembrava vero

Come vede la situazione attuale?

Purtroppo uscendo noto che molte persone sono senza mascherina oppure la tengono abbassata mentre parlano con altri. Credo sia da incoscienti. Anche sui mezzi pubblici la situazione è critica, perché sale troppa gente e quindi è possibile maniere le distanze. 

La gente non deve pensare che, dato che le cose vanno meglio, il pericolo sia passato. Bisogna mantenere alta l’attenzione. Chi ci è passato, lo capisce meglio. 

Fortunatamente i dati sono incoraggianti, ma credo che non si debba sottovalutare la situazione, perché se tornasse l’emergenza sarebbe devastante”.