IMPERIA. MASSAGGI A “LUCI ROSSE”, CONDANNATI A 3 ANNI E 6 MESI DI RECLUSIONE I TITOLARI DEL CENTRO DI XXV APRILE / LA REQUISITORIA

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collage centro massaggi

IMPERIA – Si è concluso poco fa con una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione il processo nei confronti di Zhou Chengshen e Wu Ming Ming, i due cittadini cinesi titolari dei centri massaggi chiusi dalla Polizia e dalla Guardia di Finanza lo scorso 23 settembre del 2011 per sfruttamento della prostituzione.

Il collegio composto dal giudici: Varalli, Botti e Anerdi ha accolto solo in parte la richiesta di condanna del Pubblico Ministero Alessandro Bogliolo in quanto hanno ritenuto che il centro non fosse una “casa di prostituzione” condannando però gli imputati per reclutamento e sfruttamento della prostituzione. Come pena accessoria è stato disposto il pagamento di una multa di 4 mila euro oltre all’espulsione dal territorio nazionale una volta scontata la pena e la confisca del denaro sequestrato nel corso delle perquisizione ai due condannati. 

Numerosi i testimoni ascoltati durante le udienze che hanno sostanzialmente confermato di aver goduto dei “massaggi speciali” (la masturbazione) da parte delle massaggiatrici cinesi che lavoravano al loro interno. Il Pubblico Ministero Alessandro Bogliolo ha, appunto, contestato l’esercizio di case della prostituzione nei centri di massaggi di via XXV Aprile a Imperia e di via Martiri della Libertà a Sanremo, lo sfruttamento della prostituzione con il reclutamento di massaggiatrici cinesi dall’estero.

L’ACCUSA:

Dal materiale probatorio – ha detto durante la sua requisitoria Bogliolo – , raccolto nel corso delle indagini dalla Squadra Mobile di Imperia e dalla Guardia di Finanza di Imperia, emerge chiaramente il fatto che i clienti venivano attratti nel centro messaggio e che venivano attuati atti di sessuali, in particolar modo la masturbazione. Lo confermano sia le intercettazioni telefoniche che le intercettazioni ambientale audiovisive, oltre alle dichiarazioni rese dai clienti in sede di dibattimento. 

I servizi di osservazione della polizia giudiziaria – prosegue il P.M. –  hanno evidenziato che in entrambi i centri massaggi lavoravano solo soggetti cinesi, con un frequenti ricambio. Le indagini hanno preso il via in quanto l’orario di apertura degli esercizi si protraeva anche nelle ore notturne, con soli clienti di sesso maschile, mentre è ben noto che nei centri massaggi la clientela è soprattutto di sesso femminile. Di massaggi cinesi ce n’erano ben pochi. L’attività primaria era la masturbazione, con un surplus di circa 20-30 euro, anche meno per i clienti più affezionati. Tutte le dichiarazione rese in sede di dibattimento chiariscono non soltanto che le ragazze di nazionalità cinese, molte delle quali non identificate, lavoravano all’interno dei centri, ma anche che la stessa titolare praticava in alcuni casi la masturbazione. È vero che la mancia veniva pagata direttamente alle ragazze, ma i soldi venivano poi in parte messi in una casa comune e gestiti dai titolari. È chiaro che le massaggiatrici avessero uno stipendio base e una percentuale sull’attività di meretricio. Già nel momento in cui i clienti telefonavano per concordare un appuntamento, erano consci dell’attività che si svolgeva all’interno dei centri massaggi. Lo dimostra il fatto che sono gli stessi clienti a chiamare per chiedere il ‘messaggio speciale’. Conclusa la requisitoria, il PM Alessandro Bogliolo ha chiesto 5 anni di reclusione e 6.900 euro di multa per Zhou Chengshen e 3 anni e 6 mesi di reclusione 2.700 euro di multa per Wu Ming Ming, oltre alla confisca del denaro sequestrato, provente dell’attività”.

LA DIFESA:

La difesa degli imputati, rappresentata dagli avvocati Luca Ritzu e Salvatore Sciortino, ha contestato il castello accusatorio e le pene richieste dal PM Bogliolo, chiedendo l’assoluzione o, in caso di condanna, il minimo della pena e il riconoscimento delle attenuanti generiche. “La ricostruzione del Pubblico Ministero è eccessivamente indirizzata verso l’ipotesi accusatoria. Non è emerso nessun elemento di rilevanza penale a carico degli imputati nel corso delle indagini e del processo. Nessuno esclude che nelle salette dei centri massaggio si sia svolta attività di prostituzione, questo è innegabile, ma quel che contestiamo è la consapevolezza, da parte degli imputati, dell’attività di prostituzione e della relativa spartizione dei proventi. Non è vero che non c’è stato mai nessun massaggio ordinario. I testi hanno riferito che i massaggi venivano pubblicizzati all’ingresso dei centri e che all’esterno erano affisse locandine con prezzi e varietà dei massaggi. Non ci sono prove che i titolari fossero a conoscenza dell’attività di prostituzione, in quanto tutto era gestito in prima persona dalla massaggiatrice. Non ci sono neanche prove che i soldi venissero versati ai titolari dei centri. Anche la ricerca di massaggiatrici di bell’aspetto non credo possa essere una prova. In un centro massaggio sembra una cosa normale”.