Regionali 2020, Liguria: schiavo dei luoghi comuni, un centrosinistra senza idee affonda con Sansa e Massardo/L’editoriale

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Un suicidio politico. Non ci sono altre parole per descrivere la debacle del centrosinistra alle elezioni regionali.

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Un suicidio politico. Non ci sono altre parole per descrivere la debacle del centrosinistra alle elezioni regionali. Un centrosinistra incapace di convergere su un unico candidato, lacerato da lotte intestine che ne hanno logorato l’elettorato, ormai disamorato.

La candidatura di Ferruccio Sansa ha certificato l’inettitudine di una classe dirigente schiava di se stessa, anacronistica nei contenuti e nelle strategie. Il giornalista de Il Fatto Quotidiano, sceso in campo con l’etichetta del cronista scomodo, specializzato in inchieste volte a smascherare gli interessi della vecchia politica, non ha mai dato l’impressione di crederci davvero.

Una campagna elettorale intrisa di luoghi comuni, vecchia di 50 anni, sulla contrapposizione tra destra e sinistra, affrontata con la spocchia di chi è convinto, a priori, di essere più integerrimo, moralmente, dell’avversario. Perfetta sintesi delle cause del tracollo del centrosinistra, in Italia, negli ultimi 20 anni. 

Esempio significativo il post pubblicato il 21 agosto dal braccio destro di Sansa, il giornalista di Repubblica Marco Preve, candidato al consiglio regionale. ‘Differenze. Pizza da asporto in un cortile della Valbisagno mentre si discute di trasporto pubblico fino a notte. E poi ci sono quelli che la vita è sempre e solo un calice con yacht sullo sfondo’.

Una critica da aperitivo al bar sotto casa e non da campagna elettorale. Come se bastasse una pizza, invece di una cena gourmet, per essere di sinistra. Come se bastasse un’autocertificazione “sono antifascista”, “sono contro la mafia” per conquistare la fiducia dell’elettorato. 

L’impressione è che Sansa e Preve abbiano sottovalutato la competizione elettorale, convinti che la loro fama da giornalisti anti-sistema potesse bastare per mettere alle corde Toti e il centrodestra. Strategia che non ha pagato, anche perché su alcuni argomenti chiave, come la sanità, il candidato presidente del centrosinistra è apparso tutt’altro che anti-sistema. E non poteva essere altrimenti, visto che il Partito Democratico in Liguria è stato per anni parte del sistema di potere oggetto delle inchieste di Sansa. Un paradosso politico che ha mandato in corto circuito un elettorato ormai disilluso.

A completare il suicidio politico del centrosinistra, oltre all’alleanza con un Movimento Cinque Stelle che, in Liguria più che altrove, è alle prese con una crisi identitaria senza via d’uscita, la candidatura di Aristide Massardo. A capo di una coalizione raffazzonata, con Italia Viva, Psi e + Europa, il professore universitario, portabandiera della vecchia politica da brandy e sigaro in salotto, è riuscito nell’impresa di restare fuori  dal consiglio regionale. 

Mattia Mangraviti

 

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