Covid: Dpcm, teatri chiusi. Lo sfogo del cantante imperiese Raffaele Feo. “Così il nostro settore muore”

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Raffaele era impegnato al prestigioso Teatro dell’Opera di Roma con la “Zaide”.

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“Perché si può assistere alle funzioni religiose e non agli spettacoli teatrali? Così il nostro settore rischia di morire”. Così Raffaele Feo, 32 anni, imperiese, cantante lirico, racconta a ImperiaPost la propria preoccupazione per il nuovo Dpcm firmato dal Premier Giuseppe Conte per contenere la diffusione del Coronavirus.

Raffaele era impegnato al prestigioso Teatro dell’Opera di Roma con la “Zaide“, ma il Decreto del Governo, che sospende sino al 24 novembre l’attività di Cinema e Teatri, ha messo la parola fine, almeno per il momento, ai sogni del 32enne imperiese. 

Coronavirus: nuovo Dpcm, parla il cantante lirico imperiese Raffaele Feo

Io sono a Roma da un mese e mezzo – racconta Raffaele – Ho partecipato alla produzione ‘Zaide’ al Teatro dell’Opera con Remo Girone sul palco. Ieri, purtroppo, l’ultimo spettacolo. Abbiamo dovuto interrompere prima del previsto la produzione.

E’ dura accettare questa situazione perché il nostro settore ha fatto tutto il possibile per rispettare i protocolli di sicurezza. Al Teatro dell’Opera di Roma, ad esempio, è stata concessa una capienza pari a 500 posti. Ci sono 6-7 poltrone vuote tra una persona e l’altra, il termoscanner all’ingresso, gli accessi contingentati. Tutti gli artisti si sottopongono a tamponi e test sierologici per assicurarsi di non essere positivi prima di dare il via alla produzione. Sul palco indossano la mascherina, che viene tolta solo per cantare. Non c’è l’intervento del coro, per rispettare le distanze di sicurezza, ma solo dei solisti. 

Secondo le fonti Agis, in tutti questi mesi si è verificato un solo caso di contagio tra il pubblico. Questo dimostra che cinema e teatri sono posti sicuri. Eppure, nonostante tutto questo, siamo di nuovo stati fermati.

E’ una cosa grave soprattutto per i professionisti della mia età. Non sappiamo cosa sarà del nostro futuro. Siamo troppo ‘vecchi’ per intraprendere altre professioni, rinunciando a tutti gli sforzi profusi sino ad oggi. Per me, ad esempio, era la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma. Un traguardo conquistato con grande fatica. Al contempo siamo troppo ‘giovani’ per sopravvivere a un periodo così lungo di non lavoro. 

Non è possibile andare avanti in questo modo. Ci sarà una mobilitazione nazionale il 30 ottobre a Roma. A Roma, ma non Liguria, per questo resterò ancora nella Capitale, per poter partecipare. 

Cosa chiediamo? Di poter riaprire, perché abbiamo sempre rispettato le norme di sicurezza. I teatri non sono un pericolo. Perché permettere alla gente di andare alla funzioni religiose e non a teatro? Per altro, l’età media del pubblico delle opere liriche è molto avanzata. Si tratta delle stesse persone che partecipano alle cerimonie religiose. Perché da una parte si e dall’altra no?

A perderci non siamo solo noi professionisti, ma tutto l’indotto. Dai trasporti al cibo al vestiario. Sino a tutto il personale che lavora dietro le quinte, una vera e propria città che non sa se potrà continuare a lavorare un domani”.

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