Imperia: dal pastificio Agnesi al Porto di Ventimiglia, la storia di Marco Matarese. “Non mi sono mai arreso, ho cercato sempre di reinventarmi”

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Un nuovo inizio e una nuova occasione per mettersi in gioco, così come per Erica Celli, Ugo Lo Bello e Riccardo Ferraro, gli altri tre neoassunti.

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“Non mi sono mai arreso, ho cercato sempre di reinventarmi”. Descrive così Marco Matarese, 53 anni, gli anni che hanno seguito la chiusura dello storico pastificio Agnesi di Imperia. Vicenda che ha segnato non solo la storia della città, ma anche il destino di decine e decine di lavoratori e delle loro famiglie.

L’ex operaio, adesso, è tra i primi quattro dipendenti del porto di Cala del Forte di Ventimiglia, assunto con la qualifica di ormeggiatore e manutentore.

Un nuovo inizio e una nuova occasione per mettersi in gioco, così come per Erica Celli, Ugo Lo Bello e Riccardo Ferraro, gli altri tre neoassunti.

Imperia: dal pastificio Agnesi al Porto di Ventimiglia, a tu per tu con Marco Matarese

Come stanno andando i primi giorni a Cala del Forte?

“Molto bene, sono davvero entusiasta. Sono orgoglioso del fatto che la mia figura professionale sia stata riconosciuta e valorizzata. Questa nuova realtà apre nuove porte per tutta la provincia di Imperia, anche per i giovani. Ora siamo solo agli inizi, ma abbiamo tutto il supporto della dirigenza e dello staff. C’è un’ottima sinergia con il resto del gruppo. Insieme a me sono stati assunti anche Erica Celli, Ugo Lo Bello e Riccardo Ferraro e mi trovo davvero bene. Sono felice di tornare a fare squadra, come ero abituato all’Agnesi”.

Com’è stato ricevere la comunicazione di essere stato preso?

“Sono approdato qui perchè stavo cercando lavoro, ho fatto domanda e sono stato accettato al corso di un mese per ormeggiatori. Dopodichè, dopo un periodo di stage a Monaco, ho ricevuto la comunicazione di essere stato preso. Mi ha reso molto orgoglioso, è motivo di soddisfazione personale”.

Come ha vissuto gli anni dalla chiusura dell’Agnesi a oggi?

“Ci sono stati momento difficili, mi sono dovuto reinventare. Ho 53 anni, ma sono quel tipo di persona che non si butta mai giù, cerco sempre di tenere su la testa. Questa occasione è molto importante per me”.

Quando è iniziato il suo percorso all’Agnesi?

“Io vengo da Napoli e ho 2 figli. Sono venuto a Imperia nel 2004, dopo 14 anni all’interno di una grande azienda di gelati, dove ricoprivo il ruolo di responsabile di produzione e manutenzione. Nel 2005 ho fatto domanda all’Agnesi e grazie alla mia esperienza sono stato accettato il giorno dopo. Ho iniziato come elettricista di reparto, poi, grazie al supporto dei colleghi e alle mie capacità sono diventato responsabile delle caldaie e dei servizi”.

Serba dei bei ricordi?

“Bellissimi. Ho lavorato all’Agnesi per circa 17 anni e ho instaurato un profondo rapporto con i colleghi. Mi ha insegnato tanto lavorare lì, soprattutto la voglia e la gioia di collaborare tutti insieme per un unico obiettivo. Un insegnamento che mi porterò dentro anche qui, in questa nuova esperienza.

Con gli ex colleghi ancora ci teniamo in contatto, ci vediamo almeno una volta all’anno. Purtroppo qualcuno ancora è rimasto senza lavoro”.

Come ha vissuto il periodo della chiusura? Si poteva fare di più, secondo lei, per salvare l’Agnesi?

“Erano state fatte tante promesse, ma non sono state mantenute. Noi operai non ci siamo arresi fino all’ultimo. Ci abbiamo sempre creduto, ma le decisioni arrivano dall’alto. A Natale 2016, quando ci hanno consegnato la lettera che dal 2 gennaio saremmo stati a casa, abbiamo mollato. Ma non mi sono lasciato andare, ho iniziato a muovermi per rivalutare il mio diploma nautico, per poter navigare. Ho iniziato così i primi imbarchi, le manutenzioni agli yacht. Sono stato chiamato anche da una ditta di Bologna, per la quale ho fatto il capo cantiere della manutenzione per un certo periodo. Poi purtroppo l’azienda ha chiuso e mi sono ritrovato a cercar lavoro”.

Come ha vissuto il periodo del lockdown per l’emergenza del Coronavirus?

“Sono stati momenti difficili. Tutta la mia famiglia, io, mia moglie e i miei due figli, entrambi cuochi, ci siamo ritrovati a casa senza poter lavorare. Io avrei dovuto iniziare questo nuovo lavoro al porto a febbraio, ma abbiamo dovuto rimandare e ora siamo partit, grazie all’impegno dello staff. Fortunatamente, per noi si è risolto tutto per il meglio, non ci possiamo lamentare.

Il mio messaggio per i più giovani è proprio questo: non mollate mai, guardate sempre avanti. Cercherò di trasmettere questa energia anche a chi lavorerà con me”.

 

 

 

 

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