Covid, Diano Marina: nuovo DPCM, Tavernazero chiude. “Inutile tenere aperto fino alle 18, speriamo in Natale e Capodanno” / Video

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Tra le altre misure per contrastare la diffusione del Coronavirus, infatti, il Governo ha introdotto l’obbligo di chiusura per bar, ristoranti e negozi alle ore 18. 

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“Chiudere alle 18? Per noi significa lockdown. Chiudiamo finchè non ci saranno più limitazione di orari”. Questa la decisione di Daniele Sessa, titolare del ristorante Tavernazero a Diano Marina, in merito alle disposizioni previste dall‘ultimo DPCM firmato ieri dal premier Giuseppe Conte.

Tra le altre misure per contrastare la diffusione del Coronavirus, infatti, il Governo ha introdotto l’obbligo di chiusura per bar, ristoranti e negozi alle ore 18. 

Decisione che, per alcune attività in particolare, significa perdere la fascia oraria più remunerativa della giornata. 

Coronavirus, Diano Marina: Tavernazero decide di chiudere provvisoriamente

“Non abbiamo scelto nulla. Se ci fanno chiudere alle 18, a Diano Marina equivale a un lockdown. Da noi non esiste la pausa pranzo lavorativa. Non ce la fanno nelle grandi città con lo smartworking, figuriamoci qui.

Si sa che qui è così. Chi tiene aperto di inverno lo fa per continuità, ma tutto centrato sui sabato e domenica sera, le serate che tengono in piedi la struttura. Si aspetta le vacanze di Natale fino a Pasqua per dar via alla nuova stagione.

Quindi dire a noi di chiudere alle 18 vuol dire farci chiudere, perché non serve a nulla fare il take away o il delivery. 

I ragazzi staranno a casa in cassa integrazione. Quello che abbiamo potuto fare è stato anticipargliela, visto come l’hanno gestita l’altra volta. 

Aspettiamo che ci facciano tornare a lavoro senza restrizioni almeno dal punto di vista dell’orario. Ci sono già molte altre misure, mascherine,distanziamento, numero massimo per tavolo. Lavorare è già diventato un’avventura, non avere la parte serale è come dire state a casa.

Trovarci qua oggi di nuovo in una situazione del genere, con 6 mesi alle spalle in cui si potevano preparare tante cose fa dispiacere. Fa capire quanto questo tsunami abbia colpito un paese di carta come il nostro, che già non funzionava. 

Aspettiamo che ci facciano riaprire, con la speranza che questo davvero serva a salvare Natale e Capodanno, perché se non serve a quello allora aspettiamo Pasqua a questo punto. L’unica finestra vantaggiosa per noi è quella delle festività. Speriamo che la proteggano e facciano quello che abbiano detto di fare sul ristoro”.

 

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