Covid, Imperia: scuole, stop a tamponi a tappeto. La scelta dell’Asl fa discutere. “Viene meno un sistema di tracciamento”

Attualità Coronavirus Imperia

Il provvedimento delle ASL liguri suscita perplessità e timori.

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“In questo modo viene tolto un metodo di tracciamento”. Queste le perplessità espresse dall’assessore del Comune di Imperia Luca Volpe in merito alla decisione delle Asl liguri di stoppare i tamponi “a tappeto” ai contatti di casi positivi rilevati nelle scuole.

Da lunedì 2 novembre, gli studenti e il personale scolastico che siano stati a contatto con un caso confermato potranno rientrare a scuola dopo 14 di isolamento. Una misura che, se da una parte alleggerirebbe il carico di lavoro delle aziende sanitarie, dall’altra suscita timori e dubbi anche da parte dei dirigenti scolastici, per il venire meno di un sistema di tracciamento per prevenire contagi e focolai nelle scuole.

Covid, Imperia: scuole, stop a tamponi ai contatti di casi positivi

Luca Volpe, assessore comunale

“Capisco che Asl sia molto oberata di lavoro. Hanno un picco altissimo di tamponi, stanno cercando di ottimizzare risorse che hanno. Io però non sono molto d’accordo sulla decisione di fermare i tamponi a tappeto nelle scuole. È giusto eseguire più tamponi possibili perché è l’unico sistema tracciamento. Non sono un tecnico, però è pacifico che in questo modo viene tolto un metodo di tracciamento. Capisco che le linee guida indichino questa soluzione. Tutti egoisticamente vorremmo avere la certezza che non ci siano positivi intorno a noi, ma questo non è possibile e per verificarlo i tamponi sono l’unico modo”.

Luca Ronco, dirigente scolastico Istituto Ruffini

“Questo provvedimento credo che sia la prova che ci stiamo avviando verso il 100% della didattica a distanza come si sta vociferando da alcuni giorni. La sanità ha bisogno di dedicarsi alle urgenze.

Se la situazione rimanesse così, con parte di didattica in presenza come adesso, non sarebbe una buona soluzione perché aumenterebbe il rischio di contagio, mancherebbe un tracciamento. Se invece, con il nuovo DPCM, saremo nuovamente tutti a casa allora avrebbe senso questo decisione.

Purtroppo gli studenti sono già penalizzati dalla pandemia, la didattica in presenza è fondamentale per l’acquisizione delle competenze. Tornare alla distanza totale sarebbe un altro duro colpo, ma se fosse una misura necessaria meglio un mese di chiusura completa per tornare il prima possibile alla normalità, rispetto a sei mesi a singhiozzo”.

Giovanni Battista Siffredi, dirigente scolastico Istituto Comprensivo Boine

“È una decisione che compete all’autorità sanitaria, dettata probabilmente da condizioni necessità. È il segno che la situazione è molto seria. Un motivo in più che dovrebbe responsabilizzare tutti maggiormente sui comportamenti sia all’interno delle strutture sia, soprattutto, sui comportamenti nelle situazioni private.

Stiamo aspettando di sapere se il nuovo DPCM riguarderà anche le scuole secondarie di primo grado. La didattica in presenza è un valore per gli studenti, sia dal punto di vista delle competenze che della socializzazione, ma se ci sarà necessità ci siamo già attrezzati per la didattica a distanza, con formazione e distribuzione di tablet a chi ne ha bisogno”.

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