Imperia: fiducia premier Draghi, Leda Volpi (m5s) vota no e rischia l’espulsione. “Scelta sofferta. Crisi governo? E’ stato un golpe bianco”

Politica

Leda Volpi è l’unica parlamentare imperiese eletta, insieme al leghista Flavio Di Muro. Rischia l’espulsione dopo il no alla fiducia a Mario Draghi.

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Non votare la fiducia è stata una scelta molto sofferta. Espulsione? Spero di no. Voglio rimanere nel M5S e mi auguro si apra una profonda riflessione all’interno del Movimento”. Così l’On. Leda Volpi, sanremese, Deputata pentastellata (unica parlamentare imperiese eletta, insieme al leghista Flavio Di Muro), in una lunga intervista concessa al nostro giornale a poche ore dal voto contrario alla fiducia al Governo Draghi. 

Un voto che, come accaduto al Senato, rischia di costarle l’espulsione dal Movimento Cinque Stelle.

Perché ha votato no alla fiducia al Governo Draghi?

“Non votare la fiducia è stata una scelta molto sofferta, come del resto i miei colleghi. Fino all’ultimo si è provato a portare il gruppo verso una posizione diversa. Conosciamo Mario Draghi, in particolare il suo passato, sappiamo chi rappresenta e da dove arriva, dal mondo della finanza. Un mondo che non tutela gli interessi dei comuni cittadini, delle fasce più deboli, quelle che ci stanno più a cuore, da sempre. Sappiamo bene che negli anni Draghi ha portato avanti politiche di austerity, che noi combattiamo, come ribadito anche nel nostro programma elettorale.

Non ho ritenuto percorribile la strada di una fiducia in bianco. Soprattutto di fronte a un Governo che ha messo tutti dentro. Quale indirizzo politico potrà mai avere un esecutivo che parte dalla Lega per arrivare sino a Leu? Ci saranno decisioni importanti da prendere, dai ristori sino al blocco dei licenziamenti. Saranno decisioni politiche e un Governo che non ha un indirizzo politico chiaro, definito, è preoccupante.

Il no alla fiducia deriva anche dal fatto che il M5S in questo Governo è la minoranza della maggioranza. Non abbiamo Ministeri chiave, tranne gli Esteri. Abbiamo perso il Ministero del Lavoro, per noi fondamentale per il reddito di cittadinanza, progetto che volevamo portare avanti con la riforma dei centri per l’impiego. Era un punto chiave, rivoluzionario, del nostro programma. Abbiamo perso il Ministero della Giustizia e per noi la battaglia per una giustizia più equa, il blocco della prescrizione, l’anticorruzione, sono argomenti cardine.

E poi il super Ministero della Transizione Ecologica non c’è. C’è soltanto un cambio di nome per il Ministero dell’Ambiente. Non ha le deleghe per il Mise, come doveva avere nell’idea di Beppe Grillo. Non abbiamo più né al Mise il Ministro Patuanelli né all’Ambiente il Ministro Costa. Non abbiamo dunque neanche la garanzia che poi queste politiche di riconversione energetica verranno messe in pratica.

Si tratta di riforme che necessitano di anni e non credo che questo Governo durerà più di un anno, massimo due. Avere Giorgetti al Mise non mi fa pensare a una figura che ha come primo scopo la riconversione ecologica delle imprese. In tutta coscienza non potevo votare sì alla fiducia, mi sarebbe sembrata una cambiale in bianco, veramente non ce l’ho fatta.

Per non parlare, poi, dell’essere al Governo con Forza Italia. Per noi qualcosa di indigeribile. Io continuerò a sostenere, provvedimento per provvedimento, quello che sarà in linea con i nostri valori”.

Ora teme l’espulsione dal Movimento, come accaduto per i suoi colleghi Senatori?

“Io spero che ci sarà una profonda riflessione nel Movimento. Abbiamo deciso di non avere più un capo politico, ma una guida collegiale a cinque, questo potrebbe aprire la guida politica, che di fatto è stata vacante nell’ultimo anno, a tutte le anime del M5S. E’ indubbio che al momento ci siano più visioni, anche diverse, ma non è sano che una prevalga e schiacci le altre. Non fa parte della nostra natura.

Se vogliamo questa ala più legata alle origini deve essere rappresentata. E la forza del Movimento sta nell’essere uniti, non nel dividersi. Dobbiamo trovare una sintesi, con il dialogo. Io voglio rimanere nel Movimento, faccio mie le parole di Nicola Morra, il nostro Senatore, presidente della Commissione Antimafia: ‘Io mi sento Cinque Stelle nel sangue”. Sono state eletta nel Movimento Cinque Stelle e non mi sarei mai presentata con nessun’altra forza politica.

Senatori già espulsi? Vediamo cosa succede. Si sono succedute varie agenzie sui probiviri, sul fatto che non erano tutti d’accordo. Sicuramente i numeri non sono trascurabili, né al Senato né alla Camera. Il mio auspicio è che ci sia una riflessione alla base”.

Chi vede come volto del M5S, in futuro, Di Battista o Conte?

