PROCESSO PORTO. I CONTI IN TASCA A CALTAGIRONE. “POSTI BARCA, CON 30 RICHIESTE A SETTIMANA, FINO AL 2010 INCASSAMMO 160 MILIONI DI EURO”

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Processo Torino

Si è tenuta ieri, mercoledì 11 giugno, una nuova udienza del processo per truffa aggravata allo Stato relativo al porto turistico di Imperia. Il secondo teste ad essere sentito è stata Maria Rosa Campitelli, dirigente tecnico della società Acquamare, già sentita nel febbraio scorso. Successivamente Francesco Abba Longazzi, consulente della società CB Richard Ellis Spa, Luigi Dovina e Demetrio Mancini, ex dipendente dell’ufficio commerciale di Acquamarcia.

LA DEPOSIZIONE DI MARIA ROSA CAMPITELLI

Quando il porto fu collaudato, nell’aprile del 2010, una serie di opere a terra erano state già realizzate, quelle strumentali alla funzionalità del porto e le fondazioni degli edifici sulla banchina San Lazzaro. I primi due o tre edifici erano appartamenti, oltre ad un edificio commerciale. Successivamente, nell’arco del 2010 e del 2011 è stato realizzato tutto il cemento armato di tre edifici. Anche sulla Hall del Mare erano già state realizzate le fondazioni. Queste le opere a terra prima della decadenza della Concessione”.

“La variante sul progetto del porto turistico fu richiesta, mi sembra di ricordare, nel 2007, ma io sono arrivata dopo. I permessi di costruire sono arrivati nel 2010. La variante riguardava prevalentemente le opere a terra e in particolare una serie di miglioramenti estetici sugli edifici degli appartamenti. Questa variante ha comportato un ritardo nell’adempimento, più delle fondazioni non si poteva fare. Non so se ci sia stata una sollecitazione da parte del gruppo, visto il ritardo, non me ne occupavo io direttamente”.

Non so se gli scavi relativi all’autorimessa interrata siano stati fatti per profondità inferiori. Che io sappia nessuno ha mai messo in dubbio questa cosa. Non so se ci sia stato un diverso spessore di platea. Non ricordo quale ditta o società abbia fatto gli scavi. Non so se ci fosse Marcello Castellini, figlio dell’ing. Castellini. Forse ha lavorato, ma l’autorimessa era già avanti prima che avvenisse l’incidente famoso dell’acqua. L’autorimessa è stata finita e sono stati fatti tutti i collaudi, dopodiché ad un certo punto c’è stata una forte alluvione. Non ho mai sentito parlare di sollevamento ad opera del mare di alcuni cocci della platea“.

“Sono stata assunta in Acquamarcia nel 2008 con un ruolo generale, ovvero di supervisione di tutte le iniziative che aveva la società. Iniziai ad occuparmi del porto di Imperia nel giugno/luglio 2008. Il mio compito era verificare il rispetto dei contratti in essere”.

LA DEPOSIZIONE DI FRANCESCO ABBA LONGAZZI (consulente della società CB Richard Ellis Spa)

“Sono attualmente ingegnere consulente della società CB Richard Ellis s.p.a., una società internazionale che si occupa di consulenza mobiliare. Nella fattispecie, siamo stati incaricati di seguire la costruzione del Porto di Imperia dal punto di vista delle valutazioni commerciali”.

“L’attività di consulenza è iniziata nel 2006-2007 e si è conclusa nel 2010. Le relazioni venivano consegnate alle banche finanziatrici BNL di Roma e Unicredit, in quanto noi lavoravamo per le predette. Successivamente, pur rimanendo entrambe finanziatrici, la capogruppo del pool divenne Unicredit, quindi intrattenevamo rapporti esclusivamente con Unicredit“.

“Ricevevamo dalla proprietà lo stato di avanzamento della commercializzazione delle opere a terra ancora sulla carta. Dallo stato di avanzamento delle vendite stimavamo le possibili vendite future in conformità al cronogramma”.

“Le opere a terra avevano, rispetto al cronogramma iniziale, un leggero ritardo dovuto al fatto che le opere avevano richiesto tempistiche più lunghe. La ragione del ritardo è dovuta anche alla variante. Finché la variante non fu approvata le opere a terra subirono un rallentamento”.

“Le vendite a quel tempo si erano limitate alla parte residenziale (non toccata dalla variante). La parte commerciale invece era soggetta a mutamenti, pertanto finché non fu approvata la variante non poteva essere commercializzata”.

Le nostre committenti erano le Banche BNL e Unicredit. I rapporti li consegnavamo alle Banche, che poi mettevano a disposizione della proprietà il nostro rapporto. Sono stato sentito dalla dott.ssa Di Lazzaro. Le domande che mi furono rivolte erano relative al nostro incarico. Il nostro incarico era stimare i possibili e presumibili ricavi che sarebbero derivati dalla commercializzazione”.

“Non so quando sarebbe dovuta iniziare la restituzione del denaro finanziato dalle banche”.

DICHIARAZIONE SPONTANEA DI FRANCESCO BELLAVISTA CALTAGIRONE IN RELAZIONE ALLA DEPOSIZIONE DI LONGAZZI

“Relativamente ai finanziamenti, la prima rata scadeva a giugno 2010 ed è stata pagata. La seconda scadeva invece a dicembre 2010 e non è stata pagata. Nel frattempo è intervenuta la decadenza e le banche ci hanno bloccato i finanziamenti. Le opere a terra fino a settembre/ottobre 2010, quindi prima della variante, hanno avuto un percorso, è stato svolto un grande lavoro fino ad ottobre 2010. Nel mese di novembre 2010 il Comune di Imperia ci comunica l’inizio della procedura di decadenza e il 19 gennaio 2011 viene dichiarata la decadenza della concessione e le opere a terra erano state costruite per un 10%”.

“La sentenza del Tar, a noi favorevole, poteva essere appellata e pertanto il Comune poteva proporre ricorso. Abbiamo quindi deciso di attendere il decorso dei termini. Infatti nel mese di settembre/ottobre 2011 abbiamo ripreso i lavori fino al marzo 2012, quando sono stato arrestato insieme all’amministratore finanziario della società. La società con il nostro arresto è stata decapitata”.

LA DEPOSIZIONE DI DEMETRIO MANCINI

“Ero dipendente dell’ufficio commerciale di Acquamarcia. Mi sono occupato, dall’ufficio di Roma, delle vendite. A Imperia c’era altra società che si rapportava con noi. Nel 2007 avevamo 20-30 proposte a settimana. Nei primi sei mesi, infatti, praticammo grandi aumenti dei prezzi. Da ottobre 2007 iniziammo a mettere in vendita la parte residenziale. Poi il trend si è affievolito fino al 2010, in cui si è bloccato. La variante dell’agosto 2007, approvata dopo tre anni, è la ragione del blocco delle vendite, perché le persone volevano sapere cosa sarebbe successo. Fino al 2010 incassammo 160 milioni di euro dalla cessione dei posti barca, circa l’80%. Per il residenziale, circa il 30%, incassammo quasi 20 milioni di euro”.