Carlo Carpi parla dal carcere di Sanremo: “Io trattenuto illegalmente. Dedico a chi mi ha votato la mia battaglia giudiziaria”

Cronaca Imperia

Carlo Carpi, ex candidato Sindaco a Imperia e Sanremo e ex candidato alle scorse elezioni regionali in Liguria, ha inviato una comunicazione audio dal carcere.

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Carlo Carpi, ex candidato Sindaco a Imperia e Sanremo e ex candidato alle scorse elezioni regionali in Liguria (576 i voti ottenuti), ha inviato una comunicazione audio dal carcere di Sanremo dove è attualmente detenuto (deve scontare una condanna a un anno e 10 mesi di reclusione per reati di calunnia, diffamazione e stalking).

L’imprenditore genovese, nella sua comunicazione, sostiene l’illeggittimità della propria detenzione in carcere.

Carlo Carpi parla dal carcere

“In primo luogo ci tengo a ringraziare sentitamente le centinaia e centinaia di persone che hanno creduto in me, votandomi quale candidato alla presidenza della Regione Liguria il 20 e 21 settembre scorso, nonostante l‘illecito impedimento a me riservato di svolgere una corretta campagna elettorale.

È a loro che dedico la mia battaglia giudiziaria, oltre a tutti quelli che quotidianamente vedono vilipesi e calpestati i propri diritti.

Con il presente comunicato stampa intendo denunciare pubblicamente che per l’ennesima volta il tribunale di sorveglianza di Genova mi ha negato con ordinanza numero 208820 la detenzione domiciliare, seppure obbligatoriamente prevista dalla legge 199/2010, quale ‘svuotacarceri’. A maggior ragione, in tempi attuali di pandemia, con potenziali effetti letali, e gli istituti penitenziari al collasso per il sovraffollamento, come nel caso di Sanremo dove sono detenuto, oggetto per altro di recenti segnalazioni in proposito da parte del sindacato di polizia penitenziaria.

Tutto ciò avviene perché i magistrati sottoscrivono sistematicamente affermazioni false, letteralmente opposte ai documenti citati. Con il disegno preconcetto di portarmi a uscire dal carcere a fine pena, ovvero tra un paio di mesi, dopo aver trascorso più di 15 mesi in assenza totale di rapporti disciplinari vista la mia buona condotta.

Vi è inoltre la consolidata propensione a violare le procedure, come avvenuto nel rinnovo d’ufficio della censura sulla corrispondenza, da me impugnata e decaduta il 3 giugno scorso, per la totale assenza della richiesta motivata di proroga da parte di un soggetto proponente legittimato, finalizzata unicamente a impedirmi di informare i giornalisti sul mio stato di detenzione.

A titolo di esempio, in allora è stata trattenuta senza alcuna motivazione anche una missiva da me inviata al premier Conte, in quanto egli non risulta essere formalmente parlamentare. È stato un consapevole e illecito utilizzo di relazione psichiatriche a me sfavorevoli, sottoscritte da uno psicologo dell’amministrazione penitenziaria in servizio a Marassi, secondo il quale io sarei dovuto essere preso addirittura a carico della salute mentale. Illazione dichiarata priva di fondamento dai medici che mi hanno visitato presso gli istituti di Genova e di Sanremo in quota ASL.

Si utilizza il carcere in termini volutamente esasperanti, collocandomi in cella anche dei violenti disturbati mentali veri, dai quali devo tutelarmi senza mai passare dalla parte del torto. 

Ai fini di tortura psicologica, nella prospettiva di farmi ritrattare le mie affermazioni, che nel merito non sono mai state smentite da alcuna autorità e addirittura impormi il silenzio sulla questione giudiziaria, seppur oggetto di un pubblico processo e come tale di dominio collettivo, in modo da mantenere la gente nell’ignoranza per controllarla meglio.

Invito tutti i giornalisti a trattare quanto da me esposto anche pubblicando i documenti da me resi disponibili e a lottare insieme al rispettivo sindacato contro le denunce e i bavagli, vero male della nostra democrazia.

La nostra società necessita di un’iniezione di filantropia, affinché la gente prenda coscienza e decida di portarsi avanti con la propria testimonianza contro un sistema giudiziario che mi trattiene illegalmente in carcere sulla mera e astratta ipotesi della reiterazione del reato di diffamazione che potrei commettere per altro anche attualmente dal carcere essendo libero di comunicare con chiunque a livello epistolare.

La Cassazione ha stabilito con la recente sentenza 26509 del 22 settembre 2020 circa una giornalista sotto processo per alcune sue pubblicazioni, ha recepito quanto dichiarato dalla Corte Costituzionale nell’ordinanza 132 del 26 giugno 2020, che ha fattopropria l’applicazione della sentenza Cedu del 17 dicembre 2015, ossia  che per il reato di diffamazione nessuno può essere punito con la detenzione o carcerato a seguito di dichiarazioni, ma solo sanzionato a livello pecuniario. Come tale la diffamazione non può costituire un elemento per trattenere alcun soggetto in carcere, dove io invece allo stato attuale sono illegalmente ristretto”.

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