“Io credo che il Movimento debba mantenere le sue peculiarità, la sua unicità. Va bene fare alleanze sui temi, noi stessi siamo promotori di una legge elettorale proporzionale. Si può lavorare insieme, in Parlamento, su punti programmatici comuni. Però non sono d’accordo con un’alleanza strutturale con il centrosinistra, perché credo che il Movimento sia una forza politica nuova, diversa. Abbiamo portato concetti che in politica non esistevano, come la democrazia diretta, il limite dei due mandati, il non voler radicarsi nella politica, con il cittadino che si fa Stato per un periodo relativamente breve. Tanti aspetti ci rendono diversi dagli altri. Questo non significa che non si possano trovare battaglie da fare insieme, ma sono dell’idea che il Movimento debba rimanere unico, perché se diventiamo un partitino ecologista nell’oceano del centrosinistra non penso che possa esserci un futuro. Perderemmo tutta la nostra ragion d’essere.  Mi ritrovo molto nelle parole di Di Battista.

Credo che la figura di Conte possa essere molto importante, perché Conte è stato molto bravo nel mantenere gli equilibri. Ovviamente quando si deve governare e portare avanti un progetto con più teste, diverse, bisogna essere molto bravi nella mediazione e nel dialogo. Giuseppe Conte è stato una rivelazione sotto questo punto di vista, perché non veniva dalla politica. E’ proprio l’esempio di quello che dice il M5S, ovvero un cittadino mette le sue capacità al servizio della cittadinanza”.

Come ha vissuto la crisi di Governo?

“E’ stato un tradimento, un golpe bianco, per rovesciare un presidente che era amato dal popolo, che stava facendo bene e che ci stava facendo acquisire credibilità in Europa. Il problema dell’Italia è l’ingovernabilità. Si succedono i Governi, durano poco e ogni volta che cade un Governo cadono i Ministeri, i dossier rimangono sui tavoli, viene rimesso tutto in discussione. E’ come se ogni volta si ripartisse da zero. Conte aveva avviato un percorso in Europa che era molto importante, perché stava portando avanti un dialogo pacifico, che però voleva far capire che l’Europa deve essere anche più solidale.

Quando si parla di sovranisti e europeisti si tende un pò ad appiattire il dibattito. In realtà cosa vuol dire essere europeisti? Vuol dire accettare tutto quello che viene dall’Europa oppure significa portare avanti le proprie idee e dire che l’Europa dovrebbe essere più equa, più solidale tra Paesi, perché è poi il motivo per cui è nata. Questa era un percorso, lungo, che aveva avviato Conte e che ora si interrompe.

Conosciamo le idee di Mario Draghi. Ha sempre seguito la politica dell’austerity, anche se ora non siamo nel momento dei tagli, perché abbiamo dei soldi da spendere, degli investimenti, con il Recovery Fund che è riuscito ad avere Conte. Però stiamo facendo tanto deficit e tutte le regole che ora sono sospese, temporaneamente, saranno reintrodotte. Il patto di stabilità, ad esempio, non è superato. Tutti questi aspetti sono preoccupanti e non avere più Conte, ma una figura più allineata, preoccupa.

Vi aspettavate la Crisi?

“Ce lo aspettavamo, sapevamo dall’inizio che Renzi non era affidabile. Però è dispiaciuto, perché se forse se fossimo stati più compatti, più duri, nel dire ‘O Conte o andiamo al voto’, probabilmente i responsabili sarebbero saltati fuori. Perché in questo momento nessuno vuole andare a votare, per tanti motivi. Innanzitutto perché tanti partiti spariranno e con il taglio dei parlamentari in molti non rivedranno lo scranno e dopo 4 anni e qualche mese matura la pensione da parlamentare. Nessuno sarebbe andato a votare e dunque avevamo un potere contrattuale enorme, perché siamo la forza politica più rappresentata”. 

Cosa pensa dei suoi colleghi che hanno votato si alla fiducia?

“Rispetto chi ha votato sì alla fiducia. Certamente è stata una scelta sofferta per tutti, non credo che nessun collega sia andato a votare si con gioia. Come ha detto Licheri, capogruppo al Senato, non è una fiducia incondizionata ed è legata ai singoli provvedimenti che saranno adottati”.

Il voto sulla piattaforma Rousseau ha visto prevalere nuovamente una linea contraria a quella più vicina alle origini del M5S. Perché secondo lei?

“Ci sono stati anche tanti problemi nel quesito su Rousseau. Io credo che il percorso della cittadinanza digitale, della democrazia diretta, non viene dall’oggi al domani. Le persone vanno preparate. Non basta elaborare un quesito, bisogna anche spiegare, argomentare, dare gli strumenti ai cittadini per sapere e fare una scelta consapevole. Ovviamente non tutti stanno dalla mattina alla sera a seguire la politica, con tutte le cose che ci sono da fare.

Vanno dati tutti gli strumenti per comprendere bene. La tempistica è stata sbagliata, perché è stato posto un quesito capzioso. Molti iscritti hanno chiesto di rifare la votazione perché non si immaginavano né che il Ministero della Transizione Ecologica non ci sarebbe stato, se non nel nome, né che la maggioranza sarebbe stata composta da quasi tutti i partiti. Qualcuno aveva messo dei paletti, con la Lega no, con Forza Italia no, ma poi le cose sono andate diversamente. Un conto è votare con i nomi dei Ministri e tutto il quadro politico chiaro, un conto è votare prima”.

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